Donbass: la Repubblica popolare di Donetsk registra 2 civili feriti

Pubblicato il 3 agosto 2021 alle 11:34 in Russia Ucraina

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Mentre le forze separatiste del Donbass hanno dichiarato, martedì 3 agosto, che 2 civili sono rimasti feriti a seguito di bombardamenti ucraini perpetrati per mezzo di droni, le Forze Armate di Kiev hanno denunciato le continue violazioni delle misure di cessate il fuoco da parte delle brigate indipendentiste.

L’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (DRP) ha dichiarato, martedì 3 agosto, che due civili sono rimasti feriti a seguito di una serie di bombardamenti perpetrati dalle Forze Armate dell’Ucraina. A riportarlo è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, il medesimo martedì. Gli scontri hanno avuto luogo nei pressi dell’insediamento di Kominternovo, nel Sud della DPR. Secondo la testimonianza della donna rimasta ferita, citata dalla suddetta testata russa, l’attacco sarebbe stato perpetrato da un drone associato a Kiev.

Nel frattempo, il 3 agosto, le Joint Forces Operation (JFO) dell’Ucraina hanno annunciato che, il 2 agosto, è stato registrato un totale di 7 violazioni del cessate il fuoco entrato in vigore il 27 luglio 2020. A queste si aggiungono altre 3 violazioni, denunciate la mattina del 3 agosto. Le aree che hanno fatto da cornice agli scontri sono quelle di Opytne, a Nord-Ovest di Donetsk, di Prychepylivka e Orikhove, a Nord-Ovest di Lugansk. Le JFO hanno altresì denunciato l’utilizzo di un drone di classe Orlan-10, il quale è stato avvistato mentre sorvolava lo spazio aereo sopra la linea di contatto di Lugansk, anch’essa un’autoproclamata Repubblica popolare indipendentista (LPR). Secondo quanto reso noto da Ukrinform, al momento le Forze Armate ucraine non hanno riportato vittime. L’Esercito di Kiev, ha chiarito la suddetta agenzia di stampa, ha aperto il fuoco “in risposta ai bombardamenti nemici”.

L’ultimo episodio di violenza tra le parti belligeranti che è culminato con una vittima si è verificato il 9 luglio. In tale occasione, le JFO di Kiev avevano annunciato che gli scontri tra i militanti separatisti del Donbass, delle DPR e LPR, e le forze governative ucraine avevano provocato la morte di un militare di Kiev. Un altro soldato ha riportato gravi ferite.  

Nell’Ucraina Orientale, le tensioni tra l’Esercito di Kiev e le brigate indipendentiste del Donbass continuano ad acuirsi, nonostante il cessato il fuoco entrato in vigore il 27 luglio 2020. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, entrambe situate nella regione del Donbass. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari russi, ma anche di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LDR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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