Afghanistan: attacco a Kabul contro la Green Zone

Pubblicato il 3 agosto 2021 alle 20:40 in Afghanistan Asia

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Il 3 agosto, intorno alle 20:00, ora locale, un’esplosione ha colpito il quartiere Sherpur di Kabul, dove risiedono vari funzionari di governo compreso il ministro della Difesa ad interim, Bismillah Khan Mohammadi, la cui seconda casa sembrerebbe essere stata l’obiettivo dell’attacco, secondo una prima ricostruzione. Al momento, sarebbero stati registrati 10 feriti ma non è chiaro se siano stati colpiti dall’esplosione o da colpi di arma da fuoco che sono stati sparati dopo l’attacco.

In un primo momento, il portavoce del Ministero dell’Interno, Mirwais Stanekzai, ha confermato che l’esplosione è avvenuta nell’elegante quartiere di Sherpur, che si trova nella cosiddetta “green zone” di Kabul, un’area particolarmente sicura della capitale dove hanno sede ambasciate e strutture governative. Stanekzai ha affermato che l’attacco sembrerebbe essere stato indirizzato contro la una seconda casa del ministro della Difesa Mohammadi. Il suo partito Jamiat-e-Islami ha comunicato che il ministro non era nell’abitazione e che la sua famiglia è stata evacuata in sicurezza. Più tardi, lo stesso ministro ha dichiarato di stare bene dal proprio profilo Twitter.

Al-Jazeera English ha riferito che un funzionario di sicurezza afghano ha affermato che l’esplosione sarebbe partita da un’auto-bomba e che l’obiettivo potrebbe essere stata l’abitazione di un membro del Parlamento. Al momento, due uomini armati sarebbero ancora nell’area e starebbero combattendo contro le forze di sicurezza afghane.

Nono sono ancora chiari i dettagli dell’accaduto, tuttavia, secondo una prima ricostruzione sembrerebbe che alcuni uomini armati siano entrati nell’area dopo l’esplosione. Stanekzai ha detto la polizia ha condotto un’operazione di sgombero e che tutte le strade che portano alla prima e seconda casa del ministro della Difesa sono state chiuse.

Al momento, l’attacco non è stato ancora rivendicato ma si colloca in un momento in cui i talebani stanno portando avanti un’offensiva che sta mettendo sotto pressione i capoluoghi di provincia nel Sud e nell’Ovest del Paese. Gli scontri tra le forze afgane e i talebani si sono intensificati in tutto il Paese dall’inizio di maggio, con i talebani che hanno approfittato delle fasi finali del ritiro delle forze straniere guidate dagli Stati Uniti in Afghanistan che sarà ultimato entro il prossimo 31 agosto. I talebani hanno preso il controllo su checkpoint, stazioni commerciali e progetti infrastrutturali. Al contempo, nel Paese è però presente anche lo Stato Islamico che ha rivendicato alcuni attacchi a Kabul.

Il ritiro delle truppe statunitensi era stato concordato dagli USA e dai Talebani in occasione dell’Accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. In tale occasione, l’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, e il leader politico dei talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar, avevano siglato un’intesa di pace, alla presenza dell’ex-segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo. Secondo quanto stabilito da tale accordo, gli USA si erano impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre, i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con gruppi terroristici, quali Al-Qaeda.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte dell’Afghanistan, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali.  In tale contesto, nel 2001, gli Stati Uniti avevano invaso l’Afghanistan con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani e che avevano fornito asilo ad Al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001, dove persero la vita circa 3.000 persone. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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