Niger: almeno 15 soldati uccisi in un agguato

Pubblicato il 2 agosto 2021 alle 10:29 in Africa Niger

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Almeno 15 soldati sono rimasti uccisi a seguito di un’imboscata nel Sud-Ovest del Niger. Lo ha riferito, nella tarda serata di domenica primo agosto, il Ministero della Difesa del Paese, attribuendo l’attacco a “gruppi terroristici armati”.

Gli attentatori, secondo quanto reso noto da dichiarazioni ufficiali, hanno teso un’imboscata a una missione di rifornimento nel comune di Torodi, sabato 31 luglio. Dopo l’attacco, i soldati che evacuavano i feriti hanno colpito un esplosivo improvvisato. “Ci rammarichiamo che sfortunatamente 15 militari siano stati uccisi, 7 feriti e 6 dispersi”, ha affermato il Ministero.

Come i suoi vicini Mali e Burkina Faso, il Niger è un target frequente della violenza dei gruppi terroristici legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico, che si sono rafforzati nonostante lo schieramento di migliaia di truppe regionali, internazionali e delle Nazioni Unite in tutta l’area del Sahel occidentale. In uno degli ultimi attacchi più letali, il 21 marzo, sospetti combattenti affiliati all’Isis hanno fatto incursione in 3 villaggi della regione di Tahoua, al confine con il Mali, e ucciso circa 141 persone in raid coordinati. Precedentemente, un altro attentato ad alto tasso di mortalità si era verificato il 2 gennaio, quando militanti legati allo Stato Islamico avevano assediato due due villaggi nella regione occidentale di Tillabery e ucciso oltre 100 persone. 

La zona dove si incontrano i confini di Niger, Mali e Burkina Faso è considerata una delle più violente della regione ed è nota come “triborder area”. In questo territorio, la violenza è cominciata ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, i gruppi armati attivi nella regione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti, causando migliaia di decessi e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone. 

Nella regione è attivo lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015, nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, un violento gruppo terroristico jihadista dell’Africa occidentale. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale. Entrambe le organizzazioni erano derivate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Nel dicembre 2015, al-Mourabitoun si è fusa di nuovo con AQIM, a seguito di un attacco congiunto all’hotel Radisson Blu a Bamako, la capitale del Mali, effettuato il 20 novembre 2015 e che ha causato la morte di 20 civili. A maggio dello stesso anno, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. 

La Francia è al momento la più grande forze militare occidentale che contribuisce alla lotta contro il terrorismo nel Sahel. Nonostante questo intervento, iniziato con il lancio dell’operazione Serval il 10 gennaio 2013, i gruppi terroristici rimangono attivi nel Mali, in particolare nella regione settentrionale. Il primo agosto 2014, l’operazione Barkhane è subentrata a Serval. In seguito, il 15 luglio 2020, è stata dispiegata la Task Force Takuba, composta da truppe che provengono da altri 13 Paesi europei. Questa permetterà, nelle intenzioni di Parigi, il ritiro di gran parte delle truppe francesi dalla regione. Dall’inizio della missione anti jihadista nel Sahel nel 2013, costata milioni di dollari alla Francia, 55 soldati francesi sono morti.

Anche l’Italia supporterà la Task Force Takuba, rafforzando l’intervento europeo in Sahel. Il contingente italiano che partecipa a tale operazione sarà pienamente operativo entro l’estate e l’intera missione ha l’obiettivo di supportare le forze di sicurezza locali, nel contrasto ai crescenti fenomeni di matrice jihadista nella “triborder area”. 

Per quanto riguarda il rapporto dell’Italia con questa regione, è importante specificare che, nella sua ultima visita nel Paese, il 2 giugno, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha sottolineato che il Niger rappresenta un “partner prioritario” nella regione saheliana, cruciale per la stabilità regionale, per il contrasto al terrorismo jihadista e per la gestione dei flussi migratori verso il Mediterraneo. In questo quadro si conferma l’impegno italiano verso il Paese, in termini di cooperazione allo sviluppo, come conferma la firma di un nuovo accordo quadro in materia. La visita in Niger costituiva la seconda missione del Ministro Di Maio nel Sahel, dopo quella in Mali dell’8 aprile scorso, e si colloca “nel quadro della priorità che tutta l’Africa riveste per l’Italia, come dimostrato anche dall’attenzione speciale che sarà dedicata al Continente africano dalla Presidenza Italiana del G20”, secondo la Farnesina. Stando a quanto annunciato il 13 aprile dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, l’Italia ha intenzione di aprire presto anche nuova base militare in Niger.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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