Myanmar: i ministri degli Esteri dell’ASEAN alla ricerca di un inviato

Pubblicato il 2 agosto 2021 alle 20:03 in Asia Myanmar

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I ministri degli Esteri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) si sono riuniti per il loro incontro annuale il 2 agosto in modalità virtuale per discutere varie questioni, prima fra tutte la selezione di un inviato speciale per il Myanmar. Il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, parteciperà all’incontro dal 3 al 6 agosto per le riunioni ASEAN+1, che prevede la partecipazione esterna della sola Cina, ASEAN+3, alla quale prenderanno parte anche Giappone e Corea del Sud,  al vertice dell’Asia orientale e al forum regionale ASEAN.

Il summit dell’Associazione del 2 agosto è arrivato ad un giorno di distanza dall’ultimo annuncio del capo della giunta militare birmana, Min Aung Hlaing, il quale ha nuovamente promesso “elezioni multipartitiche” entro agosto 2023 e ha dichiarato che il proprio governo è disposto a collaborare con qualsiasi inviato speciale nominato ASEAN. La nomina di quest’ultima figura è uno dei cinque punti concordati al vertice regionale di Jakarta, in Indonesia, del 24 aprile scorso. In tale occasione, l’ASEAN aveva cercato di contribuire alla fine dei disordini interni al Myanmar instaurando un dialogo con la giunta militare al potere dal primo febbraio scorso, sebbene tale scelta avesse attirato le critiche degli oppositori secondo i quali dialogare con Min Aung Hlaing avrebbe legittimato la presa di potere militare. Ad oggi, il consenso raggiunto il 24 aprile non è stato ancora attuato e, per tanto, deve ancora essere scelto l’inviato speciale dell’ASEAN per il Myanmar.

Il primo agosto, il generale a capo del Myanmar ha dichiarato che il proprio governo aveva acconsentito alla nomina di un ex ministro degli Esteri thailandese, Virasakdi Futrakul, come inviato speciale dell’ASEAN tra una rosa di tre nomi. Tuttavia, Min Aun Hlaing aveva anche detto che sono state avanzate nuove proposte e non è stato possibile procedere in tal senso. Secondo quanto riferito da fonti interne all’ASEAN a Kyodo News, Virasakdi sarebbe stato il candidato con maggior sostegno, ma non è stata ancora presa alcuna decisione in merito poiché l’Indonesia si è opposta alla sua selezione. Tra gli altri candidati scelti vi sono un ex ministro degli Esteri indonesiano, Hassan Wirajuda, e un malese che è stato inviato speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar negli anni 2000 con il compito di facilitare la riconciliazione nazionale e la democratizzazione nel Paese, Razali Ismail.

I militari del Myanmar ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva finora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 900 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

In tale contesto, la Cina ha incoraggiato una risoluzione tra le parti interne al Myanmar e ha appoggiato il ruolo di mediazione dell’ASEAN, respingendo l’iniziativa statunitense di adottare sanzioni punitive contro i generali birmani.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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