Malesia: l’opposizione scende in strada contro il premier, richieste le dimissioni

Pubblicato il 2 agosto 2021 alle 17:38 in Asia Malesia

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I parlamentari dell’opposizione della Malesia si sono radunati a Piazza Merdeka, il 2 agosto, per protestare contro il primo ministro, Muhyiddin Yassin, chiedendone le dimissioni. Le tensioni tra governo e opposizione si sono esacerbate dopo che il premier ha deciso di posticipare l’ultima giornata di una seduta speciale del Parlamento, il 31 luglio scorso.

Alla manifestazione del 2 agosto hanno partecipato oltre cento legislatori, tra questi anche i leader di due partiti rivali, Anwar Ibrahim e Mahathir Mohamad, rispettivamente a capo di Pakatan Harapan e di PEJUANG. Anwar, che è il leader dell’opposizione, ha nuovamente dichiarato che il governo di Muhyiddin non ha più la fiducia dei legislatori. Anwar ha dichiarato: “Il governo di Muhyiddin è caduto oggi”, aggiungendo di aver ricevuto informazioni in base alle quali alcuni legislatori tra i partiti di governo avrebbero stilato una lista che richiedeva di lasciare l’esecutivo. Per Anwar, tali legislatori uniti ai 107 che hanno partecipato alla manifestazione del 2 agosto avrebbero determinato la caduta del governo.

Il Parlamento malese è composto di 222 sedute, due tra le quali sono al momento vacanti. Per questo, per ottenere una maggioranza semplice per formare un governo sono sufficienti 111 parlamentari.

Il 31 luglio scorso, Muhyiddin aveva posticipato la seduta parlamentare del 2 agosto a data da specificare adducendo come motivazione la diffusione del coronavirus all’interno dell’aula. I legislatori dell’opposizione avevano però dichiarato che avrebbero presenziato in Parlamento nonostante il rinvio, ritenendo tale decisione “ridicola”. Tuttavia, la polizia ha impedito il loro accesso all’edifico e il gruppo di parlamentari si è quindi riunito nella vicina Piazza Merdeka. Secondo media citati da Straits Times, il gruppo ha poi marciato verso il Parlamento ma è stato bloccato dalla polizia. Anwar avrebbe cercato di negoziare con la polizia per consentire loro di procedere mentre diversi legislatori declamavano lo slogan: ” Lunga vita al popolo, lunga vita al re”.

In Malesia è appena scaduto lo stato d’emergenza che era stato dichiarato da Muhyiddin lo scorso 12 gennaio per restare in vigore fino al primo agosto scorso, a causa della diffusione del coronavirus. Da tale data in poi, le sedute parlamentari erano state sospese. In molti avevano criticato tale decisione sostenendo si fosse trattato di un tentativo del premier di rinsaldare il suo potere e, dopo aver subito varie pressioni, tra cui quella del sovrano malese, il sultano Abdullah Ahmad Shah, Muhyiddin aveva deciso di riconvocare il Parlamento per il 26 luglio.

In tale quadro, l’8 luglio scorso, il partito di maggioranza nella coalizione di governo della Malesia Perikatan Nasional, lo United Malays National Organization (UMNO), aveva annunciato il ritiro del proprio sostegno all’esecutivo del premier malese. Ciò nonostante, il procuratore generale della Malesia, Idrus Harun, aveva però specificato che il governo del premier sarebbe restato in piedi fin quando la perdita della maggioranza sarebbe stata provata in Parlamento. Il rinvio della seduta parlamentare del 2 agosto è stato criticato dall’opposizione come un tentativo di evitare le richieste di dimissioni del primo ministro, a capo dell’alleanza di governo.

A tale quadro si aggiungono tensioni tra il premier e il sovrano malese in quanto, il 26 luglio scorso, il governo ha annunciato l’eliminazione delle ordinanze di emergenza per arginare il coronavirus. Il sovrano della Malesia aveva richiesto che  il Parlamento, una volta riunito, discutesse tali misure.

L’attuale governo di Muhyiddin, appartenente al partito Bersatu, ha assunto la leadership della Malesia dopo che, il 24 febbraio 2020, era caduto l’esecutivo guidato dall’alleanza Pakatan Harapan, con a capo l’ex-premier, Mahathir Mohamad, quando molti dei suoi membri si erano uniti ad altri partiti dell’opposizione portando l’ex-primo ministro alle dimissioni. Quest’ultimo, a sua volta, era al potere dalle elezioni dell’8 maggio 2018, che aveva vinto contro la coalizione del Barisan Nasional, dominata da UMNO, che aveva governato la Malesia per 6 decenni. Secondo gli avversari di Muhyiddin, il suo governo sarebbe il frutto di un “furto di potere”, in quanto sarebbe stato istituito grazie ad uno spostamento di alleanze avvenuto a seguito delle dimissioni del suo predecessore e non attraverso il processo elettorale. Al contempo, i suoi sostenitori hanno chiesto ripetutamente al premier malese di indire una votazione nazionale che gli consenta di assicurarsi una maggioranza e un mandato solidi.

I dubbi sulla tenuta della maggioranza di Muhyiddin erano sorti per la prima volta lo scorso 23 settembre, quando il leader dell’opposizione, Anwar Ibrahim, a capo dell’alleanza Pakatan Harapan, aveva affermato di essere appoggiato da una solida maggioranza, formata da circa 120 legislatori, compresi alcuni che farebbero parte dell’esecutivo, che gli avrebbe consentito di formare un nuovo governo, scalzando quello di Muhyiddin. Il successivo 13 ottobre, Anwar era stato ricevuto dal sovrano maleseper provare l’esistenza della maggioranza a suo sostegno e per chiedergli di sciogliere l’attuale governo in carica. Tuttavia, tale tentativo era fallito e il sovrano non aveva sostenuto Anwar.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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