Iran: respinte le accuse del Bahrein contro la Banca centrale di Teheran

Pubblicato il 2 agosto 2021 alle 17:04 in Bahrein Iran

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Il Ministero degli Esteri dell’Iran ha criticato una sentenza emessa dall’Alta corte penale del Bahrein, con cui la Banca centrale iraniana è stata accusata di riciclaggio di denaro. La sentenza si inserisce nel quadro del maggiore caso di riciclaggio nella storia di Manama.

La risposta dell’Iran è giunta il primo agosto, a tre giorni di distanza dalla sentenza del tribunale bahreinita, del 29 luglio, con cui la Banca centrale iraniana e un certo numero di altri istituti bancari sono stati accusati di riciclaggio di denaro, e condannati con ammende pari a 2,6 milioni di dollari per ciascun ente. Anche la Future Bank del Bahrain e sei dei suoi funzionari sono stati inclusi nel caso, con condanne che oscillano da cinque a 10 anni di detenzione, in aggiunta a pene pecuniarie. Non da ultimo, il Tribunale del Bahrein ha confiscato circa 1,3 miliardi di dollari di fondi riciclati.

Come chiarito dal pubblico ministero bahreinita, le indagini hanno portato alla scoperta di una vasta rete che riciclava denaro facendo affidamento sulla Future Bank, ente con sede in Bahrain ma controllato da due banche di proprietà della Repubblica dell’Iran, vale a dire la banca nazionale Bank Melli Iran e Bank Saderat Iran. in particolare, Teheran, al fine di eludere le misure antiriciclaggio e quelle volte a prevenire il finanziamento di attività terroristiche, avrebbe incaricato la Future Bank di svolgere transazioni finanziarie tramite un “sistema di trasferimento alternativo e non approvato”, a beneficio delle entità iraniane guidate dalla Banca centrale dell’Iran, in violazione di leggi e regolamenti. Le somme trasferite in modo illegale ammontano a circa 1,3 miliardi di dollari. Come specificato dal pubblico ministero, si prevede che vi siano altri enti e individui coinvolti nel caso, che, pertanto, non è stato ancora chiuso.

Teheran, dal canto suo, ha respinto le accuse, definite infondate dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh. Quest’ultimo, il primo agosto, ha affermato che il proprio Paese non era stato informato sul caso, se non attraverso le notizie diffuse dai media. Ad ogni modo, ha specificato il portavoce, si tratta di affermazioni senza fondamento, da considerarsi nulle da un punto di vista legale e alla cui base vi sarebbero meri obiettivi politici. Per Teheran, poi, quello svolto è stato un processo non trasparente, non in linea con standard giudiziari, e talmente distorto che la parte iraniana non è a conoscenza di alcuna fonte affidabile e ufficiale a cui poter attingere per conoscere ulteriori dettagli sul caso. In situazioni di tal tipo, a detta di Khatibzadeh, il tribunale bahreinita è uno strumento nelle mani dell’apparato politico e di sicurezza del Paese del Golfo. L’Iran, ha aggiunto il portavoce, è stato privato dei suoi diritti fondamentali ed è pronto a impiegare i mezzi internazionali e nazionali a disposizione per opporsi alla misura e preservare i propri diritti e quelli dei suoi cittadini.

Anche il 13 febbraio 2020, il Regno del Bahrein aveva avviato procedimenti giudiziari contro una serie di individui e imprese coinvolti in un vasto piano di riciclaggio di denaro collegato a banche iraniane, tra cui la Future Bank. Le autorità del Bahrein avevano sospeso le attività della banca già nel 2012, a causa delle sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran, e, il 14 febbraio 2011, Manama aveva accusato la banca di essere un canale di finanziamento del terrorismo. Attraverso una serie di indagini condotte fino a febbraio 2020, era stato scoperto che la Future Bank aveva eseguito migliaia di transazioni finanziarie internazionali per un valore di circa 5 miliardi di dollari, nascondendo il coinvolgimento di entità iraniane.

In tale quadro, risale al 18 ottobre 2019 la notizia con cui l’Iran, entro il mese di febbraio 2020, avrebbe dovuto adeguarsi a tutte le norme internazionali relative al riciclaggio di denaro. In particolare, il Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) aveva esortato i diversi membri a controllare le transazioni effettuate con l’Iran e a monitorare in modo più severo le proprie società finanziarie operanti nel Paese. Tuttavia, il 21 febbraio 2020, il GAFI, un’organizzazione intergovernativa responsabile dello sviluppo di standard internazionali per la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, ha classificato l’Iran come giurisdizione “ad alto rischio”, dopo che Teheran non è riuscita a rispettare la scadenza prestabilita.

Imprese a livello internazionale hanno più volte affermato che il rispetto dell’Iran alle regole del GAFI è fondamentale se si desidera attirare investitori. Il Paese, in realtà, nel 2016, si era impegnato ad approvare leggi in tal senso, ma queste sarebbero state bloccate da organismi controllati dagli “estremisti”. Il presidente iraniano uscente, Hassan Rouhani, ha recentemente criticato il mancato rispetto dei requisiti del GAFI, affermando che ciò “ha creato un grosso problema”. “Se tutte le sanzioni verranno revocate ma la questione del GAFI non viene risolta, non avremo ancora normali relazioni bancarie con le banche del mondo”, ha affermato Rouhani il 25 luglio, riferendosi ai colloqui avviati a Vienna nel mese di aprile scorso, volti a rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano e a revocare le sanzioni imposte da Washington dopo la sua fuoriuscita, l’8 maggio 2018.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione