Egitto: continua la lotta contro gli “infedeli” del Sinai

Pubblicato il 2 agosto 2021 alle 13:13 in Africa Egitto

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L’esercito egiziano ha riferito di aver ucciso circa 89 presunti “insorti” nella regione Nord-occidentale del Sinai del Nord. Parallelamente, 8 soldati hanno perso la vita nel corso delle operazioni antiterrorismo condotte nella medesima area.

L’annuncio è giunto nella giornata del primo agosto, data in cui le forze egiziane hanno riferito di star continuando a profondere sforzi per debellare la minaccia terroristica. In particolare, nell’ultimo periodo, l’esercito ha condotto operazioni che hanno portato all’uccisione di 89 “takfiri pericolosi”, termine con cui si fa riferimento a militanti terroristi. Tuttavia, non sono stati rivelati ulteriori dettagli in merito alle operazioni né è stato specificato il periodo durante il quale sono state condotte. L’esercito ha affermato di aver subito la perdita di 8 soldati, ma di essere stato in grado di distruggere 404 ordigni esplosivi improvvisati, 4 cinture esplosive e 13 tunnel impiegati dai militanti terroristi per infiltrarsi nei territori egiziani. Inoltre, le forze aree, coadiuvate dalle guardie di frontiera, hanno attaccato e distrutto quasi 200 veicoli con a bordo armi e munizioni, mentre questi si dirigevano verso i confini occidentali e meridionali dell’Egitto.

Non è la prima volta che le forze egiziane riferiscono di aver condotto operazioni antiterrorismo nella regione del Sinai del Nord, la cui sicurezza è minacciata dalla perdurante presenza di organizzazioni terroristiche, tra cui Wilayat Sinai. Quest’ultima trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, l’organizzazione ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale e, il 2 novembre 2019, al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più nella regione del Sinai, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

Da febbraio 2018, le autorità del Cairo hanno lanciato operazioni su vasta scala per respingere i gruppi terroristici nel Sinai del Nord e nel Deserto Occidentale, il che ha provocato la morte di 1060 presunti militanti jihadisti, quasi 1.000 civili e decine di membri del personale di sicurezza, secondo le cifre fornite da fonti ufficiali. In tale quadro, a luglio 2020, l’esercito egiziano si è ritrovato a contrastare i militanti dello Stato Islamico presso Bir al-Abd, dove Wilayat Sinai era riuscita ad assumere il controllo di diversi villaggi nell’area occidentale di tale città. Le tensioni avevano avuto inizio il 22 luglio, dopo che Il Cairo aveva dichiarato di aver sventato un attacco terroristico nella regione del Sinai del Nord, uccidendo 18 militanti. Da allora, sono state piantate mine ed esplosivi in punti strategici dei villaggi di Bir al-Abd, impedendo alle forze egiziane di dare la caccia agli insorti. Per tale ragione, l’esercito del Cairo aveva fatto ricorso ai bombardamenti aerei, rischiando di provocare un alto numero di vittime civili.

L’intera regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, vive da tempo in uno stato d’allerta. Le tensioni si sono intensificate a partire dal 2013, quando, con un colpo di Stato, l’esercito egiziano ha rovesciato l’allora presidente Mohamed Morsi, vicino alla Fratellanza Musulmana. Poi, nel mese di febbraio 2018, il governo dell’attuale presidente, Abdel Fatah al-Sisi, ha lanciato un’operazione a livello nazionale contro i gruppi armati concentrati nel Sinai del Nord. La campagna di sicurezza, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, avviata il 9 febbraio 2018, ha avuto l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

In realtà, l’Egitto è in uno stato di emergenza continuo dal 10 aprile 2017, quando una serie di bombardamenti contro alcune chiese situate nei governatorati del Cairo e di Alessandria hanno provocato la morte di circa 47 persone. Sebbene la Costituzione egiziana preveda che lo stato di emergenza venga promulgato per soli sei mesi consecutivi, negli ultimi anni il presidente egiziano si è spesso affrettato a rinnovarlo ancor prima della scadenza stabilita, l’ultima volta il 25 aprile scorso.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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