USA, 2021: le importazioni di petrolio russo aumentano del 78%

Pubblicato il 1 agosto 2021 alle 6:44 in Russia USA e Canada

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L’US Census Bureau ha pubblicato, venerdì 30 luglio, un report in cui si evidenzia che le importazioni di merci russe negli Stati Uniti è fortemente aumentata nel corso del 2021, arrivando al valore di 6,7 miliardi di dollari. 

L’agenzia di stampa russa RBC ha analizzato il contenuto del documento e ha rivelato che, da gennaio a maggio 2021, Washington ha aumentato di oltre tre quarti le sue importazioni di petrolio dalla Russia. Il principale prodotto petrolifero russo acquistato dagli Stati Uniti è l’olio da riscaldamento. Nello specifico, nel corso di 5 mesi, gli export petroliferi russi verso gli Stati Uniti sono aumentati del 78%, passando da 3,8 a 6,7 miliardi di dollari. Tali dati fanno riferimento al medesimo arco temporale del 2020, da gennaio a maggio. Anche il settore russo di metalli e pietre preziose ha registrato un trend positivo e in continuo miglioramento. Secondo il rapporto, le importazioni statunitensi sono aumentate di quasi 1,5 volte, passando da meno di 1,1 miliardi di dollari a 1,6 miliardi di dollari.

RBC ha poi analizzato un report sulla stessa tematica pubblicato dal Servizio Doganale Federale (FCS) della Federazione Russa e lo ha confrontato con i valori dell’US Census. L’indagine ha rivelato che le esportazioni russe verso gli Stati Uniti, da gennaio a maggio 2021, sono quasi la metà rispetto a quelle dell’US Bureau. Le esportazioni di Mosca verso il continente hanno registrato un incremento del 26%, per un totale di 6,1 miliardi di dollari su base annua. Gli analisti della testata moscovita hanno chiarito che la differenza principale è legata al fatto che i due istituti si servono di una diversa metodologia di valutazione. Mentre l’FSC, nell’analizzare i dati di esportazione russa, prende in esame solo le consegne verso gli USA; l’istituto di Washington valuta tutte le merci di origine russa che giungono nel continente, indipendentemente dal Paese dal quale provengono.

Secondo il report dell’US Census, da gennaio a maggio 2021, le importazioni di greggio russo hanno raggiunto la quota di 1,46 miliardi di dollari. Tale valore, nel 2020, era salito alla cifra record del 7%, facendo passare la Russia avanti all’Arabia Saudita,  stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa degli USA Bloomberg. L’aumento dell’import statunitense dalla Russia è associato all’incremento di prezzo mondiale delle materie prime a livello mondiale, ha rivelato l’analista russo, Valentin Katasonov, nonché professore presso il Dipartimento di finanza internazionale presso MGIMO.

L’aumento del volume delle importazioni di merci russe negli Stati Uniti si sta registrando sullo sfondo delle sanzioni antirusse che la Casa Bianca ha imposto lo scorso 15 aprile. Tuttavia, secondo gli analisti, l’incremento non rappresenta un “paradosso”.  “Le sanzioni vengono introdotte in modo selettivo, i legislatori statunitensi stanno tentando di ridurre al minimo i danni alla loro economia”, ha sottolineato l’analista russo Yevgeny Mironyuk. Per Katasonov, le misure restrittive che rischierebbero di mettere in ginocchio l’economia russa sarebbero ulteriori sanzioni sul debito pubblico, nonché la disconnessione dal sistema di pagamento internazionale SWIFT. Ciononostante, gli esperti hanno ribadito che le misure attualmente in vigore “non incidono sui principali canali del commercio bilaterale”, sottolineando la dipendenza statunitense dalla Russia per alcuni settori, tra cui quello dell’industria automobilistica.

Infine, è importante menzionare i dati pubblicati dal Servizio Statistico Federale della Russia, Rosstat. L’istituto ha rivelato che gli Stati Uniti si trovano al 6° nel novero di partner commerciali della Russia. Prima degli USA vi sono la Cina, la Germania, i Paesi Bassi, la Bielorussia, e il Regno Unito. In generale, il commercio bilaterale russo-statunitense, nel 2020, degli Stati Uniti con la Russia nel 2020, è stato di 23,8 miliardi di dollari. Tale valore ha rivelato un calo rispetto dell’8,9% rispetto al 2019, in cui l’indicatore si attestava intorno a 26,2 miliardi di dollari.

Analisi analoghe a quelle rese note dall’US Bureau erano state diffuse, il 25 marzo, dalla Energy Information Administration (EIA) degli Stati Uniti. Quest’ultima ha pubblicato un report dove si legge che il volume degli import statunitensi dalla Russia, nel 2020, è stato di 538 mila barili di greggio al giorno. Pertanto, su base annua, le forniture da Mosca sono aumentate del 3,5%, portando la Russia a diventare il secondo maggiore esportatore di petrolio negli Stati Uniti, rimpiazzando l’Arabia Saudita. Gli analisti statunitensi hanno osservato che cifre di questo tipo non si registravano dal 2011, anno in cui gli export russi verso gli USA avevano raggiunto il 5,5%, per poi diminuire e aumentare nuovamente nel 2019, al 5,7%.

Numerosi esperti hanno esaminato il boom di importazioni di Washington. Il direttore del gruppo per le risorse e materie prime della Fitch, Dmitry Marinchenko, ha osservato che, nonostante gli indicatori da record, non si può affermare che gli Stati Uniti siano in uno stato di “dipendenza critica” dalle forniture russe. L’esperto ha spiegato che la Casa Bianca, nel caso in cui fosse necessario, potrebbe sostituire il petrolio russo con quello del Medio Oriente, anche se le caratteristiche di ogni tipo di petrolio non sempre rendono i greggi completamente interscambiabili. Inoltre, Marinchenko ha chiarito quali potrebbero essere le ragioni che hanno portato gli USA ad incrementare l’importazione dalla Russia. La prima causa è da attribuire alle dure sanzioni statunitensi contro il Venezuela, storico fornitore degli USA. Marinchenko ha sottolineato che in questo caso le caratteristiche del greggio venezuelano e di quello degli Urali sono analoghe, dato che entrambe le tipologie di petrolio sono “pesanti”.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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