Repubblica Centrafricana: attacco dei ribelli, morti 6 civili

Pubblicato il 1 agosto 2021 alle 16:18 in Africa Repubblica Centrafricana

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Sei civili sono stati uccisi, mentre altri sono rimasti feriti, a seguito di un attacco condotto, il 31 luglio, da un gruppo di ribelli in un villaggio nel Nord-Est della Repubblica Centrafricana (RCA).

La notizia è stata riportata dal portavoce della Missione di peacekeeping dell’Onu (MINUSCA), Abdoulaziz Fall, il quale ha specificato che l’attacco “su larga scala” è stato effettuato all’alba da membri del gruppo 3R, “Return, Reclamation, Rehabilitation”, i quali hanno preso di mira postazioni dell’esercito nel villaggio di Mann, situato a circa 550 chilometri dalla capitale, Bangui. La situazione, ha riferito Fall, è successivamente tornata sotto controllo, mentre sono state effettuate operazioni di pattugliamento.  

3R è soltanto uno dei gruppi attivi nel Paese africano, teatro di un conflitto interno scoppiato nel 2013, il cui inizio coincide con la rimozione dell’ex presidente, François Bozize. In particolare, il 10 dicembre 2012, un gruppo di milizie a maggioranza islamica del Nord del Paese, noto come Seleka (“coalizione” in lingua Sango), ha lanciato un’offensiva contro il governo Bozize. Poi, il 24 marzo 2013, i combattenti sono riusciti a prendere il controllo della capitale, nel quadro di un colpo di Stato. All’offensiva e alle violenze di Seleka si sono contrapposte le coalizioni anti-Balaka, composte soprattutto da combattenti cristiani del Sud.

Dopo oltre un anno di violenze, che hanno portato le Nazioni Unite a parlare di genocidio, il 24 luglio 2014, fazioni ex Seleka e rappresentanti anti-Balaka hanno firmato un accordo di cessate il fuoco. Alla fine del 2014, la Repubblica Centrafricana è stata di fatto divisa in due parti, con i militanti cristiani che controllavano il Sud e l’Ovest, da cui la maggior parte dei musulmani era stata evacuata, e i gruppi ex-Seleka, stanziatisi nel Nord e nell’Est del Paese. Lo stanziamento di truppe internazionali ha cercato di garantire stabilità, ma le tensioni non sono mai cessate.

Il 5 gennaio 2021, Faustin-Archange Touadéra è stato rieletto presidente per la seconda volta, a seguito di una tornata caratterizzata da un’affluenza alle urne pari a meno di un elettore su tre. Il Paese è stato scosso, fin da alcuni giorni prima del voto, da ondate di violenza da parte di una coalizione di gruppi ribelli, 3R compreso, e dagli appelli dell’opposizione a rimandare lo scrutinio. Le forze di sicurezza, sostenute dai caschi blu delle Nazioni Unite, sono riuscite a respingere l’offensiva e, da allora, l’esercito, coadiuvato dalle forze onusiane, dalle forze speciali ruandesi e da paramilitari russi, ha strappato gran parte del territorio al controllo dei ribelli.

L’attacco del 31 luglio è giunto dopo che, il 29 luglio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso l’embargo sulle armi e il regime di sanzioni mirate nei confronti della Repubblica Centrafricana per un altro anno. L’embargo era stato introdotto contro il Paese africano nel dicembre 2013, mentre l’anno successivo, il 2014, è stato imposto un regime di sanzioni. L’obiettivo rimane tuttora impedire ai gruppi armati attivi nel Paese di acquisire armi ma, diversamente dalle disposizioni precedenti, è stata stabilità un’esenzione per i colpi di mortaio. Il 31 luglio, il viceambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy, ha incoraggiato il governo della Repubblica Centrafricana a rispettare i parametri di riferimento delle Nazioni Unite per poter aspirare alla revoca dell’embargo sulle armi il prossimo anno.

Proprio la Russia è tra gli attori internazionali attivi nell’arena centrafricana, dove, dal 2018, presta sostegno a un esercito nazionale mal equipaggiato. I paramilitari russi hanno fornito armi di piccolo calibro, ottenendo l’esenzione dall’embargo sulle armi, e hanno il merito di aver contribuito a rafforzare le forze del Paese.

Tuttavia, un rapporto delle Nazioni Unite, circolato a giugno scorso e visionato dall’agenzia di stampa Reuters, ha accusato gli istruttori militari russi e le truppe della Repubblica centrafricana di commettere abusi contro i civili attraverso un uso eccessivo della forza, uccisioni indiscriminate, occupazione di scuole e saccheggi su larga scala. Il Cremlino ha respinto tutte le accuse e ha definito una “menzogna” l’idea che gli istruttori russi abbiano preso parte a omicidi o rapine. Di recente, Mosca ha inviato un gruppo di 600 istruttori militari nella Repubblica Centrafricana per addestrare l’esercito, la polizia e la gendarmeria nazionale, secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri russo a inizio luglio. Prima di allora, la Russia ha riconosciuto il dispiegamento di circa 500 istruttori, ma gli esperti delle Nazioni Unite stimano che potrebbero essere fino a 2.000.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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