Attacco nel Mar Arabico: anche Londra punta il dito contro Teheran

Pubblicato il 1 agosto 2021 alle 19:39 in Iran Israele UK

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L’Iran ha nuovamente ribadito di non avere alcuna responsabilità nell’attacco che, il 29 luglio, ha colpito una petroliera battente bandiera israeliana, provocando 2 morti. Nella giornata di domenica primo agosto, anche il Regno Unito ha puntato il dito contro Teheran in merito all’accaduto.

Mercer Street, una petroliera della compagnia Zodiac Maritime, gestita da un miliardario israeliano, è stata attaccata, giovedì 29 luglio, mentre si trovava nel Mar Arabico, al largo della costa dell’Oman. Due membri dell’equipaggio, uno di nazionalità britannica, l’altro rumena, sono morti, mentre il resto del team è stato tratto in salvo. Sebbene in una dichiarazione iniziale, la società, con sede a Londra, abbia parlato di “presunto incidente di pirateria”, Israele ha successivamente riferito di avere prove che dimostrano il coinvolgimento dell’Iran. Ad oggi, però, non sono stati ancora rivelati ulteriori dettagli a riguardo.

L’Iran, stando a quanto affermato dal premier israeliano, Naftali Bennett, il primo agosto, starebbe cercando di schivare le proprie responsabilità, con codardia. Secondo la versione israeliana, l’attacco è stato condotto per mezzo di un drone esplosivo e mirava a colpire un obiettivo di Israele, probabilmente in segno di vendetta per attacchi israeliani in Siria. Tale ipotesi è stata sostenuta anche dagli Stati Uniti, i quali stanno coadiuvando la parte israeliana nelle indagini, mentre la Marina degli USA ha inviato sul posto la portaerei USS Ronald Reagan e il cacciatorpediniere USS Mitscher per scortare la Mercer Street in un porto sicuro. Alla luce di ciò, Tel Aviv, oltre a minacciare vendetta, si aspetta che la comunità internazionale “chiarisca al regime iraniano che ha commesso un grave errore”. “Ad ogni modo, sapremo come trasmettere il messaggio all’Iran” ha dichiarato Bennett, secondo cui episodi come quello del 29 luglio rappresentano una minaccia non solo per Israele ma anche per gli interessi internazionali e la libertà di navigazione marittima.

Alle accuse israeliane si sono unite quelle del Regno Unito. Sempre il primo agosto, il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha parlato di attacco “spietato” e “illegale” e ha riferito che il proprio Paese e i suoi alleati stanno pianificando una “risposta coordinata”. Anche per Londra, è “altamente probabile” che siano stati uno o più i droni che hanno preso di mira la Mercer Street, in modo deliberato. Ciò, ha specificato Raab, costituisce una violazione del diritto internazionale da parte dell’Iran. Pertanto, Teheran è stata esortata a porre fine ad attentati di tal tipo, consentendo a tutte le imbarcazioni di essere libere di navigare.

Poche ore prima, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh ha definito le accuse contro il proprio Paese “infondate”. “Non è la prima volta che il regime sionista, che occupa Gerusalemme, lancia accuse simili contro la Repubblica islamica dell’Iran”, ha dichiarato Khatibzadeh, il quale ha aggiunto: “Ovunque sia andato questo regime, ha portato con sé instabilità, terrore e violenza”.

L’attacco alla petroliera, di proprietà giapponese ma gestita da una società israeliana, è avvenuto nella notte del 29 luglio presso l’isola di Masirah, 300 chilometri a Sud della capitale dell’Oman, Muscat. La nave era partita, senza carico a bordo, da Dar es-Salaam, in Tanzania, ed era diretta a Fujairah, porto e terminal petrolifero negli Emirati Arabi Uniti. L’episodio ha segnato il primo attacco mortale noto dopo anni di assalti alla navigazione commerciale nella regione, legati perlopiù alle tensioni con l’Iran e all’accordo sul nucleare del 2015.

In uno degli ultimi avvenimenti di questo tipo, il 3 luglio, una nave da carico battente bandiera liberiana e di proprietà israeliana era stata attaccata mentre stava viaggiando da Gedda, in Arabia Saudita, verso gli Emirati Arabi Uniti nell’Oceano Indiano. Secondo media israeliani e libanesi, l’imbarcazione sarebbe stata colpita da un missile ma non avrebbe subito danni gravi e avrebbe proseguito il proprio viaggio. L’equipaggio a bordo non era rimasto ferito. La nave portacontainer era una CSAV Tyndall, precedentemente di proprietà di Zodiac Maritime.

Lo scorso 6 aprile, invece, un’imbarcazione militare battente bandiera iraniana, soprannominata Saviz, era stata attaccata da mine mentre si trovava nel Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. In tal caso, l’episodio aveva attirato particolare attenzione in quanto aveva coinvolto una nave militare. Nel corso dei precedenti due anni, episodi simili si erano verificati nei confronti di bersagli diversi, di solito navi commerciali con a bordo petrolio e armi provenienti dall’Iran. In occasione dell’attacco, il New York Times aveva riportato dichiarazioni di un funzionario statunitense in base alle quali Israele avrebbe comunicato agli Stati Uniti che le proprie forze avevano colpito l’imbarcazione iraniana. A detta della fonte statunitense, l’operazione israeliana sarebbe stata una forma di vendetta per i precedenti attacchi contro navi di Israele da parte di Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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