Afghanistan: i talebani lanciano razzi contro l’aeroporto di Kandahar

Pubblicato il 1 agosto 2021 alle 8:54 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno lanciato almeno 3 razzi contro l’aeroporto di Kandahar, nel Sud-Ovest dell’Afghanistan, nella notte tra il 31 luglio e il primo agosto. Nel frattempo, le forze filogovernative hanno inviato rinforzi a Herat.

La notizia dell’attacco missilistico è stata riportata dal gruppo islamista stesso, il quale ha affermato di aver agito per contrastare i raid aerei effettuati dalle forze governative. “L’aeroporto di Kandahar è stato preso di mira perché il nemico lo stava usando come centro per condurre attacchi aerei contro di noi”, sono state le parole di Zabiullah Mujahid, un portavoce dei talebani. Da parte loro, funzionari del governo afgano hanno riferito che, sebbene non vi siano state vittime, le autorità aeroportuali sono state costrette a sospendere i voli, dopo che la pista è stata parzialmente danneggiata. Al momento, stando a quanto affermato dal direttore dell’aeroporto, Massoud Pashtun, le operazioni di riparazione sono in corso e si prevede che la struttura potrà riprendere a funzionare nella giornata di domenica.

Quanto accaduto nella notte si inserisce in un quadro di violenze più ampio. Da settimane, la stessa periferia di Kandahar è obiettivo di “attacchi feroci”, il che ha fatto temere che i talebani fossero sul punto di conquistare il capoluogo dell’omonima provincia, la seconda città più grande dell’Afghanistan. Circa l’aeroporto, questo costituisce una base logistica rilevante per le forze afgane, da cui è possibile fornire il supporto aereo necessario a contrastare l’invasione dei talebani.

Nel frattempo, il gruppo di fondamentalisti islamici continua a guadagnare terreno in altre aree del Paese, tra cui Herat, a Ovest, e Lashkar Gah, a Sud. I talebani, dopo essere avanzati in aree rurali scarsamente popolate, stanno esercitando una pressione sempre maggiore sui principali capoluoghi di provincia, la cui conquista rischia di mettere in difficoltà le forze filogovernative. A tal proposito, nella mattina del primo agosto, l’esercito ha inviato ulteriori rinforzi a Herat, dopo essere stato criticato per non aver agito prima. Come specificato dal Ministero della Difesa, nella città occidentale sono già giunti centinaia di membri delle forze speciali, al fine di garantire sicurezza. La mossa fa seguito alle tensioni scoppiate il 29 luglio, che hanno consentito ai talebani di avvicinarsi al centro di Herat. Gli scontri, entrati oramai nel quarto giorno consecutivo, sono tuttora in corso nella parte meridionale della città, vicino al ponte di Malan, occupato dai talebani nella giornata del 31 luglio.

In tale quadro, centinaia di famiglie sono state costrette a sfollare, a seguito delle perduranti tensioni. Fonti locali hanno affermato di aver visto auto piene di donne e bambini dirigersi verso le aree di Pol-e Pashto e Pol-e Malan, a circa 10 chilometri da Herat. Anche a Kandahar, il 25 luglio, funzionari dell’esecutivo afgano hanno riferito che più di 22.000 famiglie afgane hanno abbandonato le proprie abitazioni, in un solo mese, per sfuggire ai combattimenti nell’ex bastione talebano, che ospita 650.000 abitanti. Le autorità locali stimano che gli sfollati siano circa 154.000.

È da decenni che l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica, ma le tensioni si sono particolarmente intensificate dal mese di maggio scorso, da quando la nuova amministrazione statunitense, guidata dal presidente Joe Biden, ha iniziato a ritirare le proprie truppe dall’Afghanistan, al fine di giungere a una quasi totale fuoriuscita, che si prevede sarà completata entro la fine di agosto. Tra gli attacchi dell’ultima settimana si annovera quello del 30 luglio, data in cui la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha riferito che i propri uffici a Herat sono stati attaccati da granate e colpi di arma da fuoco, provocando la morte di un agente della sicurezza e il ferimento di altri ufficiali, di cui non è stato precisato il numero. A detta della missione, la responsabilità è da attribuirsi a “elementi anti-governativi”.

I talebani, un’organizzazione di matrice fondamentalista islamista, sono stati dapprima impegnati nella lotta antisovietica in Afghanistan. Poi, una serie di guerre intestine ha consentito loro, nel 2001, di controllare gran parte dei territori afghani. Lo stesso anno, con l’intervento degli Stati Uniti e il successivo sostegno offerto dalla NATO, il regime teocratico instaurato dai talebani è stato rovesciato. Tuttavia, il gruppo ha continuato a lottare per il controllo del territorio e per l’imposizione di un emirato islamico in Afghanistan, lanciando attacchi contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul, considerate “burattini” delle potenze occidentali. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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