Iraq: l’ISIS continua a colpire

Pubblicato il 31 luglio 2021 alle 16:09 in Iraq Medio Oriente

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Tre membri di una stessa famiglia sono rimasti uccisi, sabato 31 luglio, a seguito di un attentato condotto dallo Stato Islamico nel governatorato di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq. Il giorno precedente, il 30 luglio, un attacco della medesima organizzazione terroristica ha causato la morte di 8 individui e il ferimento di altri 19, nel governatorato Nord-occidentale di Salah al-Din.

Circa l’episodio del 31 luglio, fonti della sicurezza hanno riferito che combattenti dell’ISIS hanno attaccato un’abitazione situata nel distretto di Heet, ad al-Anbar, nella località di al-Akaba, provocando la morte di un uomo e di suoi due figli. Gli attentatori, è stato specificato, sono poi fuggiti verso una destinazione sconosciuta, mentre le forze di sicurezza locali hanno avviato una campagna di perlustrazione. Nella medesima giornata, un ordigno è stato fatto esplodere vicino a un veicolo appartenente alle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), nella regione di Salah al-Din, mentre un altro ha colpito un’ambulanza nell’area di Zarkah. Tali esplosioni hanno causato la morte di un membro delle PMF e il ferimento di 4 individui.

Gli episodi del 31 luglio sono giunti dopo che, il giorno precedente, un altro attentato dell’ISIS ha interessato il distretto di Yathrib, a Salah al-Din. In particolare, uomini armati hanno aperto il fuoco contro una processione funebre, colpendo un veicolo appartenente al personale di emergenza incaricato di proteggere il corteo. L’ultimo bilancio delle vittime, riportato da fonti mediche, include 8 morti, ma si pensa che il numero sia destinato a salire, date le gravi condizioni in cui versano alcuni feriti. Nel frattempo, le forze di sicurezza “di ogni tipo” sono state mobilitate per setacciare la zona colpita, secondo quanto affermato dal direttore della polizia distrettuale, il brigadiere Jassim Muhammad Hussein. Da parte sua, il governatore di Salah al-Din, Ammar Jaber, ha condannato l’attacco di Yathrib, sottolineando che episodi simili sono indice di un pericolo e dovrebbero spingere le forze coinvolte a impegnarsi per prevenirli.

Salah al-Din e al-Anbar, insieme a Kirkuk, fanno parte di una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte” e che, dal 2020, ha assistito a una crescente escalation della minaccia terroristica, soprattutto contro le forze di sicurezza irachene e le Forze di Mobilitazione Popolare. Sebbene il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la sconfitta dello Stato Islamico, da allora attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie non sono mai cessati e, attualmente, l’organizzazione terroristica è attiva in particolare nelle aree desertiche e montuose più remote, oltre che nella regione del Kurdistan, dove le dispute territoriali hanno indebolito i sistemi di sicurezza.

Si pensa che la periferia di Yathrib ospiti una serie di nascondigli per organizzazioni terroristiche, data la natura del territorio, ricco di frutteti. Al contempo, la milizia filoiraniana Asaib Ahl al-Haq gode di una forte presenza nella città, un fattore che, secondo analisti dello German Institute for Global and Area Studies, ha esacerbato le tensioni all’interno della comunità locale a maggioranza sunnita. Il 3 gennaio 2020, gli Stati Uniti hanno sanzionato il gruppo per gravi violazioni dei diritti umani, tra cui l’uccisione di migliaia di civili sunniti durante il periodo dell’occupazione statunitense e della lotta contro l’ISIS e, dal 2019, di centinaia di manifestanti sciiti. Non da ultimo, gli analisti avvertono che avere un numero così elevato di gruppi responsabili della sicurezza, dalle milizie alla polizia locale all’esercito, spesso porta a problemi di coordinamento, consentendo all’ISIS di infiltrarsi tra le diverse unità.

Per quanto riguarda la minaccia terroristica in Iraq, tra gli ultimi episodi più violenti si ricorda quello del 19 luglio, quando lo Stato Islamico ha condotto un attacco in un mercato di Baghdad, nel sobborgo a maggioranza sciita di Sadr City, provocando circa 30 morti e 60 feriti, tra cui anche donne e bambini. In tale quadro, un funzionario del Comando delle operazioni congiunte ha riferito che informazioni ricavate dai servizi di intelligence hanno rivelato che l’ISIS mira a intensificare le proprie operazioni durante la ricorrenza musulmana dell’Eid al-Adha e nel periodo successivo, a Baghdad così come in altre regioni liberate. L’attacco di Sadr City, a detta della fonte, potrebbe essere solo il primo di una serie di attentati “isolati” volti a destabilizzare la sicurezza del Paese. Le forze di sicurezza, da parte loro, hanno elaborato piani per prevenire e contrastare le operazioni dell’organizzazione.

La perdurante minaccia terroristica ha portato le forze irachene ad adoperarsi già dal 2020. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 19 luglio scorso, il Servizio di sicurezza nazionale iracheno (INSS) ha annunciato l’arresto del cosiddetto “Emiro di Baghdad”, considerato uno dei leader di spicco dello Stato Islamico nella capitale. L’INSS ha pubblicato un video dell’arresto e della presunta confessione dell’imputato, divenuto membro di un gruppo terroristico noto come “Ansar al-Sunna” nel 2008, prima di unirsi all’ISIS nel 2011. L’uomo aveva ricoperto diverse posizioni all’interno dell’organizzazione ed era stato “emiro” anche di Raqqa, la “capitale siriana” dell’ISIS, mentre ha confessato che stava pianificando di condurre diversi attacchi a Baghdad. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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