Etiopia: situazione umanitaria al limite, visite di funzionari ONU e USA

Pubblicato il 31 luglio 2021 alle 6:46 in Etiopia USA e Canada

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Il capo umanitario delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e l’amministratrice dell’USAID, l’agenzia statunitense per il sostegno allo sviluppo internazionale, Samantha Power, terranno vari colloqui in Etiopia, nei prossimi giorni, per cercare di convincere il governo a consentire l’accesso alla regione del Tigray, colpita dal conflitto e da una grave carestia. 

Griffiths è arrivato nel Paese africano, giovedì 29 luglio, per il suo primo viaggio da quando è diventato il nuovo sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari. Per sei giorni, incontrerà funzionari etiopi e si recherà nel Tigray e nella vicina regione di Amhara, entrambe colpite dagli scontri. “Non vede l’ora di avviare discussioni costruttive sull’aumento della risposta umanitaria in tutto lo Stato”, ha detto ai giornalisti la portavoce delle Nazioni Unite, Eri Kaneko. Griffiths parlerà con i civili e sarà anche “testimone in prima persona delle sfide che gli operatori umanitari devono affrontare”.

Separatamente, una dichiarazione dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha affermato che Power, il cui viaggio inizierà domenica primo agosto, incontrerà diversi funzionari nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, con l’obiettivo di “favorire un accesso umanitario senza ostacoli per prevenire la carestia nel Tigray e soddisfare i bisogni urgenti in altre regioni del Paese, colpite da conflitti”.

A inizio settimana, il capo del World Food Programme (WFP), David Beasley, aveva dichiarato praticamente finite le scorte di cibo in Tigray. Circa 170 camion carichi di generi alimentari e altre forniture erano stati bloccati nella vicina regione di Afar. “Devono essere autorizzati a muoversi ORA”, aveva twittato Beasley, martedì 27 luglio, osservando che nel Tigray sono necessari 100 camion con scorte di questo tipo ogni giorno. “La gente muore di fame”, aveva aggiunto. Poco dopo la dichiarazione del capo del WFP, il governo etiope aveva affermato che i problemi nella consegna degli aiuti erano da attribuirsi alle “provocazioni” portate avanti dalle forze del Tigray nella regione di Afar. Un convoglio del WFP che cercava di utilizzare la rotta che collega le due regioni è stato attaccato il 18 luglio, impedendo la fornitura di aiuti in sicurezza. Secondo le Nazioni Unite, circa 5,2 milioni di persone, più del 90% della popolazione del Tigray, dipendono dall’assistenza esterna.

I leader tigrini hanno affermato che continueranno a combattere fino a quando non riprenderanno il controllo del territorio conteso nel Sud e nell’Ovest della regione, sequestrato durante i combattimenti con gli alleati governativi nella regione di Amhara. Domenica 25 luglio, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha affermato che l’esercito era pronto a sconfiggere le forze ribelli. Le milizie di Amhara hanno sostenuto i militari del governo centrale fin dall’inizio del conflitto. Di recente, altre regioni hanno dichiarato che invieranno forze a sostegno delle truppe governative. Tra queste, la regione dei Somali, quella di Benishangul-Gumuz, di Gambella e di Harari.

La guerra tra i ribelli del Tigray e il governo centrale di Addis Abeba è iniziata nel novembre del 2020. Finora, migliaia di persone sono morte nel conflitto. Circa 2 milioni di abitanti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e più di 5 milioni fanno affidamento su aiuti alimentari di emergenza. A fine giugno, i ribelli hanno ripreso la capitale regionale, Mekelle, e la maggior parte del Tigray, dopo che il governo ha ritirato i soldati e dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. La ricaduta della guerra in un’altra parte della seconda nazione più popolosa dell’Africa potrebbe aumentare la pressione sul primo ministro etiope, Abiy Ahmed.

Per comprendere come è nato il conflitto civile in Etiopia, va ricordato che, il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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