Brasile: secondo un sondaggio, Lula da Silva sarebbe in testa alle prossime elezioni

Pubblicato il 31 luglio 2021 alle 7:47 in America Latina Brasile

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Secondo un sondaggio pubblicato dall’’Istituto Paraná Pesquisas, l’attuale presidente del Paese, Jair Bolsonaro, otterrebbe il 38,2% dei voti alle prossime elezioni presidenziali, mentre l’ex capo di Stato e fondatore del Partito dei lavoratori (PT), Lula da Silva, ne guadagnerebbe il 43,3%. L’Istituto ha stimato che la disapprovazione della candidatura di Bolsonaro sarebbe pari al 49,1%. Il sondaggio è basato sulla consultazione di circa 2.010 persone in 26 Stati brasiliani e nel Distretto Federale, tra il 24 e il 28 luglio.

Nel 2016, Lula era stato coinvolto in un processo anticorruzione, guidato dall’ex giudice Sergio Moro e noto come “Operazione Autolavaggio”. Questo aveva fatto cadere diverse figure di spicco della politica e degli affari brasiliani, che sono state accusate di cospirazione per appropriazione indebita di miliardi di dollari da parte della compagnia petrolifera statale Petrobras. Tra queste ci sarebbe anche l’ex presidente, che è stato successivamente condannato a 9 anni e mezzo di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro. Nel 2017, Lula era stato denunciato dalla procura di San Paolo per aver accettato tangenti da parte dall’impresa di costruzioni OAS, causando così un conseguente aumento della sua pena a circa 12 anni di reclusione. Ciò lo aveva estromesso dall’esercizio di cariche pubbliche e gli aveva impedito di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018, che si erano poi concluse con la vittoria dell’attuale presidente del Brasile.

Il Tribunale Supremo Federale del Brasile (STF) ha ritenuto, martedì 23 marzo, che l’ex giudice Sergio Moro sia stato “di parte” nel processo per corruzione di Lula. Gli avvocati di Da Silva, Cristiano Zanin Martins e Valeska Martins, hanno affermato, in una dichiarazione, che questa decisione è stata “storica e rinvigorente”. “Abbiamo finalmente dimostrato che Moro non ha mai agito come un vero giudice, bensì come avversario personale e politico dell’ex presidente Lula”, hanno evidenziato i due avvocati. Michael Mohallem, coordinatore del Centro di giustizia della Fondazione Getulio Vargas, ha sottolineato che questa sentenza ha riportato al punto di partenza qualsiasi procedimento di corruzione contro da Silva e consoliderà la sua candidatura per il 2022. “Lula potrà dire di essere stato perseguitato da un giudice che voleva condannarlo. Per la campagna politica, questo è molto prezioso “, ha aggiunto Mohallem.

Un giudice della Corte Suprema del Brasile aveva annullato, l’8 marzo, le condanne per corruzione di Lula, provocando la reazione dell’attuale presidente del Paese, che ha definito “catastrofica” l’amministrazione del Partito dei lavoratori dell’ex leader. “Sostengo che il popolo brasiliano non voglia un candidato come Lula alle presidenziali e tanto meno sta pensando alla sua possibile elezione”, aveva detto il capo dello Stato in un’intervista televisiva, avvenuta l’8 marzo. Secondo un sondaggio pubblicato sul quotidiano O Estado de São Paulo e condotto dalla società di Inteligência em Pesquisa e Consultoria (Ipec), circa il 50% delle persone intervistate “voterebbe sicuramente” per l’ex presidente, mentre il 38% ha confermato di supportare ancora Bolsonaro. Stando a quanto riportato, Lula dunque sarebbe l’unico dei 10 potenziali candidati che potrebbe superare il leader del Paese alle presidenziali del 2022.

Lula da Silva ha esortato Bolsonaro, a smettere di essere “stupido”, sottolineando che non sarebbe stato rieletto presidente nel 2022. “Bolsonaro dice che se viene sconfitto alle elezioni non consegnerà la fascia presidenziale. Il popolo nominerà presto un nuovo presidente, e non sará lui”, ha scritto Lula, su Twitter.

La gestione della malattia di coronavirus da parte del presidente è stata ampiamente condannata dagli esperti medici come “una delle peggiori al mondo”, avendo minimizzato la pandemia dall’inizio e avendola definita come una “piccola influenza”. Oltre a criticare le misure di blocco e le autorità che avevano intenzione di implementarle, Bolsonaro aveva anche messo in dubbio l’efficacia di mascherine e vaccini. L’ex ministro Luiz Henrique Mandetta, licenziato nell’aprile 2020 per aver supportato l’allontanamento sociale con lo scopo di limitare la diffusione del virus, ha riferito di aver già “sistematicamente” avvisato Bolsonaro sulle “gravissime conseguenze” delle sue posizioni contro la pandemia.

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Ludovica Tagliaferri

 

di Redazione

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