USA: intercettazioni di caccia russi “da record”

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 6:32 in Russia USA e Canada

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I sistemi velivoli statunitensi hanno registrato, nel 2020, un forte aumento della presenza di caccia russi nell’area dell’Alaska. Tali cifre record non venivano raggiunte “dai tempi della Guerra Fredda”. A riferirlo, mercoledì 28 luglio, è stato Igor Korotchenko, il capo redattore dell’importante testata russa National Defense, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa RIA Novosti.

L’esperto ha dunque spiegato che, nell’ultimo periodo, i caccia russi Tu-160 e Tu-95MS hanno incrementato i voli di ricognizione nello spazio aere dell’Artico. Lo scopo, ha continuato Korotchenko, è quello di migliorare l’attività delle Forze di combattimento russe da un punto di vista intercontinentale. Parallelamente, il capo redattore della testata militare ha anche chiarito che, di norma, le forze dell’Alleanza Atlantica sono solite avviare delle azioni contrastanti qualora le rotte percorse dall’aviazione strategica russa “si avvicinino troppo ai confini degli USA”. Analoghe dichiarazioni sono state rilasciate, il medesimo mercoledì, dal vicecapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica degli Stati Uniti, Clinton Heinout. In tale data il Woodrow Wilson International Center di Washington ha ospitato una tavola rotonda incentrata sulla strategia militare degli USA per lo sviluppo dell’Artico. Secondo il rappresentante, era di tempi della Guerra Fredda che gli Stati Uniti non intercettavano una tale quantità di caccia russi nei pressi dei propri confini.

La Russia ha piani ambiziosi per lo sviluppo strategico dell’Artico poiché ritiene che sia la “regione del futuro”, come hanno dimostrato i due documenti che sono stati approvati dal governo della Federazione dal 2020 ad oggi. Il primo, denominato “Principi Fondamentali della Politica dello Stato della Federazione Russa nell’Artico fino al 2035”, è stato sottoscritto il 6 marzo 2020, e definisce gli interessi, gli obiettivi e i meccanismi di implementazione fino al 2035. Nel secondo, approvato dal governo il 19 aprile, sono elencati gli obiettivi economici, sociali e infrastrutturali che il Paese si è prefissato di raggiungere nella regione. Oltre a ciò, è importante sottolineare che il Cremlino, dal 2010, ha investito oltre un miliardo di dollari per il potenziamento di 13 aeroporti, per costruire nuove infrastrutture e per la modernizzazione delle stazioni radar, come quelle sull’isola di Wrangel e sul promontorio di Capo Nord.

In tale quadro, è rilevante sottolineare che la Russia sta altresì incrementando la propria presenza militare nell’area per assicurarsi le nuove rotte commerciali che ridurrebbero la distanza tra Cina e Europa. Le recenti immagini satellitari dell’Artico hanno rivelato, il 5 aprile, un netto accumulo di basi militari e di installazioni lungo la costa. Sono numerosi gli aeroporti, le basi navali, i porti e le piste di atterraggio dell’era sovietica in corso di ammodernamento e ristrutturazione. Tra le località artiche, Mosca sta concentrando la sua presenza nella zona orientale, sull’Isola di Kotelnt, mentre a Ovest è stata registrata attività nei pressi di Nagurskoye. La presenza russa di attesta anche nel territorio di Provideniya e le Isole Wrangel, nel Nord-Est.

Dall’altra parte, gli Stati Uniti ritengono che il Cremlino, con la sua strategia di penetrazione nell’Artico, potrebbe mirare a stabilire il controllo su aree più lontane e inaccessibili ma che, presto, saranno libere dai ghiacciai. Inoltre, il Ministero della Difesa degli USA ha rivelato di temere che la Russia voglia imporre determinate regole di transito sull’importante rotta del Mare del Nord (NSR), attraverso una tassazione definita “illegittima”.

NSR rappresenta un corridoio marittimo tra Cina ed Europa in grado di ridurre il percorso del 40% rispetto alla navigazione attraverso il canale di Suez. Complice lo scioglimento dei ghiacciai, negli ultimi anni, la NSR ha registrato un forte aumento del traffico marittimo. Al fine di evitare che la Russia incrementi notevolmente la propria presenza nell’area, il Pentagono ha presentato, il 19 gennaio, il documento militare “Regaining Arctic Dominance” in cui è spiegata la strategia degli USA per stabilire il proprio “dominio assoluto” nell’Artico e per “spodestare la Russia e la Cina”.

Così come gli Stati Uniti temono che la Russia intenda militarizzare la regione artica ed imporre tasse e limitazioni di transito alle imbarcazioni straniere, anche Mosca non ha accolto con favore i recenti accordi che Washington ha sottoscritto con Oslo per la cooperazione militare nell’area. Nello specifico, la portavoce degli Esteri russa, Maria Zakharova, ha richiamato l’attenzione sulla firma dell’intesa sulla cooperazione militare tra Stati Uniti e Norvegia, avvenuta il 16 aprile. L’intesa permetterà agli USA di costruire le strutture di tre aeroporti norvegesi e una base navale, oltre a facilitare l’appoggio militare del Paese nordico in caso di crisi o di guerra. I timori di Zacharova sono stati condivisi anche dal ministro della Difesa del Paese, Sergey Shoigu, il quale ha contestato l’incremento della presenza militare degli USA nell’area. Tra le contromisure prese dalla Russia, centrali sono quelle legate al rafforzamento della capacità di difesa della Flotta del Nord per “proteggere gli interessi nazionali”.  

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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