Rep. Centrafricana: ONU rinnova l’embargo sulle armi, ma la Cina si astiene

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 9:02 in Cina Repubblica Centrafricana

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso l’embargo sulle armi e il regime di sanzioni mirate nei confronti della Repubblica Centrafricana (RCA) per un altro anno. La Cina, tuttavia, si è astenuta dal voto perché sostiene che le misure debbano essere rimosse.

L’embargo era stato introdotto contro il Paese africano nel dicembre 2013, quando i ribelli Selaka, principalmente musulmani, avevano estromesso l’allora presidente Francois Bozize, provocando rappresaglie da parte di milizie prevalentemente cristiane. Un regime di sanzioni mirate era stato poi concordato nel 2014, quando anche le forze di pace delle Nazioni Unite erano state schierate nel Paese per cercare di riportare la stabilità. Ciononostante, da allora la situazione in Repubblica Centrafricana non si è mai assestata.

La Cina, al contrario, ritiene che i tempi siano maturi per il ritiro delle misure. “Sembra esserci una crescente disconnessione tra le sanzioni del Consiglio di sicurezza e l’evolversi della situazione sul campo”, ha detto il vice ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Dai Bing, dopo il voto del Consiglio. “L’intenzione era quella di aiutare la Repubblica centrafricana a ripristinare la stabilità nazionale e il normale ordine sociale. In realtà, tuttavia, l’embargo sulle armi è diventato sempre più un ostacolo che limita gli sforzi del governo della Repubblica centrafricana volti a rafforzare le capacità di sicurezza”, ha aggiunto. Gli altri 14 membri del Consiglio, al contrario, hanno tutti votato a favore dell’estensione della misura. Il governo centrafricano può importare armi solo con l’approvazione del comitato per le sanzioni della RCA del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Dal canto suo, il vice ambasciatore russo all’ONU, Dmitry Polyanskiy, ha incoraggiato il governo della Repubblica centrafricana a rispettare i parametri di riferimento delle Nazioni Unite per poter aspirare alla revoca dell’embargo sulle armi il prossimo anno. Nonostante la fragile situazione nazionale in termini di sicurezza, la RCA sta diventando sempre più un’arena di competizione tra attori internazionali e la Russia è tra questi. Nelle sue azioni nello Stato africano, la Russia si affida principalmente alla cooperazione tecnico-militare, uno dei principali strumenti che hanno assicurato la presenza sovietica nel continente africano durante la Guerra Fredda. Un rapporto delle Nazioni Unite, di cui l’agenzia di stampa Reuters ha potuto avere visione il mese scorso, ha accusato gli istruttori militari russi e le truppe della Repubblica centrafricana di commettere abusi contro i civili attraverso un uso eccessivo della forza, uccisioni indiscriminate, occupazione di scuole e saccheggi su larga scala. Il Cremlino ha respinto tutte le accuse e ha definito una “menzogna” l’idea che gli istruttori russi abbiano preso parte a omicidi o rapine. Mosca ha recentemente inviato un gruppo di 600 istruttori militari nella Repubblica Centrafricana per addestrare l’esercito, la polizia e la gendarmeria nazionale, secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri russo a inizio luglio.

La Repubblica Centrafricana è un Paese caratterizzato da un conflitto interno scoppiato nel 2013, il cui inizio coincide con la rimozione dell’ex presidente, Francois Bozize. In particolare, il 10 dicembre 2012, un gruppo di milizie a maggioranza islamica del Nord del Paese, noto come Seleka (“coalizione” in lingua Sango), ha lanciato un’offensiva contro il governo Bozize. Poi, il 24 marzo 2013, i combattenti sono riusciti a prendere il controllo della capitale, Bangui, nel quadro di un colpo di Stato. All’offensiva e alle violenze di Seleka si sono contrapposte le coalizioni anti-Balaka, composte soprattutto da combattenti cristiani del Sud. Il nome, in slang locale, significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”.

Dopo oltre un anno di violenze, che hanno portato le Nazioni Unite a parlare di genocidio, il 24 luglio 2014, fazioni ex Seleka e rappresentanti anti-Balaka hanno firmato un accordo di cessate il fuoco. Alla fine del 2014, la Repubblica Centrafricana (RCA) è stata di fatto divisa in due parti, con i militanti cristiani che controllavano il Sud e l’Ovest, da cui la maggior parte dei musulmani era stata evacuata, e i gruppi ex-Seleka stanziatisi nel Nord e nell’Est del Paese. Lo stanziamento di truppe internazionali ha cercato di garantire stabilità, ma le tensioni non sono mai cessate.

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Chiara Gentili

di Redazione

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