Petroliera legata a miliardario israeliano attaccata al largo dell’Oman, 2 morti

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 15:27 in Israele Oman

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Una petroliera della compagnia Zodiac Maritime, gestita da un miliardario israeliano, è stata attaccata, giovedì 29 luglio, nel Mar Arabico, al largo della costa dell’Oman. Nell’ultimo aggiornamento sull’episodio, la società ha fatto sapere che, al momento, 2 membri dell’equipaggio, uno di nazionalità britannica, l’altro rumena, risultano morti. Il resto del team dovrebbe essere salvo.

Secondo quanto riferito dalla società stessa, venerdì 30 luglio, si tratterebbe di un “presunto incidente di pirateria”. Questa versione, tuttavia, sarebbe stata smentita dalla United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), che fornisce informazioni sulla sicurezza marittima. L’UKMTO ha dichiarato di aver avviato un’indagine sull’attacco, ma si è rifiutata di fornire ulteriori dettagli. 

La società Zodiac Management, con sede a Londra e parte del gruppo Zodiac, di proprietà del miliardario israeliano Eyal Ofer, ha affermato, in una breve dichiarazione sul suo sito web, che la Mercer Street, una nave di proprietà giapponese battente bandiera liberiana, è stata attaccata nella tarda serata di giovedì a Nord-Est dell’isola di Masirah, in Oman. L’UKMTO ha specificato che l’imbarcazione si trovava precisamente a circa 152 miglia nautiche (280 km) dal porto di Duqm. Secondo i dati sul tracciamento della nave, la Mercer Street, una petroliera di medie dimensioni, era diretta da Dar es Salaam, in Tanzania, a Fujairah, porto e terminal petrolifero negli Emirati Arabi Uniti. “Al momento dell’incidente la nave si trovava nell’Oceano Indiano settentrionale, in viaggio da Dar es Salaam a Fujairah senza carico a bordo”, ha confermato la dichiarazione di Zodiac Maritime.

Un portavoce del Ministero della Difesa del Regno Unito ha dichiarato ad al-Jazeera: “Siamo a conoscenza di segnalazioni di un attacco a una nave mercantile al largo delle coste dell’Oman. Il quartier generale militare del Regno Unito nella regione sta attualmente conducendo indagini”.

Israele non ha immediatamente commentato l’attacco. L’episodio, tuttavia, si inserisce tra le crescenti tensioni tra Tel Aviv e Teheran. Quest’ultima viene spesso accusata dal governo israeliano di condurre attacchi contro navi collegate a Israele. Quest’ultimo, al contrario, accusa il rivale mediorientale di compiere una serie di gravi azioni finalizzate a danneggiare il programma nucleare iraniano.

In uno degli ultimi avvenimenti di questo tipo, il 3 luglio, una nave da carico battente bandiera liberiana e di proprietà israeliana era stata attaccata mentre stava viaggiando da Gedda, in Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti (UAE), nell’Oceano Indiano. Secondo media israeliani e libanesi, citati da Al-Jazeera English, l’imbarcazione sarebbe stata colpita da un missile ma non avrebbe subito danni gravi e avrebbe proseguito il proprio viaggio. L’equipaggio a bordo non era rimasto ferito. La nave portacontainer era una CSAV Tyndall, precedentemente di proprietà di Zodiac Maritime.

Lo scorso 6 aprile, invece, un’imbarcazione militare battente bandiera iraniana, soprannominata Saviz, era stata attaccata da mine mentre si trovava nel Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. In tal caso, l’episodio aveva attirato particolare attenzione in quanto aveva coinvolto una nave militare. Nel corso dei precedenti due anni, episodi simili si erano verificati nei confronti di bersagli diversi, di solito navi commerciali con a bordo petrolio e armi provenienti dall’Iran. In occasione dell’attacco, il New York Times aveva riportato dichiarazioni di un funzionario statunitense in base alle quali Israele avrebbe comunicato agli Stati Uniti che le proprie forze avevano colpito l’imbarcazione iraniana. A detta della fonte statunitense, l’operazione israeliana sarebbe stata una forma di vendetta per i precedenti attacchi contro navi di Israele da parte di Teheran.

Le tensioni in mare tra Iran e Israele si inseriscono in un complesso quadro regionale nel quale esistono attriti tra i due Paesi su più fronti. Al momento, Teheran è impegnata in colloqui per rilanciare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), detto anche accordo sul nucleare iraniano, da cui Washington si è unilateralmente ritirata l’8 maggio 2018. Israele, il quale considera l’Iran tra i suoi peggiori nemici, non è favorevole a un possibile ritorno degli USA nell’intesa.  

Il JCPOA era stato firmato il 14 luglio 2015, a Vienna da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione europea e prevede limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran e della rimozione dell’embargo sulle armi convenzionali, entrambe previste dalla Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata il 20 luglio 2015. Tuttavia, l’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo sostenendo che l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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