Messico: Amnesty chiede a López Obrador di “essere trasparente” sull’uso di Pegasus

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 13:46 in America Latina Messico

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L’Organizzazione non governativa Amnesty International (AI) ha esortato il Governo messicano, giovedì 29 luglio, ad agire “in modo trasparente” in relazione al programma di spionaggio Pegasus, che ha intercettato 15.000 telefoni nel Paese, tra cui quelli di diversi attivisti per i diritti umani e di giornalisti.

“Chiediamo al presidente Andrés Manuel López Obrador di pubblicare i contratti passati o attuali con il gruppo NSO, azienda che ha sviluppato il software. Vogliamo sapere quali agenzie hanno firmato i contratti, chi è stato monitorato e chi ha preso le decisioni”, ha riferito Edith Olivares, direttore esecutivo di AI Mexico, in una conferenza stampa virtuale. “C’è una sfida importante per il Governo, perchè la faccenda non è finita”, ha evidenziato Yéssica Sánchez Maya, direttrice del difensore dei diritti umani del Consorcio Oaxaca, sottolineando l’importanza di sapere chi ha le loro informazioni e se le distruggeranno.

AI ha spiegato la necessità di creare un quadro giuridico che regoli l’uso della tecnologia per contrastare lo spionaggio in Messico. “Chiediamo al Congresso dell’Unione di legiferare che la sorveglianza digitale nel Paese sia effettuata in conformità con i diritti umani”, ha affermato Olivares.

Dal canto suo, Abel Barrera, direttore e fondatore del Tlachinollan Mountain Human Rights Center, ha assicurato che in Messico “c’è un intero apparato di spionaggio che non si limita solo al software Pegasus”. Barrera ha chiarito che sono necessari provvedimenti più efficaci quindi per smantellare questo sistema.

Il Governo messicano ha consegnato alla Procura generale, il 28 luglio, 31 contratti firmati con aziende legate alla società israeliana NSO Group, per un importo di 61 milioni di dollari, con lo scopo di acquisire apparecchiature di spionaggio per intercettare i telefoni dei leader dell’opposizione.

L’impatto sulle casse pubbliche ammonta a 1.970 milioni di pesos, che corrisponde a poco più di 61 milioni di dollari, “per l’acquisizione di software, hardware, database, piattaforme, licenze e manutenzione di queste apparecchiature”, ha spiegato il segretario alla sicurezza dei cittadini, Rosa Icela Rodríguez, sottolineando che con l’attrezzatura acquisita, “è stata violata la privacy di diversi giornalisti, di politici, di attivisti sociali, di uomini d’affari, di difensori dei diritti umani e di legislatori”.

Secondo quanto riferito dai funzionari, i contratti sono stati firmati negli ultimi due anni del Governo dell’ex presidente del Messico, Felipe Calderón, che ha guidato il Paese dal 2006 al 2012, e durante l’intero mandato presidenziale dell’ex capo di Stato, Enrique Peña Nieto, che ha preso il potere dal 2012 fino al 2018.

Il Governo messicano ha precisato che i contratti sono stati consegnati alla Procura “affinché si possano svolgere le relative indagini e si possano individuare i responsabili di questa pratica illecita”. L’attuale presidente del Paese ha evidenziato che la sua amministrazione “ha come premessa fondamentale la libertà e la trasparenza. “Nessuno viene spiato, le persecuzioni politiche e lo spionaggio sono finite”, ha ribadito López Obrador.

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Ludovica Tagliaferri

 

 

 

di Redazione

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