Libia: riaperta la strada costiera tra Sirte e Misurata

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 17:39 in Africa Libia

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La Libia ha annunciato, venerdì 30 luglio, la riapertura della principale strada costiera del Paese, che collega le città di Sirte e Misurata. L’iniziativa rappresenta uno dei punti chiave fissati nell’accordo di cessate il fuoco, raggiunto, il 23 ottobre 2020, all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, formato da delegati del Governo di Accordo Nazionale (GNA), di Tripoli, e dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). É stato proprio il Comitato, sostenuto dalle Nazioni Unite, a dichiarare la riapertura della strada, chiusa dal 2019.

I lenti progressi nell’aprire la strada sono stati i risultati delle difficoltà incontrate lungo il percorso per risolvere il conflitto libico e arrivare al raggiungimento di un cessate il fuoco, di un governo di unità, di future elezioni nazionali e di una serie di iniziative per unificare le istituzioni economiche. Nonostante le battute d’arresto e lo scetticismo di molti sull’esito delle negoziazioni, l’apertura della strada significa non solo accorciare le distanze tra Tripoli e le altre città libiche, ma anche garantire un’adeguata fornitura di servizi alla popolazione. Nel corso degli anni, i libici si sono visti costretti ad utilizzare strade secondarie alternative, alcune delle quali malmesse, il che ha provocato un gran numero di incidenti stradali.

L’8 luglio, il Consiglio presidenziale libico, in qualità di comandante supremo dell’esercito, aveva chiesto alle forze precedentemente affiliate al governo di Tripoli di consentire immediatamente la riapertura della strada costiera, facilitando lo spostamento di merci e persone. In una lettera indirizzata alla Sala operativa di Sirte e al-Jufra, il Consiglio aveva esortato quest’ultima a riposizionare le sue forze e a collaborare con le altre unità di sicurezza coinvolte, per garantire la messa al sicuro e la riapertura della strada, oltre alla ripresa del traffico in entrambe le direzioni. La Sala operativa, dal canto suo, aveva richiesto l’allontanamento dell’LNA di Haftar, oltre che dei mercenari russi della Compagnia Wagner, prima di ridispiegare le sue forze. 

L’accordo per la riapertura della strada costiera include anche alcuni passaggi preparatori per il ritiro dei combattenti stranieri, un’altra parte del patto di cessate il fuoco, concordato lo scorso anno, che deve ancora essere attuata. Secondo quanto stabilito nell’intesa del 23 ottobre, questi avrebbero dovuto abbandonare il Paese entro 90 giorni dalla firma dell’accordo, ma, ad oggi, ciò non è ancora avvenuto e non sembrano esservi particolari misure a riguardo. “È il presidente l’unico a decidere sulla questione di forze e mercenari stranieri nel Paese”, ha dichiarato il presidente della Camera dei Rappresentanti libica, Aguila Saleh, il 28 luglio, aggiungendo che, al momento, vi sono difficoltà anche nell’unificazione dell’apparato militare, proprio a causa di ingerenze straniere. In dichiarazioni rilasciate ad altri media libici, riportate da al-Arabiya, era stato lo stesso Saleh ad affermare che la Turchia continua a inviare armi e mercenari in Libia, ritenendo il proprio comportamento legittimato dagli accordi raggiunti con il precedente governo tripolino guidato da Fayez al-Sarraj.

Quanto accaduto in Libia, prima, il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi, il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5, formato da delegati delle due parti belligeranti, il GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA). Prima di tale data, in Libia convivevano, ad Ovest, un governo riconosciuto a livello internazionale, il GNA, istituito con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e ad Est, un esecutivo parallelo, mai approvato dalla comunità internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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