Italia: aggressore curdo attacca 6 persone a Firenze, risentito per il ritiro USA dall’Iraq

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 19:27 in Iraq Italia

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La questura di Firenze ha reso noto che un 31enne curdo ha aggredito e in alcuni casi ferito anche con coltello o taglierino 6 persone per le strade del capoluogo toscano, tra il 28 e il 29 luglio, per  risentimento nei confronti dei cittadini statunitensi, dopo che Washington ha deciso di ritirarsi dall’Iraq.

Il 28 luglio, il 31enne curdo, di cui ancora non sono noti nome e cognome, era stato arrestato dalle forze dell’ordine dopo aver aggredito con un coltello e ferito alla testa un turista olandese su un tram della città. La vittima non ha riportato ferite gravi ma dovrà restare in prognosi per dieci giorni, secondo quanto riferito da Ansa. Nella stessa sera, l’aggressore ha poi accoltellato all’addome e alla testa un passante nel centro di Firenze. L’uomo è un cittadino italiano di circa trent’anni che è ricoverato all’ospedale di Careggi in prognosi riservata, le sue condizioni sarebbero gravi ma non rischierebbe di morire.

Secondo quanto ricostruito da Ansa, in alcuni casi il 31enne curdo avrebbe aggredito le sue vittime senza parlar loro, mentre, in altre circostanze, avrebbe chiesto loro da dove venissero in inglese. Secondo quanto ricostruito finora dalla Questura di Firenze, citata da Ansa, l’uomo non sarebbe stato mosso da motivazioni “religiose di tipo integralista”. L’aggressore avrebbe cercato cittadini statunitensi e avrebbe agito mosso da risentimento verso Washington per aver ritirato i propri soldati impegnati nella coalizione anti ISIS in Iraq. L’aggressore di etnia curda avrebbe interpretato tale gesto come un abbandono.

Il 31 agosto si terrà un’udienza di convalida del giudice per le indagini preliminari e, al momento, sono ancora in corso le investigazioni.

Lo scorso 26 luglio, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, avevano siglato un’intesa con la quale è stato stabilito che la missione di combattimento statunitense in Iraq terminerà entro la fine del 2021. L’annuncio è arrivato in occasione dell’ultimo round del “dialogo strategico”, avviato dal premier iracheno dopo la sua nomina, il 7 maggio 2020, con l’obiettivo di definire il ruolo degli Stati Uniti in Iraq e discutere del futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza tra le due parti. Il focus dei colloqui del 26 luglio è stato rappresentato dal ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq, dopo circa 18 anni dal loro arrivo nel Paese mediorientale, risalente a marzo 2003.

Al momento, sono circa 2.500 i soldati degli USA stanziati nelle basi irachene, impegnati a contrastare il terrorismo all’interno della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense. A differenza della decisione di Biden di ritirare tutte le truppe degli USA dall’Afghanistan, la fine della missione di combattimento in Iraq è arrivata su richiesta dell’Iraq per timore che il proprio Paese possa diventare un terreno di scontro tra Washington e Teheran.

Dall’inizio del 2021, in Iraq, hanno avuto luogo più di 40 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi che erano iniziati nel 2019. Lo scorso 6 gennaio Al-Kadhimi aveva affermato che il proprio Paese non sarebbe più stato “un campo da gioco per conflitti regionali o globali”. Tale dichiarazione era arrivata in seguito a giorni di manifestazioni in occasione del primo anniversario dalla morte del generale a capo della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani, e del vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene, Abu Mahdi al-Muhandis, in un attacco ordinato da Washington, il 3 gennaio 2020.

In tale data, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva ordinato un bombardamento aereo, eseguito con droni, contro l’aeroporto di Baghdad, nel quale avevano perso la vita Soleimani e al-Muhandis, in un contesto di crescenti tensioni tra Teheran e Washington. A tale gesto, l’8 gennaio successivo, l’Iran aveva risposto con attacchi ai presidi statunitensi in Iraq che si sono poi ripetuti nel corso dei mesi successivi. Le autorità di Baghdad avevano considerato la mossa statunitense una violazione della propria sovranità e, il 5 gennaio 2020, il Parlamento iracheno aveva votato in favore dell’espulsione di tutte le truppe straniere dal Paese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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