Haiti: il Primo ministro promette elezioni “il prima possibile”

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 7:42 in America centrale e Caraibi

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Il Primo ministro di Haiti, Ariel Henry, ha tenuto la sua prima conferenza stampa, mercoledì 28 luglio, in cui ha promesso di tenere le elezioni il prima possibile. Henry ha affermato che la missione del Governo è organizzare “elezioni libere, oneste e trasparenti” con una grande affluenza alle urne, sottolineando al contempo la necessità di garantire la sicurezza. Il Primo ministro ha anche affermato di voler combattere la disoccupazione e di ripristinare la fiducia nel sistema giudiziario del Paese, aggiungendo che si è incontrato con i leader della società civile da quando ha prestato giuramento, il 20 luglio. “Finora le discussioni sono state difficili, ma costruttive”, ha precisato Henry, senza fornire ulteriori dettagli a proposito.

Il Primo ministro ha sottolineato l’importanza della “riconciliazione e dell’unità” e ha affermato di volere un nuovo modello di Governo che sia “trasparente e, soprattutto, libero dalla corruzione”. Henry ha concluso la conferenza stampa promettendo di consegnare alla giustizia tutti gli assassini del presidente e ha affermato che “tutti coloro che sono sospettati di essere autori materiali o intellettuali devono essere identificati e assicurati alla giustizia”. “Non dovremo mai più vivere una tragedia come questa”, ha riferito Henry.

La polizia nazionale haitiana ha annunciato l’arresto, il 26 luglio, del coordinatore della sicurezza dell’ex presidente del Paese, Jovenel Moïse, nell’ambito delle indagini sul suo assassinio. L’alto funzionario, Jean Laguel Civil, è stato incarcerato a Delmas, una città vicina a Port-au-Prince, essendo sospettato di essere coinvolto nel complotto che ha portato alla morte di Moïse nella sua residenza, per mano di un commando armato.

Il commissario del Governo di Port-au-Prince, Me Bed-ford Claude, ha chiesto ai servizi di migrazione di vietare l’uscita dal Paese di 4 agenti di polizia nazionale haitiana, responsabili della sicurezza del presidente assassinato, ossia Dimitri Hérard, capo dell’Unità di sicurezza generale del Palazzo Nazionale (USGPN), Léandre Pierre Osman, capo dell’Unità di sicurezza presidenziale (USP) e l’ispettore Amazan Paul Eddy, capo del Team Cat, un’unità d’élite responsabile della protezione del presidente.

Il 7 luglio, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella casa del presidente sulle colline di Port-au-Prince, la capitale del Paese, e lo ha ucciso con 12 colpi di arma da fuoco, secondo le autorità haitiane. Moïse, 53 anni, era entrato in carica nel 2017, in seguito a una controversa elezione per accuse di frode. L’assassinio del presidente è avvenuto circa due mesi prima delle elezioni presidenziali e legislative previste per il 26 settembre. Per la stessa data, Moïse aveva indetto un referendum finalizzato ad approvare una nuova Costituzione, un progetto che non aveva tuttavia ricevuto il sostegno né dell’opposizione né della comunità internazionale.

Le autorità hanno segnalato l’arresto di almeno 26 sospetti nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Moïse, tra cui 18 ex soldati colombiani e tre agenti di polizia haitiani. Il capo della polizia, Léon Charles, ha comunicato, martedì 20 luglio, che almeno 7 alti ufficiali di polizia sono stati posti in isolamento, senza essere stati formalmente detenuti, e ha aggiunto che le forze di sicurezza haitiane stanno ricevendo supporto da unità di intelligence in vari Paesi, incluso l’FBI.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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