Georgia: Sogno Georgiano si ritira dall’accordo europeo, a rischio la fragile stabilità politica

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 11:22 in Europa Georgia

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Il partito al governo in Georgia, Sogno Georgiano, ha abbandonato l’importante accordo politico che era stato raggiunto con i gruppi di opposizione. Si tratta del documento Danielsson, proposto dall’Unione Europea con lo scopo di porre fine alla crisi politica interna.

A riferirlo, il 28 luglio, è stato il quotidiano Eurasianet. A distanza di 100 giorni dalla sua sottoscrizione, l’intesa “ha già servito il suo scopo”, ha dichiarato il leader del partito, Irakli Kobakhidze, annunciando ufficialmente il ritiro dall’accordo dello scorso 19 aprile. Per Kobakhidze, è necessario modificare la soglia elettorale prevista dall’accordo europeo, compresa tra lo 0% e il 2%, e allinearla con quella imposta dalla Costituzione del Paese, che si attesta al 3%.

In tale contesto, è importante ricordare che il patto dell’UE imponeva ulteriori regolamentazioni alle elezioni amministrative, calendarizzate per il prossimo ottobre. Sulla base dell’accordo, Sogno Georgiano si impegnava ad indire elezioni parlamentari anticipate qualora non fosse riuscito a raggiungere almeno il 43% dei voti nelle elezioni locali dell’ottobre 2020. In questo modo, Sogno Georgiano avrebbe dimostrato di essere in grado di ottenere la maggioranza dopo che l’opposizione lo aveva accusato di brogli elettorali a seguito delle elezioni parlamentari del 31 ottobre 2020.  

Secondo i partiti di opposizione, la scelta di abbandonare l’accordo europeo è legata al fatto che Sogno Georgiano potrebbe aver compreso di non essere in grado di raggiungere la maggioranza nelle prossime elezioni amministrative. “Si sono resi conto di avere scarsa possibilità di ottenere il 43%”, ha dichiarato il leader del gruppo politico di opposizione Girchi – For Greater Freedom, Zurab Japaradize, facendo le veci di gran parte dei partiti contro Sogno Georgiano. Dall’altra parte, quest’ultimo ha accusato il maggiore partito antigovernativo, Movimento Nazionale Unito (UNM), di aggravare la crisi interna. Le motivazioni avanzate da Sogno Georgiano fanno riferimento al fatto che UNM si è sempre rifiutato di sottoscrivere l’intesa europea. “La maggioranza dei membri dell’opposizione si è rifiutata di firmare il documento del 19 aprile, che mirava principalmente a ridurre la polarizzazione politica”, ha affermato Kobakhidze. “Sogno Georgiano e UNM rappresentano i due poli opposti, quindi la polarizzazione non sarà ridotta o terminata se una delle parti non firmerà il documento”, ha concluso il leader di Sogno Georgiano.

I diplomatici europei e statunitensi, che hanno svolto un ruolo chiave nella risoluzione della crisi interna, non hanno ancora commentato la decisione di Sogno Georgiano. Il ritiro dall’accordo “costituisce un netto rifiuto del corso euro-atlantico della Georgia e dello sviluppo pacifico del Paese attraverso riforme democratiche”, ha affermato una coalizione di gruppi della società civile in una nota.

In tal contesto, è importante ricordare che la Georgia, a partire dal 31 ottobre 2020, è stata colpita da una profonda crisi politica interna causata dalle elezioni parlamentari che sono state vinte dal partito Sogno Georgiano. Numerosi cittadini e gruppi politici dell’opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali, rifiutandosi di partecipare all’attività politica del parlamento. La situazione è peggiorata quando, il 18 febbraio, l’ormai ex premier del Paese, Grigorij Gacharija, ha rassegnato le dimissioni a causa dell’impossibilità di raggiungere accordi parlamentari tra i vari schieramenti. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, la crisi politica si è aggravata ulteriormente quando la polizia georgiana ha arrestato l’oppositore, Nika Melia, leader del partito Movimento Nazionale Unito.  

Bruxelles è intervenuta nella questione attraverso un piano, il documento Danielsson, presentato al Parlamento di Tbilisi il 18 aprile. Numerose trattative, complice il rilascio di Melia del 10 maggio, hanno portato il gruppo UNM a rientrare al Parlamento per partecipare alla vita politica del Paese. Tuttavia, Melia ha dichiarato che il suo partito non avrebbe mai firmato il patto europeo a causa di alcuni punti che non condivide. Nello specifico, l’oppositore ha fatto riferimento alla durata dei mandati di figure rilevanti in ambito giudiziario. Il fatto che il presidente della Commissione Elettorale Centrale (CEC) – organo che si occupa della supervisione delle elezioni per garantirne la trasparenza – non sarà sostituito, così come i giudici e i funzionari corrotti, non permetterà di apportare cambiamenti reali al sistema politico del Paese.

Oltre a ciò, tra le soluzioni che l’Europa ha proposto, fondamentale è quella delle elezioni anticipate, che saranno indette nel 2022 se il partito attualmente al governo, Sogno Georgiano, otterrà meno del 43% alle elezioni amministrative che si terranno nell’ottobre 2021. Il nuovo patto, inoltre, prevede l’amnistia di tutti gli individui coinvolti nell’irruzione al Parlamento, avvenuta il 20 giugno 2019 e organizzata dal leader di UNM, Nika Melia, incarcerato e poi liberato come da disposizioni del documento Danielsson.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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