Cisgiordania: scontri durante i funerali del dodicenne ucciso dai soldati israeliani, 1 morto

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 11:33 in Israele Palestina

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Le truppe israeliane hanno sparato ad un ragazzo palestinese, colpendolo a morte, nel mezzo degli scontri, scoppiati giovedì 29 luglio, durante il funerale del dodicenne ucciso il giorno prima in Cisgiordania. “Shawkat Khalid Awad, 20 anni, è morto a Beit Ummar per ferite da arma da fuoco riportate alla testa e allo stomaco”, ha dichiarato il Ministero della Salute palestinese.

I soldati israeliani hanno sparato gas lacrimogeni, proiettili ricoperti di gomma e granate stordenti contro i palestinesi che partecipavano al funerale di Mohammed al-Alami, il dodicenne morto mercoledì 28 luglio dopo essere stato colpito da soldati israeliani mentre viaggiava in auto con suo padre nella città di Beit Ummar, in Cisgiordania, a Nord-Ovest di Hebron. Dalle prime indagini, è emerso che i militari israeliani, situati nelle vicinanze, hanno intimato al conducente di fermarsi, ma quest’ultimo non avrebbe obbedito all’ordine e uno dei soldati avrebbe aperto il fuoco contro il veicolo, colpendo mortalmente il ragazzo. L’esercito israeliano ha reso noto di aver aperto un’inchiesta. I soldati hanno affermato di aver mirato ai pneumatici e di aver sparato all’auto, che non si sarebbe fermata al posto di blocco, dopo aver lanciato in aria colpi di avvertimento. “Stiamo esaminando l’affermazione secondo cui un minore palestinese sarebbe stato ucciso a causa degli spari”, ha riferito una nota dell’esercito, aggiungendo che l’incidente è stato preso in esame da alti ufficiali in comando. Secondo quanto dichiarato da Nasri Sabarneh, sindaco della città, il padre del ragazzo stava viaggiando con i suoi due figli quando Mohammed gli avrebbe chiesto di fermarsi in un negozio per comprare qualcosa. L’uomo avrebbe quindi fatto un’inversione a U e le truppe israeliane, situate nelle vicinanze, gli avrebbero urlato di fermarsi, finchè uno dei soldati non avrebbe sparato contro l’auto, colpendo il dodicenne.

Giovedì 29 luglio, un corteo ha seguito il corpo del ragazzo, drappeggiato nella bandiera di Fatah, il partito del presidente palestinese Mahmoud Abbas, per le strade di Beit Ummar, dove è stato sepolto. Centinaia di palestinesi hanno lanciato pietre contro i soldati israeliani accorsi sul luogo. Questi ultimi, a loro volta, hanno risposto alle provocazioni e, nel mezzo degli scontri, Shawkat sarebbe stato colpito dai proiettili dei militari. I video condivisi sui social media hanno mostrato le strade della città devastate da detriti e pietre a seguito degli scontri tra palestinesi e forze israeliane.

Shawkat è il terzo giovane palestinese ucciso dal fuoco israeliano in pochi giorni, dopo Mohammed al-Alami e dopo il 17enne Mohammed Munir al-Tamimi, morto sabato 24 luglio, per le ferite da arma da fuoco subite il giorno prima durante gli scontri nel villaggio di Beita. Centinaia di palestinesi si erano radunati venerdì pomeriggio nel luogo, un punto caldo negli ultimi mesi, per protestare contro l’insediamento di decine di famiglie israeliane nell’avamposto di Evyatar. Gli abitanti locali chiamano la loro protesta Irbak al Layli, di solito tradotta come “confusione notturna”, mentre per l’esercito israeliano si tratta di “rivolte violente”. Secondo la Mezzaluna Rossa Palestinese, dall’inizio di maggio, i soldati israeliani hanno ucciso almeno quattro persone e ne hanno ferite circa 320, a causa dell’impiego di munizioni vere nel corso degli scontri. Le proteste hanno avuto inizio quando decine di famiglie israeliane si sono stabilite presso Monte Sabih, iniziando a costruire l’avamposto di Evyatar. Poi, il 30 giugno, a seguito di un accordo con il governo di Israele, guidato dal premier Naftali Bennett, i “coloni” israeliani sono stati costretti ad evacuare. Tuttavia, le tensioni non sono mai del tutto cessate e i negoziati sembrano essere ancora in corso.

Nella serata di martedì 27 luglio, anche un uomo palestinese di 41 anni era stato ucciso vicino a Beita. La vittima si chiamava Shadi Omar Lotfi Salim e lavorava come tecnico per la gestione delle risorse idriche nella città. Le Forze di Difesa israeliana (IDF) hanno confermato l’uccisione, dichiarando che un proprio soldato avrebbe sparato contro il palestinese, avvicinatosi all’avamposto con aria minacciosa e tenendo in mano ciò che sembrava essere una sbarra di ferro. Secondo quanto raccontato da un soldato delle IDF, un comandante israeliano ha sparato contro Shadi dopo che questo continuava ad avvicinarsi verso di loro, nonostante le forze di Israele avessero precedentemente sparato in aria come segnale di avvertimento. Stando a quanto riportato invece da fonti mediatiche arabe, Shadi sarebbe stato colpito all’entrata di Beita, mentre sventolava una bandiera vicino a un posto di blocco presidiato da soldati israeliani. “È stato ucciso a sangue freddo”, ha dichiarato il vicesindaco della città, Mussa Hamayel, il quale ha affermato che la vittima stava ritornando da lavoro quando è stato ucciso e che, al momento dell’uccisione, non vi erano proteste in corso. 

Gli episodi giungono mentre la tregua a Gaza, concordata il 21 maggio scorso, sembra ancora reggere. Questa ha posto fine a tensioni scoppiate il 10 maggio, che hanno visto protagonisti Israele e gruppi palestinesi, Hamas in primis. L’origine delle tensioni può essere fatta risalire agli sfratti ordinati presso Sheikh Jarrah, un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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