Armenia: intercettato e neutralizzato drone dell’Azerbaigian

Pubblicato il 30 luglio 2021 alle 10:36 in Armenia Azerbaigian

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Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha dichiarato, venerdì 30 luglio, di aver intercettato e neutralizzato un drone dell’Azerbaigian nei pressi del villaggio di Vanevan, situato nella regione Nord-Orientale Gegharkunik.

A riferirlo, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, riportando il comunicato ministeriale di Erevan. Il drone in questione era del modello Aerostar ed è stato abbattuto a 3,5 chilometri a Nord da Vanevan. “Come risultato delle azioni delle unità di difesa aerea delle Forze Armate armene, tutti i tentativi dell’Azerbaigian di penetrare lo spazio aereo del Paese attraverso droni […] sono stati soppressi”, ha dichiarato il Ministero della Difesa di Erevan.

Anche il giorno precedente, il 29 luglio, il medesimo Dipartimento armeno ha denunciato un attacco azero nella regione di Gegharkunik, accusando il Paese vicino di violare il cessate il fuoco, concordato il 28 luglio. Tale incursione ha provocato gravi ferite a un militare armeno. A seguito di tale epilogo, il premier di Erevan, Nikol Pashinyan, ha esortato la Russia a dispiegare le proprie truppe lungo il confine per limitare le violazioni e per facilitare le operazioni di demarcazione frontaliera. Tuttavia, l’Azerbaigian ha contestato le dichiarazioni di Erevan, dichiarando che le Forze Armate di Baku stanno rispettando la tregua concordata qualche giorno prima.

Gli ultimi sviluppi sono da collocare nel quadro della recente escalation tra Armenia e Azerbaigian, verificatasi il 28 luglio. In tale data, a partire dalle 4:00 ora locale, sono stati registrati intensi scontri ad arma da fuoco tra le divisioni di Erevan e Baku presso l’area Nord-Occidentale del confine. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku era di 2 soldati. Le aree prese d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella provincia di Gegharkunik.

A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto, intorno le 10:00 del mattino, ora locale, Baku ha accettato la tregua suggerita da Mosca. Tuttavia, nonostante il nuovo cessate il fuoco, il Ministero della Difesa azero ha accusato l’Armenia di continuare a “bombardare le postazioni militari” di Baku nei pressi della regione Nord-orientale del Kelbajar, servendosi di carri armati e di mortai da 120 mm. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Erevan ha annunciato di aver accettato la nuova tregua, riferendo che le misure e il nuovo accordo sono in “fase di esecuzione”. L’Armenia ha ribadito di “rispettare ampiamente il cessate il fuoco”.

Nonostante l’escalation del 28 luglio, è importante sottolineare che gli scontri tra le due parti si verificano periodicamente. È per tale ragione che i Dipartimenti della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. Un altro aspetto che contribuisce ad alimentare le tensioni tra i due Paesi fa riferimento al rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Armenia.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 5 luglio e il 12 giugno, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

L’ultima grave escalation, paragonabile a quella del 18 luglio, si era verificata il 12 maggio. In tale data, l’Armenia aveva accusato le Forze Armate dell’Azerbaigian di aver penetrato di 3,5 chilometri territorio de jure armeno. Da una parte, Erevan aveva dichiarato che tale provocazione aveva lo scopo di prendere il controllo di territorio armeno. Dall’altra, Baku aveva reso noto che le proprie truppe si stavano limitando a svolgere operazioni ingegneristiche e di demarcazione territoriale.

È importante ricordare che, sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio e in quello di luglio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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