Tunisia: il presidente Saied attua nuovi licenziamenti

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 10:30 in Africa Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, continua con il suo piano di imprimere una svolta nelle istituzioni politiche del Paese e, in una delle ultime mosse in tal senso, ha licenziato per decreto una ventina di alti funzionari governativi e il procuratore generale militare, Taoufik Ayouni. Tra le personalità estromesse, ci sono il segretario generale del governo, Walid Dhahbi, e il presidente del Comitato generale dei martiri e dei feriti della rivoluzione e degli atti terroristici, Abderrazek Kilani.

La decisione arriva dopo che, domenica 25 luglio, Saied ha sollevato il primo ministro, Hichem Mechichi, dal suo incarico, sospeso le attività del Parlamento per un periodo di 30 giorni e privato i deputati della loro immunità parlamentare. Fino alla formazione di un nuovo governo, il capo di Stato manterrà tutta l’autorità esecutiva. Nella giornata di lunedì 26 luglio, il capo di stato ha altresì licenziato i ministri della Difesa e della Giustizia, decidendo di assumere anche i poteri giudiziari.

I principali gruppi della società civile hanno messo in guardia contro qualsiasi estensione “illegittima” dei 30 giorni di sospensione del Parlamento e hanno chiesto, in una dichiarazione congiunta, una tempistica per l’azione politica. Saied ha affermato che le sue azioni sono giustificate dalla Costituzione, che consente al presidente di adottare misure eccezionali non specificate in caso di “minaccia imminente”. La sua mossa, tuttavia, ha scatenato accese proteste in tutto il Paese. In generale, la popolazione tunisina sembra essere divisa tra chi sostiene Saied, accogliendo con entusiasmo la caduta del governo, e chi invece appoggia il partito islamista Ennahda e il suo leader, Rachid Ghannouchi. Ennahda, primo partito nella coalizione di governo, ha definito la mossa di Saied un “colpo di stato” e ha esortato la presidenza a indire nuove elezioni legislative e presidenziali, mettendo in guardia contro qualsiasi ritardo che verrebbe considerato “un pretesto per mantenere in piedi un regime autocratico”. Noureddine Bhiri, leader del blocco parlamentare di Ennahda, ha affermato: “Nessuno, esperti di diritto costituzionale, deputati, partiti politici, società civile, nessuno dubita che queste decisioni siano un colpo di stato contro la Costituzione e una palese violazione dell’articolo 80”. Saied, da parte sua, ha riferito, in più occasioni, che le sue decisioni, volte a “salvare lo Stato e il popolo tunisino”, sono in linea con la Costituzione e rimarranno in vigore fino a quando lo Stato e le istituzioni saranno in pericolo. Nella giornata di mercoledì 28 luglio, il presidente ha altresì rimosso dal suo incarico il capo della stazione televisiva nazionale, Mohamed al-Dahach, nominando un sostituto temporaneo, al fine di, secondo quanto riferito dal suo ufficio, proteggere la libertà di parola.

Saied, un austero accademico giuridico che si è detto determinato a rivoluzionare il sistema politico attraverso la legge, ha detto che assumerà il potere esecutivo “con l’aiuto” di un governo, di cui nominerà lui stesso il nuovo capo. I nomi dei possibili candidati sono circolati, mercoledì, dopo l’incontro di Saied con i rappresentanti delle organizzazioni nazionali. “Il presidente Saied starà molto attento nella scelta del futuro capo del governo, perché vuole una persona affidabile e leale che adotti le sue stesse politiche”, ha affermato il politologo Slaheddine Jourchi, intervistato dal quotidiano The New Arab. “Il presidente Saied si trova di fronte a una grande sfida: mostrare ai tunisini e al mondo che ha preso le decisioni giuste”, ha aggiunto.

Nei 10 anni da quando la rivoluzione popolare tunisina ha rovesciato il presidente Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia ha avuto nove governi. Alcuni sono durati solo mesi, rendendo difficile l’approvazione di riforme necessarie a rilanciare l’economia in difficoltà e i servizi pubblici inefficienti. Insieme all’instabilità politica, il Paese è da tempo in preda ad una grave crisi economica, che ha alimentato il malcontento della popolazione e a cui, di recente, si è aggiunta una cattiva gestione della pandemia. La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.

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Chiara Gentili

di Redazione

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