Il Sudafrica invia soldati in Mozambico

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 9:02 in Mozambico Sudafrica

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Il 28 luglio, il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha autorizzato l’invio di 1.495 soldati in Mozambico, per sostenere le forze armate del Paese contro l’insurrezione islamista. 

Il dispiegamento della Forza di Difesa Nazionale Sudafricana (SANDF) arriva dopo che il blocco regionale dell’Africa meridionale, il 23 giugno, aveva approvato l’invio di truppe nel Paese. In una lettera diretta al Parlamento sudafricano, Ramaphosa ha affermato che il personale della SANDF sarà operativo tra il 15 luglio e il 15 ottobre per un costo previsto di 984 milioni di rand, pari a circa 66,3 milioni di dollari.

Il presidente ha poi aggiunto che l’esercito sudafricano avrebbe aiutato il Mozambico a combattere “gli atti di terrorismo e gli estremisti violenti che hanno colpito l’area di Cabo Delgado”. Al momento in cui le nazioni della Southern African Development Community (SADC) hanno autorizzato il dispiegamento della forza di riserva del blocco, non hanno specificato il totale delle truppe che sarebbero state coinvolte. I Paesi della SADC sono Angola, Botswana, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, RD del Congo, Seychelles, Sudafrica, Eswatini, Tanzania, Zambia, Zimbabwe. 

L’invio di truppe arriva in un momento delicato anche per il Sudafrica, che ha dovuto affrontare i più gravi disordini degli ultimi decenni, a partire dal 10 luglio, quando le proteste per l’incarcerazione dell’ex presidente, Jacob Zuma, hanno portato a una spirale di violenza e saccheggi. Il governo sudafricano ha dispiegato oltre 20.000 soldati per supportare la polizia nella gestione dei disordini e il numero delle vittime ha superato le centinaia. Intanto, almeno 2.200 persone sono state arrestate, secondo quanto ha riferito il ministro ad interim alla Presidenza, Khumbudzo Ntshavheni, il 15 luglio. 

Dall’agosto 2020, i combattenti hanno il controllo della città portuale di Mocimboa da Praia, mentre da marzo di quest’anno anche quello di Palma. Il governo ha schierato migliaia di soldati a Cabo Delgado per combattere i miliziani, ma l’esercito del Mozambico è storicamente debole, mal addestrato e sotto equipaggiato. La città di Palma, nota per essere il punto di riferimento per il petrolifero nel Paese, è sotto attacco dal 24 marzo. Quel giorno, militanti legati allo Stato Islamico hanno lanciato attacchi coordinati, saccheggiando e distruggendo gli edifici e uccidendo i residenti mentre migliaia di persone cercavano di fuggire. In seguito agli assalti, il gigante petrolifero francese Total si è ritirato dal sito di esplorazione di gas situato nella regione. Gli attacchi hanno segnato un’intensificazione delle violenze, che sono poi riprese ad intervalli nel tempo. 

I principali responsabili della nuova insurrezione sono i militanti del gruppo noto come al-Shabab o Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un’organizzazione islamista del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta almeno 4.500 membri. Questi operano nella provincia di Cabo Delgado dall’ottobre del 2017, quando hanno lanciato una rivolta armata contro il governo di Maputo. A maggio del 2020, una serie di attacchi sono stati poi lanciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti. I leader dell’organizzazione hanno legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. 

Il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, ha dichiarato, domenica 25 luglio, che le forze impegnate a combattere contro l’insurrezione islamista nella provincia settentrionale di Cabo Delgado stanno guadagnando terreno. “Il nemico si sta ritirando”, ha detto il capo di Stato. Le truppe ruandesi hanno rappresentato il primo dispiegamento straniero significativo in Mozambico, con un ruolo di combattimento diretto nel conflitto. Russi e sudafricani hanno precedentemente combattuto contro gli insorti a fianco delle forze di sicurezza locali ma il loro apporto è stato limitato. I successi dei miliziani attivi nella provincia settentrionale di Cabo Delgado e legati allo Stato Islamico hanno suscitato il timore internazionale di una nuova roccaforte estremista nell’Africa meridionale e hanno portato ad un rinnovato impegno regionale per sconfiggerli.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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