Il Sudafrica condanna la decisione di concedere a Israele lo status di osservatore nell’UA

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 15:23 in Israele Sudafrica

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Il governo sudafricano si è detto “sconvolto” per la decisione della Commissione dell’Unione Africana (UA) di concedere lo status di osservatore nel blocco a Israele. In una dichiarazione pubblicata mercoledì 28 luglio, il governo sudafricano ha affermato che la mossa, descritta come “ingiusta e ingiustificata”, è stata presa “unilateralmente senza consultazioni con i suoi membri”. 

Israele ha ottenuto lo status di osservatore dell’UA venerdì 23 luglio, dopo 20 anni di sforzi diplomatici. In passato, aveva ricoperto tale ruolo all’interno dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA), scioltasi nel 2002 e sostituita dall’attuale Unione Africana. Da quel momento, i suoi tentativi di riconquistare lo status di osservatore sono stati a lungo ostacolati. Secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri israeliano, le nuove funzioni di Tel Aviv nell’organizzazione potrebbero consentire a Israele e all’UA di stringere una cooperazione più forte su vari aspetti, tra cui la lotta al coronavirus e la prevenzione “della diffusione del terrorismo estremista” nel continente africano.

Tuttavia, il governo del Sudafrica ha sottolineato che la decisione del blocco “è ancora più scioccante in un anno in cui il popolo oppresso della Palestina è stato perseguitato da bombardamenti distruttivi e continui insediamenti illegali della sua terra”. Il 10 maggio, in seguito alle proteste di Sheikh Jarrah, allargatesi presso altri luoghi di Gerusalemme, tra cui la moschea di al-Aqsa, si era giunti ad una violenta escalation delle tensioni tra Israele e Hamas. Le manifestazioni, finite in scontri, e le espulsioni forzate delle famiglie palestinesi dalle loro case, nella Gerusalemme Est occupata, erano arrivate al culmine, sfociando in un’offensiva della durata di 11 giorni. I bombardamenti sulla Striscia di Gaza avevano provocato la morte di almeno 260 persone, tra cui 66 bambini, nell’enclave assediata. Dall’altra parte, 13 israeliani erano rimasti uccisi a causa dei razzi lanciati da gruppi armati palestinesi. La tregua a Gaza, concordata il 21 maggio scorso, sembra ancora reggere. 

Il Sudafrica sostiene la causa palestinese, con relazioni diplomatiche formali stabilite nel 1995, un anno dopo la fine dell’apartheid. Nel 2019, il Paese ha deciso di declassare la sua ambasciata a Tel Aviv a ufficio di collegamento. Il territorio palestinese occupato possiede già lo status di osservatore presso l’UA. Il Sudafrica ha annunciato che chiederà a Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’UA, di informare gli Stati membri della decisione sperando che la questione venga discussa a livello di capi di Stato e di governo. “Il Sudafrica crede fermamente che finché Israele non sarà disposto a negoziare un piano di pace senza precondizioni non dovrebbe avere lo status di osservatore nell’UA”, ha affermato il governo.

Commentando con entusiasmo la mossa dell’Unione Africana, il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, ha dichiarato, il 23 luglio: “Questo è un giorno di festa per le relazioni Israele-Africa”. Il ministro ha poi osservato che ora, di fatto, il Paese intrattiene relazioni con 46 Stati africani. “Questo corregge l’anomalia che esiste da quasi due decenni ed è una parte importante del rafforzamento del tessuto delle relazioni estere di Israele”, si legge in una dichiarazione del Ministero degli Esteri. In una nota separata, Faki ha ricordato la posizione dell’UA sul conflitto israelo-palestinese, ribadendo che, per il blocco, una soluzione a due Stati era “necessaria per una coesistenza pacifica”. “Faki ha sottolineato che il percorso verso una pace e una stabilità durature richiede che il processo di pace e le soluzioni ricercate non solo siano accettabili, ma debbano garantire i diritti di tutte le parti”, si legge nella dichiarazione dell’UA. A maggio, Faki aveva condannato i bombardamenti di Israele contro Gaza, così come gli attacchi delle forze di sicurezza israeliane alla moschea di Al-Aqsa, affermando che l’esercito israeliano stava agendo “in aperta violazione del diritto internazionale”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione