Siria: contenzioso tra truppe USA e russe

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 14:37 in Russia Siria USA e Canada

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Mentre fonti locali siriane hanno riferito, il 29 luglio, di un presunto sconto tra le forze armate statunitensi e quelle russe nell’area Orientale di Hassakeh, l’ambasciatore della Federazione a Washington, Anatoly Antonov, ha sottolineato che i due Paesi hanno avviato un format per discutere della de-escalation in Siria.

Fonti locali siriane hanno diffuso, giovedì 29 luglio, un video che mostrava scontri tra le forze russe e quelle statunitensi nella campagna di Hassakeh, nella Siria Orientale. A riferirlo è stata la testata di opposizione SY-24, citata dall’agenzia di stampa Syrian Observer. Stando alle fonti, un gruppo di veicoli corazzati degli USA avrebbe bloccato una pattuglia affiliata a Mosca mentre passava i villaggi di Batrzan e Derni, nella campagna di Hassakeh. Gli scontri sviluppatisi in seguito non avrebbero causato né morti né feriti da ambo i fronti.

Nel frattempo, il giorno precedente Antonov ha dichiarato che la Casa Bianca e il Cremlino hanno concordato la linea da adottare al fine di avviare un dialogo costruttivo sulla situazione in Siria. L’agenzia di stampa siriana SANA ha poi citato le dichiarazioni rilasciate da Antonov. Quest’ultimo ha ricordato che durante il vertice tenutosi a Ginevra il 16 giugno, il presidente russo, Vladimir Putin, l’omologo statunitense, Joe Biden, hanno discusso della situazione in Siria. A seguito di tale epilogo, è stato avviato un dialogo costruttivo a livello di esperti ed entrambi i Paesi sono consapevoli “dell’importanza di mantenere la comunicazione continua nel quadro del meccanismo di prevenzione delle collisioni”.

La Russia ha fatto il suo ingresso nel panorama siriano il 30 settembre 2015, ponendosi a fianco delle forze associate al presidente del Paese, Bashar al-Assad, nel quadro del perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. A scontrarsi con l’esercito filogovernativo vi sono i gruppi ribelli, sostenuti dalla Turchia. Al contempo, le forze russe e l’esercito di Damasco sono impegnate nella lotta contro lo Stato Islamico, le cui operazioni interessano soprattutto le regioni centrali della Siria. In tale contesto, il 21 luglio, fonti locali hanno rivelato che la Russia ha continuato a lanciare attacchi aerei contro la regione di Badia, servendosi di missili altamente esplosivi.

In tale cornice, poi, nel corso degli ultimi colloqui di Astana, svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso, i partecipanti hanno concordato di estendere la tregua nel governatorato Nord-occidentale. Ad ogni modo, l’esercito di Assad non sembra essere disposto ancora a lasciare che i gruppi di opposizione prendano il controllo definitivo di Idlib. La Turchia, dal canto suo, ha istituito dal 2017 più di 65 postazioni militari nel Nord e nel Nord-Ovest della Siria, sulla base delle intese firmate con la Russia, ma, al contempo, si è ritirata da altre postazioni cadute sotto il controllo delle forze di Assad. Oltre Idlib, anche il Nord Est della Siria continua a rappresentare un’area al centro delle tensioni, che vedono protagoniste, tra gli altri, le Syrian Democratic Forces (SDF), le quali continuano ad essere bersaglio dello Stato Islamico.

L’intervento della Russia in Siria è stato accolto con sorpresa dagli osservatori internazionali. Secondo gli analisti, il fatto che il Cremlino si sia schierato con le forze governative è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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