Il Qatar fa passi avanti sulla strada del suo primo voto legislativo

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 17:36 in Medio Oriente Qatar

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L’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, ha approvato una legge elettorale in vista dei primi sondaggi legislativi del Paese, che si terranno a ottobre di quest’anno. Il voto riguarderà la nomina popolare di 30 membri del Consiglio della Shura, l’organo consultivo nazionale formato da 45 seggi. Gli altri 15 membri continueranno ad essere nominati dall’emiro. Tutti i componenti del Consiglio avranno gli stessi diritti e doveri, tra cui “l’approvazione della politica generale del governo e del bilancio”, nonché l’esercizio del controllo sull’autorità esecutiva, secondo una dichiarazione rilasciata, giovedì 29 luglio, dal Government Communication Office (GCO) del Qatar. I membri sono anche in grado di presentare proposte relative alle questioni pubbliche del governo. Il GCO ha affermato che le elezioni del Consiglio della Shura sono “un passo importante verso la promozione di una più ampia partecipazione dei cittadini” alla vita politica del Paese, in linea con la visione dello sceicco Al Thani. Il primo ministro Sheikh Khalid bin Khalifa Al Thani, che svolge anche il ruolo di ministro degli Interni, ha specificato che la nazione è stata divisa in 30 distretti elettorali, con un candidato eletto per ogni distretto.

La nuova legge stabilisce che i cittadini di età pari o superiore a 18 anni e il cui nonno sia nato in Qatar possano votare nei distretti in cui risiede la loro tribù o la loro famiglia. I candidati devono essere nazionalità qatariota e avere almeno 30 anni. I qatarioti rappresentano circa il 10% dei 2,7 milioni di abitanti del Paese, la maggior parte dei quali sono lavoratori stranieri.

Il Qatar, che tiene normalmente le elezioni comunali, ha bandito tutti i partiti politici. In un referendum del 2003, ha approvato una nuova Costituzione, che prevedeva elezioni parziali per il Consiglio della Shura. Negli ultimi mesi, ha lavorato allo sviluppo di procedure costituzionali e strumenti legislativi, inclusa la nuova legge elettorale. Nel novembre dello scorso anno, con diversi anni di ritardo, lo sceicco aveva ordinato la formazione di un comitato per organizzare il voto.

Separatamente, ma sempre nella giornata di giovedì 29 luglio, Al Thani ha nominato i nuovi ambasciatori in Egitto, Libia, Turchia e Cipro. Salem bin Mubarak al Shafi è stato scelto per Il Cairo. La sua nomina segna il ritorno di un diplomatico di rango in Egitto dopo la riconciliazione tra i due Paesi, sancita dall’accordo firmato ad Al Ula lo scorso gennaio. Quest’ultimo ha messo fine all’embargo economico e diplomatico contro Doha imposto nel 2017 dal cosiddetto quartetto arabo, che, oltre all’Egitto, comprende Arabia Saudita, Emirati e Bahrein. Il nuovo responsabile nominato dall’emiro per la missione in Libia è invece Khaled Muhammad Zabin al Zabin al Dosari, che servirà in qualità di ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso lo Stato libico. In Turchia l’emiro Al Thani ha scelto come nuovo ambasciatore un membro della famiglia reale, lo Sceicco Mohammed bin Nasser bin Jassim Al Thani, confermando i rapporti strategici tra i due Paesi. Infine nella Repubblica di Cipro, ha nominato come nuovo ambasciatore straordinario e plenipotenziario Ali Yousef Abdul Rahman al Mulla. Il Cairo aveva nominato a giugno un ambasciatore in Qatar, a seguito di un’analoga mossa di Riad. Gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain, invece, devono ancora ripristinare i rapporti diplomatici. 

In tale quadro, dal 5 gennaio scorso, Doha è stata al centro di un progressivo disgelo delle tensioni con i vicini del Golfo, a seguito della dichiarazione siglata nella città saudita di al-Ula, che ha posto fine alla cosiddetta crisi del Golfo. Quest’ultima era scoppiata precisamente il 5 giugno 2017, quando Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrain avevano imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico. La decisione era nata in seguito alle accuse rivolte a Doha per via del suo presunto sostegno e finanziamento di gruppi terroristici, tra cui Hamas ed Hezbollah, e dell’appoggio all’Iran, principale rivale di Riad nella regione. Da quel momento, i quattro Paesi avevano chiuso i loro confini marittimi, terrestri e aerei con il Qatar. Doha ha ripetutamente negato le accuse nei suoi confronti e ha più volte affermato che non vi era “alcuna giustificazione legittima” per la rottura dei rapporti. Poi, il 5 gennaio scorso, i Paesi fautori del blocco hanno deciso di porre ufficialmente fine alla crisi e, nella dichiarazione finale di al-Ula, hanno affermato di voler unire i propri sforzi per far fronte alle minacce comuni, Iran in primis. Nelle settimane successive, i Paesi coinvolti hanno gradualmente aperto le proprie frontiere al Qatar.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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