Pakistan: nuovo attacco contro cittadini cinesi

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 18:36 in Cina Pakistan

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La polizia pakistana ha reso noto che almeno un cittadino cinese è rimasto ferito in una sparatoria avvenuta il 28 luglio nella città meridionale di Karachi.

Le autorità locali hanno precisato che due uomini armati e mascherati a bordo di una moto hanno sparato contro un’auto che trasportava due cittadini cinesi. Questi ultimi stavano lavorando in una fabbrica a Karachi e uno di loro è stato ferito al braccio. Il direttore della polizia nel distretto di Karachi,  Javed Akbar Riaz, il ha reso noto che i feriti sono in condizioni stabili e che non sono stati colpiti in alcuna area sensibile del corpo.

Il 28 giugno, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha affermato che la Cina sta prestando molta attenzione alla vicenda, specificando che, attualmente, il caso è ancora oggetto di indagine. Zaho ha parlato di un incidente isolato e ha dichiarato che la Cina ha piena fiducia nella protezione dei cittadini e delle proprietà cinesi in Pakistan.

L’attacco del 28 luglio è arrivato dopo che, il 14 luglio 9 cittadini cinesi erano morti in un’esplosione insieme ad altre 4 persone, quando un attentatore suicida alla guida di un veicolo carico di esplosivo aveva cercato di colpire due autobus che trasportavano lavoratori cinesi diretti alla diga di Dasu, nel Nord del Pakistan, e partiti dalla cittadina di Barseen.  Cina e Pakistan hanno parlato di attacco terroristico ma la responsabilità dei fatti non era stata rivendicata da alcun gruppo.  Il 28 luglio, le autorità hanno arrestato due persone sospettate di aver avuto un ruolo nella vicenda e si tratterebbe di due fratelli provenienti da Quetta, nel Balochistan.

 Il progetto idroelettrico Dasu fa parte del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) che sarà realizzato da Pechino e Islamabad nell’ambito del grande progetto infrastrutturale e di finanziamenti delle Nuove Vie della Seta e nel quale il governo cinese intende investire circa 62 miliardi di dollari.

La presenza cinese in Pakistan è stata colpita da più attacchi. Tra gli ultimi, l’11 maggio 2019, un uomo armato aveva ucciso 8 persone in un hotel di lusso della città portuale di Gwadar, uno snodo fondamentale del progetto delle Nuove Vie della Seta, in quanto rappresenta un importante punto di convergenza tra le rotte terrestri e marittime dell’iniziativa, dove l’azienda statale cinese China Overseas Port Holding Company gestisce le attività del porto. Il 29 giugno 2020, invece, un altro attentato, poi sventato, era stato indirizzato al Mercato azionario del Pakistan, posseduto in parte da aziende cinesi. In entrambi i casi, gli attentati erano stati rivendicati dall’Esercito di Liberazione del Balochistan, con sede in Afghanistan e ritenuto un’organizzazione terroristica da Pakistan, USA e Regno Unito.

Nella provincia pakistana del Balochistan sono attivi gruppi separatisti di etnia baloch che, da anni, starebbero portando avanti insurrezioni nell’area, dove sono però presenti anche gruppi di estremisti islamici e di talebani. La provincia è caratterizzata da povertà diffusa, nonostante disponga di ricche risorse naturali e gli abitanti hanno spesso lamentato di non ricevere una parte della ricchezza derivante dal gas e dai minerali.

Tra gli ultimi attacchi realizzati con autobomba vi sono stati, invece, quelli dello scorso 4 luglio e del 21 aprile avvenuti rispettivamente a Lahore e Quetta. In quest’ultimo caso, L’organizzazione dei talebani pakistani, nota come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), aveva rivendicato la responsabilità dell’attacco contro un hotel di Quetta, capoluogo del Balochistan, che ospitava l’ambasciatore cinese nel Paese, Nong Rong, e che ha provocato 5 morti e 12 feriti. Nel primo caso, invece, Islamabad aveva accusato l’India di aver organizzato un attentato eseguito per mezzo di autobomba il 23 giugno scorso a Lahore, nella provincia pakistana del Punjab.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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