Marocco: arrestato un cittadino cinese di etnia uigura, rischia l’estradizione

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 20:33 in Cina Marocco

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Le autorità marocchine hanno arrestato un cittadino cinese che è stato definito dai media occidentali “un attivista di etnia uigura” ed identificato come Yidiresi Aishan, il 20 luglio, dopo che l’uomo è atterrato all’aeroporto internazionale Mohammed V dove è arrivato da Istanbul. Al momento, Aishan è detenuto al Tiflet Detention Centre, secondo quanto affermato da un avvocato turco assunto dalla sua famiglia.

Il 27 luglio, il direttorato per la sicurezza nazionale del Marocco ha reso noto che l’uomo era stato oggetto del cosiddetto “avviso rosso” emesso dall’Interpol in quanto sospettato di appartenere ad un’organizzazione contrassegnata come gruppo terroristico. Tale genere di avviso è stato emesso dall’Interpol su richiesta della Cina che vorrebbe l’estradizione dell’uomo. Le autorità marocchine hanno informato l’Interpol e le autorità cinesi dell’arresto e il cittadino cinese è stato deferito ai pubblici ministeri in attesa della procedura di estradizione. Al momento, non sono stati resi noti i dettagli delle accuse a suo carico.

La polizia marocchina non aveva rivelato il nome dell’uomo che è stato invece reso noto dall’organizzazione Safeguard Defenders, specializzata in casi di persone arrestate dalla Cina. Secondo fonti del The Guardian, alcuni attivisti temono che Aishan sarà estradato in Cina e ritengono che l’arresto sia stato “politicamente motivato” e  faccia parte di una campagna volata a “dare la caccia” a presunti dissidenti all’estero. Safeguard Defenders ha fatto appello agli ambasciatori marocchini a Washington e Bruxelles per non estradare Aishan.

Secondo quanto riportato da un suo amico, Abduweli Ayup, Aishan è un ingegnere informatico di 33 anni, ha una moglie e tre figli e dal 2012 risiedeva regolarmente in Turchia dove ha lavorato come web designer e attivista. In particolare, Aishan aveva lavorato per un giornale online della diaspora uigura e aveva assistito altri attivisti nella divulgazione sui media e nella raccolta di testimonianze su abusi perpetrati nella provincia cinese dello Xinjiang. Dopo ripetuti arresti in Turchia tra il 2016 e il 2018, Aishan aveva lasciato Istanbul per Casablanca, nella sera del 19 luglio. Una volta arrivato, il 24 luglio, Aishan avrebbe chiamato sua moglie Zeynure dicendole che sarebbe stato deportato.

La consorte di Aishan ha affermato che le autorità carcerarie di Casablanca non hanno permesso alcuna visita al marito, del quale ha più notizie dalla loro ultima conversazione telefonica. Zeynure ha affermato di non credere che suo marito potrebbe aver commesso alcun crimine in Cina, prima di lasciare il Paese nel 2012, subito dopo la laurea alla China University of Petroleum nella provincia di Shandong. Zeynure e altri membri della comunità uigura hanno avviato una petizione online per sollecitare l’intervento dell’ambasciata francese in Marocco, che, il 29 luglio, ha raccolto quasi 1.800 firme. Nella stessa giornata, un membro del Congresso degli Stati Uniti, Chris Smith, ha dichiarato che chiederà al Marocco di interrompere la procedura di estradizione

Il Marocco ha firmato un accordo per l’estradizione con la Cina nel 2016 che è stato ratificato lo scorso gennaio. L’Interpol ha, invece, circa 66.000 avvisi rossi validi, che sono una richiesta alle forze dell’ordine di tutto il mondo per localizzare e arrestare provvisoriamente la persona ricercata. Tra i 7.688 avvisi resi pubblici, 35 provengono dalla Cina.

Secondo Paesi per lo più occidentali, la Cina avrebbe perpetrato violazioni dei diritti umani degli uiguri, e non solo, nella regione dello Xinjiang, adottando politiche di repressione nei loro confronti che prevedrebbero anche i lavori forzati. In base a stime di Human Rights Watch (HRW), Pechino avrebbe rinchiuso almeno un milione di uiguri in campi rieducativi dal 2016, avrebbe causato scomparse, torturato gli uiguri in custodia delle proprie autorità e portato avanti processi poi conclusi in sentenze di morte. Gli USA, poi, lo scorso 19 gennaio, sono stati, invece, il primo Paese ad accusare formalmente la Cina di genocidio e crimini contro l’umanità nei confronti della minoranza musulmana uigura nella regione dello Xinjiang. 

Il governo di Pechino, però, ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” nello Xinjiang sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza turcofona uigura nello Xinjiang. In particolare, per Pechino, tra gli uiguri vi sarebbero dei militanti coinvolti nell’organizzazione terroristica East Turkestan Islamic Movement (ETIM), fondata nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti proprio dalla regione autonoma cinese dello Xinjiang, il cui obiettivo sarebbe quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi allo Xinjiang.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione