L’Armenia accusa l’Azerbaigian di violare il cessate il fuoco e chiede a Mosca di schierare le proprie truppe

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 11:26 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha dichiarato, giovedì 29 luglio, che, nonostante la tregua, l’Esercito di Erevan ha registrato un ferito a causa degli scontri nell’area Nord-Occidentale del confine azero-armeno. Intanto, il governo armeno ha richiesto alla Russia di dispiegare le proprie truppe lungo il confine per limitare le violazioni.  

A riportarlo è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, citando il comunicato ministeriale del suddetto Dipartimento. Gli scontri si sono acuiti a partire dalle 8:40 del mattino, ora locale, nella regione armena di Gegharkunik, quando le Forze Armate di Baku hanno aperto il fuoco contro le postazioni armene. Al momento, il Ministero della Difesa di Erevan ha riferito che la situazione lungo il confine sembra essersi stabilizzata.

Dall’altra parte, il Dipartimento della Difesa dell’Azerbaigian ha dichiarato che le proprie Forze Armate stanno rispettando le nuove misure di cessate il fuoco, entrate in vigore il giorno precedente. “Le informazioni diffuse dalla parte armena sulla presunta violazione del cessate il fuoco non corrispondono alla realtà”, si legge nella nota ministeriale di Baku.

Nel frattempo, il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha esortato la Russia a schierare le proprie truppe lungo con confine con l’Azerbaigian.  “Tenendo conto della situazione attuale, penso che abbia senso considerare il dispiegamento delle unità di frontiera russe lungo l’intera lunghezza del confine armeno-azero”, ha dichiarato Pashinyan. Il premier di Erevan ha poi sottolineato che la presenza delle Forze Armate russe consentirebbe di facilitare le operazioni di delimitazione e di demarcazione frontaliera, le quali sono alla base della decennale disputa tra i due Paesi.

Gli ultimi sviluppi giungono a seguito degli intensi scontri a fuoco che sono stati registrati il giorno precedente. Il 28 luglio, a partire dalle 4:00 del mattino ora locale, si sono intensificati i combattimenti tra Azerbaigian e Armenia nell’area Nord-Occidentale del confine. Secondo i dati resi noti, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti. Dall’altra parte, agenzia di stampa azere hanno riferito che il bilancio dei feriti si attestava a quota 3. Le aree prese d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella provincia di Gegharkunik.

A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un nuovo cessate il fuoco. Nel corso della mattinata, i Ministeri della Difesa di Armenia e Azerbaigian hanno dichiarato di aver accettato le nuove misure.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro dei perduranti bombardamenti, dove l’ultimo episodio di violenze si è verificato qualche giorno prima, il 24 luglio, nella regione azera di Kelbajar e presso quella armena di Gegharkunik. In tale occasione, Erevan ha riferito che tre militari armeni erano rimasti feriti. Parallelamente, Baku ha dichiarato la morte di un proprio soldato. Nonostante le continue violazioni del cessate il fuoco del 9 novembre 2020, nell’ultimo periodo le autorità di Baku e Erevan stanno tentando di giungere ad un accordo per normalizzare il decennale conflitto e porre fine al contenzioso territoriale.

Sono numerosi gli attori internazionali impegnati nel ruolo di mediatori al fine di normalizzare l’ormai decennale conflitto transfrontaliero. Tra questi, è importante menzionare Stati Uniti, Francia, Russia, Turchia e Iran.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 5 luglio e il 12 giugno, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

La storica disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Le tensioni si sono acuite a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre Erevan ha accusato l’Azerbaigian di essersi servito di tale “preteso” per avanzare. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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