La polizia di Parigi indaga sull’attacco all’ambasciata cubana

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 7:30 in Cuba Francia

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Il Ministero degli Esteri francese ha condannato, il 27 luglio, l’attentato con bombe molotov contro la delegazione diplomatica cubana a Parigi e ha anche annunciato un’inchiesta al riguardo per determinare i responsabili di questo atto che ha causato danni materiali che, pur non lasciando vittime, hanno messo in pericolo la vita di diverse persone. Il Ministero degli Esteri francese ha aggiunto di aver rafforzato il dispositivo di sicurezza attorno alla sede diplomatica.

L’Avana ha denunciato che l’ambasciata cubana a Parigi è stata oggetto di un attacco terroristico, il 26 luglio, e ha accusato gli Stati Uniti dell’aggressione. “Ritengo il Governo americano responsabile delle sue continue campagne contro il nostro Paese, incoraggiando questi comportamenti e facendo appelli alla violenza” ha dichiarato, su Twitter, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez. Secondo le informazioni del Ministero degli Esteri latino-americano, l’attacco è avvenuto alle 23:45, dopo l’esplosione di 3 bombe molotov, 2 delle quali fuori dall’ambasciata e una dentro, provocando un incendio che è stato spento dai funzionari della missione.

Diversi leader politici hanno dichiarato che “è tempo di intraprendere una nuova strada” nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba e hanno fatto un “appello pubblico a respingere le crudeli politiche attuate da Trump, che hanno creato tanta sofferenza tra il popolo cubano”. L’attuale presidente americano, Joe Biden, ha promesso, durante la sua campagna elettorale, che avrebbe ripreso la politica di riavvicinamento con l’isola dell’ex capo di Stato, Barack Obama. Tuttavia, dopo essere entrato alla Casa Bianca, ha mantenuto tutte le sanzioni imposte da Trump, inclusa l’aggiunta del Governo latino-americano a un elenco di Paesi sponsor del terrorismo. Inoltre, in seguito alla gestione delle recenti proteste antigovernative, il presidente degli USA ha dichiarato che “Cuba è, purtroppo, uno Stato fallito che reprime i suoi cittadini”.

Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel ha risposto, il 17 luglio, alle dichiarazioni del suo omologo statunitense, sostenendo che “gli Stati Uniti hanno fallito nel loro tentativo di distruggere Cuba”. “Uno Stato fallito è quello che, per compiacere una minoranza reazionaria e ricattatrice, è in grado di ignorare la volontà della maggioranza dei cubani, degli americani e della comunità internazionale”, ha affermato il presidente latino-americano, aggiungendo che se Biden avesse “una sincera preoccupazione umanitaria per il popolo cubano, potrebbe eliminare le 243 misure applicate dall’ex presidente americano”.

Migliaia di persone si sono radunate, il 17 luglio, all’Avana per protestare contro l’embargo imposto dagli Stati Uniti. I partecipanti all’atto pro-governativo sono stati convocati all’alba nella zona conosciuta come La Piragua, che si trova nel quartiere del Vedado ed è molto vicina alla sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti. Alla manifestazione, organizzata dal Governo cubano, hanno partecipato anche l’ex presidente della nazione delle Antille, Raúl Castro, e l’attuale presidente del Paese. Díaz-Canel, che è visto come uno dei più strenui difensori della rivoluzione cubana, si è mostrato fedele al modello castrista del socialismo di stato a Cuba e ha consentito un’espansione molto limitata del settore privato, mantenendo il monopolio dello Stato sulla produzione, il commercio, l’istruzione, la sanità e la comunicazione rimanendo sempre in linea con i desideri del suo predecessore.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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