I dissidenti delle FARC rivendicano l’attentato al presidente Duque

Pubblicato il 29 luglio 2021 alle 13:15 in America Latina Colombia

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I dissidenti della guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) hanno rivendicato l’attacco all’elicottero su cui viaggiava il presidente della Colombia, Iván Duque. Attraverso un video di circa 5 minuti diffuso sui social network, il gruppo ha indicato di assumere “responsabilmente le azioni compiute contro la forza pubblica”, tra queste quello della 30° brigata dell’esercito a Cúcuta, quartier generale militare degli Stati Uniti, e quello del presidente Duque.

I dissidenti delle FARC, guidati da Néstor Vera, alias ‘Iván Mordisco’, e Miguel Botache, noto anche come ‘Gentil Duarte’, hanno avvertito che gli attacchi continueranno e si sono anche assunti la responsabilità di altri attacchi lanciati contro le basi militari nel Norte de Santander e le infrastrutture minerarie di diverse aziende private.

Dopo aver appreso la notizia, Duque ha specificato, tramite Twitter, che questi video sarebbero stati “registrati dal Venezuela per la loro vigliaccheria, sapendo dei colpi che gli sono stati già inflitti”. “Non ci intimidiscono. Continueranno a cadere davanti alla forza pubblica “, ha sottolineato il presidente. Nei giorni scorsi, le autorità colombiane hanno annunciato la cattura di 6 persone, tra cui il capitano dell’esercito, Andrés Medina Rodríguez, per la sua presunta partecipazione all’attacco, avvenuto quando Duque si stava preparando per atterrare a Cúcuta, nel Nord-Est della Colombia.

Il ministro della Difesa, Diego Molano, ha riferito di aver appreso anche di un altro piano per assassinare il capo di Stato, in cui sarebbe coinvolta anche Medina Rodríguez, alias “El Capi”, che fa parte del gruppo delle FARC.

Il 25 giugno, l’elicottero presidenziale su cui viaggiava Duque è stato colpito da 6 proiettili mentre si avvicinava all’aeroporto di Cúcuta in compagnia dello stesso Molano, del ministro degli Interni, Daniel Palacios, e di diverse autorità locali. Fortunatamente, ne sono usciti tutti illesi. Sei persone, che sarebbero coinvolte nell’attacco contro il presidente della Colombia, sono state catturate, il 19 luglio, a Cúcuta e Tibú, nel Norte de Santander. Tra gli arrestati, ci sono un ex membro delle FARC, una scorta dell’Unità nazionale di protezione (Unp), un ex capitano dell’esercito insieme a suo padre e una donna che lavorava nell’area vigilanza dell’aeroporto di Cucuta. Questo è il primo attacco contro un capo di Stato colombiano in circa 20 anni.

Il Governo della Colombia ha chiesto agli Stati Uniti, il 26 luglio, di dichiarare il Venezuela un Paese che promuove il terrorismo, perché “sta proteggendo i dissidenti delle FARC e dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN”. Il ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, ha respinto le accuse rilasciate dal presidente della Colombia, definendolo “cinico”. Arreaza ha assicurato che Duque “sta dando la colpa al Venezuela” per cercare di nascondere i problemi del suo Paese. “La Colombia è piena di violenza e di gruppi armati. La sua economia si affida al traffico di droga e ci sono massacri e attentati quotidiani di leader sociali”, ha affermato il ministro degli Esteri venezuelano.

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Ludovica Tagliaferri

 

di Redazione

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