Tunisia: richiesta una “road map”, Ennahda favorevole a elezioni anticipate

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 9:59 in Africa Tunisia

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Mentre il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha continuato a rassicurare la società tunisina e la comunità internazionale, affermando di voler preservare un “percorso democratico pluralistico”, i circoli politici hanno richiesto una road map che delinei le mosse future. Nel frattempo, il partito islamista Ennahda si è detto disposto a indire elezioni legislative e presidenziali.

Dal 25 luglio, la Tunisia è precipitata nel caos, dopo che il presidente tunisino ha annunciato l’estromissione del primo ministro, Hichem Mechichi, e l’interruzione delle attività parlamentari per 30 giorni. Tra le misure prese da Saied vi è stata anche la sospensione dell’immunità per tutti i deputati, mentre il capo di Stato ha assunto la guida dell’esecutivo, in collaborazione con un nuovo governo e un premier che verrà nominato da lui stesso. Nella giornata del 26 luglio, poi, anche i ministri della Difesa e della Giustizia, Ibrahim Bartaji e Hasna Ben Slimane sono stati estromessi dal loro incarico, mentre Saied ha assegnato al direttore della sicurezza presidenziale, a lui vicino, la supervisione del Ministero degli Interni.

Un quadro simile ha destato preoccupazione a livello sia nazionale sia internazionale, in un periodo in cui la Tunisia era già testimone di instabilità a livello economico, politico e sociale. Saied, da parte sua, ha riferito, in più occasioni, che le sue decisioni, volte a “salvare lo Stato e il popolo tunisino”, sono in linea con la Costituzione e che non si è trattato di un “colpo di Stato”, così come affermato dal leader di Ennahda, Rachid Ghannouchi. In tale quadro si inserisce la dichiarazione del ministro degli Esteri tunisino, Othman Jerandi, che, in conversazioni telefoniche con i suoi omologhi di Turchia, Francia, Italia, Germania, Unione Europea e con l’Alto Commissario per i diritti umani, ha affermato che la Tunisia intende proseguire sulla strada della democrazia e che le misure adottate mirano a preservare il percorso intrapreso, le istituzioni costituzionali e a raggiungere la pace sociale. Lo stesso presidente, ha riferito Jerandi, desidera rispettare i diritti e le libertà e il principio di uguaglianza tra i cittadini davanti alla legge, senza pregiudicarli in alcun modo. Inoltre, le misure stabilite 25 luglio, a detta del ministro, sono straordinarie e in linea con la Costituzione, e rimarranno in vigore fino a quando lo Stato e le istituzioni saranno in pericolo.

Nel frattempo, diversi esponenti politici tunisini ed enti “ufficiali” hanno chiesto al capo di Stato di stabilire una road map chiara e misure volte a risanare un quadro economico in continuo deterioramento, accompagnato da un peggioramento della situazione epidemiologica, a causa della pandemia di Covid-19. Inoltre, Saied è stato esortato dalla Confederazione generale del lavoro tunisina a prendere decisioni radicali per correggere il corso della “transizione democratica”, che sembra aver subito deviazioni. Ciò, è stato specificato, dovrebbe avvenire elaborando una tabella di marcia e misure concrete da attuare secondo un calendario specifico.

In tale quadro, Ennahda, partito tunisino di orientamento islamista moderato, guidato dal presidente del Parlamento, Rachid Ghannouchi, ha riferito, il 27 luglio, di voler formare un “fronte nazionale” volto a contrastare, in modo pacifico, le decisioni del presidente, esercitando pressioni per ritornare a un “sistema democratico”. Consapevole delle motivazioni alla base delle proteste degli ultimi tempi e della legittimità delle rivendicazioni sociali, economiche e politiche, per Ennahda la Tunisia dovrebbe intraprendere un dialogo nazionale e fare scelte collettive in grado di risolvere le sue crisi. Al contempo, gli oppositori di Saied si sono detti pronti ad andare ad elezioni anticipate, nell’interesse del “percorso democratico”. A detta del partito islamista, qualsiasi ritardo potrebbe portare a un “regime autocratico”. Tuttavia, come affermato da un ex leader di Ennahda, Noureddine Bhiri, prima di andare alle urne, è necessario riprendere le attività in Parlamento e porre fine al controllo dell’esercito.

Ghannouchi ha poi riferito che i gruppi che hanno preso d’assalto gli uffici del proprio partito nel corso delle manifestazioni del 25 luglio, all’origine della mossa di Saied, erano state organizzate online, e sarebbero stati i medesimi individui, vicini a “movimenti anarchici”, ad essere scesi in piazza per festeggiare l’estromissione del premier e l’interruzione delle attività parlamentari. Pertanto, Saied avrebbe collaborato con forze non democratiche per rovesciare funzionari eletti secondo diritti costituzionali, con l’obiettivo di sostituirli con membri della propria “setta”. Ghannouchi, il quale si è visto bloccato davanti alla sede del Parlamento nella mattina del 26 luglio, ha aggiunto che le attività parlamentari continueranno da remoto e ha messo in luce come il tentativo di Saied di centralizzare i processi decisionali e gran parte delle funzioni statali sia giunto in un momento di crisi per la Tunisia. Tali crisi, per il presidente parlamentare, dovrebbero essere affrontate, senza creare ulteriori problemi o “conflitti ideologici” e senza far precipitare il Paese Nord-africano in un’ondata di violenza.

  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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