Attacco informatico paralizza i porti del Sudafrica

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 9:13 in Africa Sudafrica

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Il 27 luglio, la società di logistica statale sudafricana Transnet ha riferito che i principali terminali portuali del Paese hanno subito un grave attacco informatico e i lavori per ripristinare i sistemi erano in corso. 

L’attacco è iniziato il 22 luglio e la società non è riuscita a bloccare l’accesso dall’estero ed è stata costretta a passare ai sistemi manuali, per gestire il porto. In una lettera datata 26 luglio inviata ai propri clienti, Transnet ha comunicato che avrebbe fatto ricorso ad una clausola che impedisce ad una parte di adempiere a un contratto, a causa di circostanze esterne e impreviste. Quindi, la società afferma di aver subito un “attacco informatico, un’intrusione nella sicurezza e un sabotaggio”, che ha provocato l’interruzione delle operazioni. Il 27, l’azienda ha sottolineato che attende di ripristinare i sistemi “presto”, a seguito di “significativi progressi”. 

I porti che sono stati interessati sono quelli di Cape Town, Port Elizabeth, Ngqura e Durban, il più trafficato dell’Africa subsahariana. Gli effetti completi di questa interruzione, che si è verificata al culmine della stagione delle esportazioni di agrumi, non sono ancora stati quantificati. Tuttavia, questi rischiano di essere devastanti per l’economia sudafricana, che è già in sofferenza per le conseguenze dei disordini nelle province di KwaZulu-Natal e del Gauteng e a causa di un anno e mezzo di restrizioni dovute al Covid-19. “Gli ultimi giorni sono stati il chiodo nella bara”, ha dichairato Dave Watts, consulente della South African Association of Freight Forwarders. “Fino a questa mattina nulla si è mosso fuori dai porti, zero, da giovedì”, ha aggiunto. “È un incubo. È solo una catastrofe, francamente”, ha sottolineato. 

L’economia sudafricana si è leggermente ripresa dagli effetti della pandemia di COVID-19 del 2020, con una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) prevista fino al 3,1% nel 2021. Tuttavia, la disoccupazione è cresciuta di oltre il 32%, in una società classificata come una delle più diseguali al mondo, con un coefficiente Gini di 63 e più della metà della popolazione che vive in povertà. Inoltre, la ripresa economica del Sudafrica è stata compromessa anche da un altro blocco, dovuto ad una una terza ondata di coronavirus che ha visto più di 2.500 morti nella settimana dall’8 al 15 luglio.

In aggiunta, il Sudafrica ha dovuto affrontare i più gravi disordini degli ultimi decenni, a partire dal 10 luglio, quando le proteste per l’incarcerazione dell’ex presidente, Jacob Zuma, hanno portato a una spirale di violenza e saccheggi. Le manifestazioni si sono trasformate in disordini che hanno posto l’accento sulla disuguaglianza e la povertà che caratterizzano il Paese. “Le comunità lasciate indietro nella società più diseguale del mondo si sentono irritate dal sistema e si stanno agitando”, ha dichairato il professor Mcebisi Ndletyana, un analista politico intervistato da al-Jazeera. “Questa rabbia ribolle sotto la superficie da decenni e potremmo assistere a una rivoluzione dei poveri che viene sfruttata dai criminali che beneficiano dei disordini”, ha aggiunto. Migliaia di aziende sono state saccheggiate o costrette a chiudere i battenti per paura delle violenze.

Il governo sudafricano ha dispiegato oltre 20.000 soldati per supportare la polizia nella gestione dei disordini e il numero delle vittime ha superato le centinaia. Intanto, almeno 2.200 persone sono state arrestate, secondo quanto ha riferito il ministro ad interim alla Presidenza, Khumbudzo Ntshavheni, il 15 luglio, assicurando che Johannesburg era tornata alla calma. Il 16 luglio, il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha assicurato alla nazione che la situazione si stava stabilizzando nella maggior parte delle aree colpite. Tuttavia, il presidente ha sottolineato che la distruzione costerà al Paese miliardi di rand. “Spegneremo gli incendi che infuriano, fino all’ultima brace”, ha dichiarato. Questo ha poi aggiunto che usando il pretesto di un risentimento politico, le persone che si celano dietro questi disordini hanno cercato di provocare un’insurrezione popolare. “Hanno cercato di sfruttare le condizioni sociali ed economiche in cui vivono molti sudafricani”, ha sottolineato.

 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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