Siria, Daraa: la tregua non regge

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 12:12 in Medio Oriente Siria

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L’accordo raggiunto nel governatorato di Daraa, nel Sud della Siria, tra il governo di Damasco e i gruppi locali affiliati all’Esercito Siriano Libero (ESL), a sua volta appoggiato da Ankara, sembra non aver portato alla tregua auspicata.

Il riferimento va all’intesa raggiunta nella sera del 25 luglio da delegati del governo di Damasco, legati al presidente Bashar al-Assad, e membri del Comitato centrale di Daraa, volta a evitare, secondo i notabili locali, “spargimenti di sangue”. Oltre a stabilire la formazione di un comitato congiunto per favorire il reinsediamento di circa 135 giovani e ricercati residenti nella zona, gli abitanti di Daraa hanno accettato di consegnare le armi individuali richieste dall’esercito siriano, in cambio della fine delle “operazioni provocatorie” di Damasco. Inoltre, è stata concordata la riapertura dei valichi chiusi nelle scorse settimane, e il divieto per le forze di Assad di schierarsi in alcuni punti della regione, tra cui Daraa al-Balad.

L’accordo è giunto dopo che, per circa 28 giorni, le forze filogovernative hanno assediato l’area di Daraa al-Balad, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie. Si trattava di una “misura punitiva” derivante dal rifiuto della popolazione di questi quartieri di partecipare alle ultime elezioni presidenziali. Secondo alcuni, obiettivo del governo siriano era convincere la popolazione di Daraa a consegnare le armi, sia pesanti sia leggere, in loro possesso, al fine ultimo di scongiurare nuove ondate di mobilitazione. In cambio, Damasco aveva riferito che avrebbe ritirato le “commissioni armate locali” ad essa affiliate.

Stando a quanto riferito da Horan Free League, un’organizzazione mediatica attiva nel Sud della Siria, il 27 luglio, le due parti hanno tenuto un nuovo round di negoziati, rivelatosi inconcludente. Nello specifico, Damasco insiste sul dispiegamento di proprie forze nella regione, mentre il Comitato centrale continua a opporsi, chiedendo che venga rispettato quanto concordato il 25 luglio, ovvero l’ingresso dei soli membri della 15esima divisione, che dovrebbero stanziarsi in punti specifici. Inoltre, la popolazione locale ha accusato le forze filogovernative di aver lanciato colpi di mortaio contro il Sud di Daraa al-Balad, causando vittime civili, di cui 2 morti e 3 feriti. Secondo quanto riferito, nel pomeriggio del 27 luglio, membri della “Quarta Divisione” hanno condotto raid e operazioni di ricerca nelle aree meridionali e orientali di Daraa al-Balad, derubando le abitazioni civili, mentre i giovani locali hanno risposto sparando in aria, esortando i soldati di Assad a non avvicinarsi più. Uno scenario simile ha portato i notabili e gli sceicchi di Daraa a chiedere che gli abitanti siano trasferiti dalla zona di Daraa al-Balad verso “un luogo sicuro”, mentre numerosi cittadini si sono già diretti verso Daraa al-Mahatta, per sfuggire agli attacchi delle forze damascene.

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia.

Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. Alcuni cooperano con le istituzioni statali, altri si sono uniti al contingente dell’esercito del regime appoggiato dalla Russia. Pertanto, i diversi gruppi di opposizione del governatorato di Daraa sono in parte appoggiati da Mosca, con particolare riferimento a quelli stanziati a Nord e Nord-Est, mentre altri ricevono il sostegno di Teheran e di Hezbollah. Nonostante l’accordo, sin dal 2018, Daraa è stata teatro di agguati, oltre che di omicidi e attentati che hanno preso di mira civili e personale militare, sia dalle forze di Assad sia da coloro che in precedenza lavoravano all’interno dei gruppi di opposizione. Fonti per i diritti umani del Sud della Siria affermano che il governatorato di Daraa è stato testimone di circa 30-60 omicidi al mese.

Al momento, secondo alcuni analisti, Damasco starebbe provando a compromettere l’accordo del 2018, nel tentativo di “imporre un fatto compiuto”.La regione meridionale era stata oggetto di nuove tensioni già tra gennaio e febbraio 2021. Queste avevano portato il governo siriano a minacciare un’operazione militare, nel caso in cui i gruppi locali di Daraa non avessero accettato le sue richieste, ovvero deporre le armi e trasferire cittadini, perlopiù ex combattenti dei gruppi di opposizione, verso Idlib, la regione del Nord-Ovest siriano tuttora controllata dalle fazioni ribelli. Poi, l’8 febbraio le due parti hanno raggiunto un’intesa che ha scongiurato una nuova escalation. 

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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