Nicaragua: continuano gli arresti contro i membri dell’opposizione

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 12:10 in America centrale e Caraibi

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La polizia nicaraguense ha arrestato, il 26 luglio, il politologo José Antonio Peraza, leader dell’Unità nazionale blu e bianca (UNAB), su cui sta indagando per presunti crimini di “tradimento contro la patria”. L’arresto di Peraza è avvenuto 48 ore dopo che gli oppositori Noel Vidaurre e Jaime Arellano erano stati posti agli arresti domiciliari. A partire dal 2 giugno, il Governo dell’attuale presidente del Paese, Daniel Ortega, ha incarcerato 29 avversari politici, tra cui 7 candidati alla presidenza.

Secondo la polizia, José Antonio Peraza è indagato per “atti che minano l’indipendenza, la sovranità e l’autodeterminazione incitando all’interferenza straniera negli affari interni” e per “aver richiesto interventi militari, organizzandosi con finanziamenti da potenze straniere per compiere atti di terrorismo e destabilizzazione, proponendo blocchi economici e commerciali”, ha indicato il verbale di polizia, sottolineando che sono reati previsti dalla legge 1055.

Peraza è membro del Grupo Promotor de Reformas Electorales (GPRE), un organismo della società civile che ha cercato di modificare il sistema elettorale in vista delle elezioni del 7 novembre, in cui Ortega cercherà la sua terza rielezione consecutiva. Nell’intervista ha affermato che il Governo non ha soddisfatto nessuna delle “condizioni abilitanti” stabilite dal GPRE per andare a elezioni libere, né le riforme proposte dall’Organizzazione degli Stati americani (OAS).

In seguito agli arresti di diversi oppositori politici, gli Stati Uniti hanno ritirato i visti a 100 funzionari nicaraguensi, accusandoli di essere coinvolti nella “crescente repressione” attuata dal presidente latino-americano. Le restrizioni hanno interessato diversi membri dell’assemblea e del sistema giudiziario nicaraguense, inclusi Pubblici Ministeri e giudici, nonché alcuni dei loro familiari.

Ortega ha giustificato gli arresti dicendo che la sua amministrazione stava perseguendo i criminali che tentavano di tramare un colpo di Stato contro di lui. Tuttavia, la società civile e diversi gruppi per i diritti umani hanno accusato il presidente del Paese di “crescente autoritarismo”. José Miguel Vivanco, direttore per le Americhe di Human Rights Watch, ha dichiarato, il 22 giugno, che “la gravità e l’intensificazione della brutale repressione del Governo Ortega sui critici e i membri dell’opposizione nelle ultime settimane richiedono una maggiore pressione internazionale”.

Il 9 giugno, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a quattro funzionari nicaraguensi che sostengono Ortega, compresa la figlia del presidente, accusandoli di minare i processi democratici e di abusare dei diritti umani. Le sanzioni, che consistono nel congelamento di tutti i loro beni in territorio statunitense, hanno colpito anche Leonardo Ovidio Reyes Ramirez, presidente della Banca Centrale del Nicaragua, Edwin Ramon Castro Rivera, deputato dell’Assemblea nazionale del Nicaragua, e Julio Modesto Rodriguez Balladares, generale di brigata dell’esercito nicaraguense e direttore esecutivo dell’Istituto di assistenza sociale militare. Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha affermato, il 12 luglio, che l’amministrazione Biden continuerà a utilizzare gli strumenti diplomatici ed economici a sua disposizione per “spingere per il rilascio dei prigionieri politici e per sostenere le richieste dei nicaraguensi di una maggiore libertà e di elezioni libere ed eque”.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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