Marocco: il ministro degli Esteri in Tunisia per incontrare Saied

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 12:20 in Marocco Tunisia

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Il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, è stato ricevuto ieri, martedì 27 luglio, dal presidente tunisino, Kais Saied, portando un messaggio del re Mohammed VI. Secondo il quotidiano Morocco World News, l’iniziativa marocchina prevede di presentare alla controparte le varie soluzioni che Rabat è pronta a intraprendere per aiutare Tunisi in questo momento di difficoltà. I due leader hanno inoltre colto l’occasione per ribadire la vicinanze reciproca su questioni regionali e internazionali per le quali entrambi i Paesi sentono di avere interessi comuni. 

La visita è arrivata in un momento in cui la Tunisia sta attraversando uno stato di emergenza, cambiamenti politici e proteste diffuse in tutta la nazione. Domenica 25 luglio, il presidente Saied ha sollevato il primo ministro tunisino, Hisham Al-Mashishi, dal suo incarico, ha sospeso le attività del Parlamento per un periodo di 30 giorni e ha privato i deputati della loro immunità parlamentare. Fino alla formazione di un nuovo governo, il capo di Stato manterrà tutta l’autorità esecutiva.

Saied ha sottolineato che queste decisioni sono state prese “fino a quando non tornerà la pace sociale in Tunisia e fino a quando non salveremo lo Stato”, aggiungendo che misure simili avrebbero dovuto essere prese mesi fa. Il Paese nordafricano si trova a dover gestire una crisi multiforme, data dall’instabilità del sistema politico, unita al deterioramento della situazione economica e alla pandemia di coronavirus. La Tunisia risulta, allo stato attuale, la nazione più gravemente colpita dalla terza ondata di Covid-19 in Nord Africa. In risposta, il re marocchino Mohammed VI ha ordinato la consegna a Tunisi di tre aerei militari con 13,5 tonnellate di aiuti medici ciascuno, comprese due unità di rianimazione complete e autonome, ciascuna in grado di ospitare 100 pazienti. In più, il carico ha incluso 100 respiratori e due generatori di ossigeno con una capacità di 33 metri cubi all’ora ciascuno. L’iniziativa di aiuto reale è stata accolta con gratitudine da molti funzionari tunisini che hanno ringraziato il governo di Rabat.

Nella stessa giornata in cui si è svolto l’incontro tra Saied e Bourita, il partito islamista moderato tunisino, Ennahda, ha invitato il presidente a tenere nuove elezioni invece di “costruire un regime autocratico”. Attualmente il gruppo più forte nella coalizione di governo, Ennahda ha definito la mossa di Saied un “colpo di stato” e ha esortato la presidenza a indire nuove elezioni legislative e presidenziali, mettendo in guardia contro qualsiasi ritardo che sarebbe “un pretesto per mantenere in piedi un regime autocratico”. Noureddine Bhiri, leader del blocco parlamentare di Ennahda, ha affermato: “Nessuno, esperti di diritto costituzionale, deputati, partiti politici, società civile, nessuno dubita che queste decisioni siano un colpo di stato contro la Costituzione e una palese violazione dell’articolo 80”. 

Saied, da parte sua, ha riferito, in più occasioni, che le sue decisioni, volte a “salvare lo Stato e il popolo tunisino”, sono in linea con la Costituzione e che non si tratta di un “colpo di Stato”. In tale quadro si inserisce la dichiarazione del ministro degli Esteri tunisino, Othman Jerandi, che, in conversazioni telefoniche con i suoi omologhi di Turchia, Francia, Italia, Germania, Unione Europea e con l’Alto Commissario per i diritti umani, ha affermato che la Tunisia intende proseguire sulla strada della democrazia e che le misure adottate mirano a preservare il percorso intrapreso, le istituzioni costituzionali e a raggiungere la pace sociale. Lo stesso presidente, ha riferito Jerandi, desidera rispettare i diritti e le libertà e il principio di uguaglianza tra i cittadini davanti alla legge, senza pregiudicarli in alcun modo. Inoltre, le misure stabilite 25 luglio, a detta del ministro, sono straordinarie e in linea con la Costituzione, e rimarranno in vigore fino a quando lo Stato e le istituzioni saranno in pericolo. 

Le azioni del presidente sono giunte a seguito di una giornata di proteste di piazza contro la gestione governativa della pandemia. Il 25 luglio, migliaia di tunisini hanno protestato contro la crisi sanitaria, così come per la situazione economica e le problematiche politiche. Le decisioni del presidente hanno poi inasprito i disordini e, il 26 luglio, violenti scontri sono scoppiati nei pressi della sede del Parlamento, dove l’esercito si è schierato impedendo al presidente parlamentare, Rachid Ghannouchi, e agli altri membri di entrarvi. In generale, la popolazione tunisina sembra essere divisa tra chi sostiene la decisione di Saied, in linea con le richieste di far cadere il governo, e i sostenitori del leader islamista, Ghannouchi. Di fronte a tale scenario, sono stati diversi i Paesi, Italia inclusa, che hanno espresso preoccupazione, e che hanno rivolto un appello alle istituzioni tunisine affinché venga garantito il rispetto della Costituzione e dello stato di diritto. Da parte sua, il premier Mechichi, nelle prime dichiarazioni dopo essere stato estromesso, ha affermato che è pronto a trasferire i poteri alla persona che verrà incaricata da Saied, nel rispetto delle leggi dello Stato. Il presidente, oltre ad annunciare che sceglierà un nuovo primo ministro, ha revocato l’immunità parlamentare dei legislatori e ha avvertito che l’opposizione armata si sarebbe scontrata con una “pioggia di proiettili” qualora fosse passata alla violenza. Nella giornata del 26 luglio, Saied ha anche licenziato i ministri della Difesa e della Giustizia, Ibrahim Bartaji e Hasna Ben Slimane, che sono stati estromessi dal loro incarico, mentre ha assegnato al direttore della sicurezza presidenziale, a lui vicino, la supervisione del Ministero degli Interni.

Un quadro politico simile, affiancato da una perdurante crisi economica, ha alimentato il malcontento della popolazione, che lamenta altresì il concomitante peggioramento dei servizi pubblici e la cattiva gestione della pandemia. La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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