L’OAS discuterà di Cuba mentre L’Avana cerca di evitare le condanne per i diritti umani

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 18:05 in America Latina Cuba

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L’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) si riunirà, questo mercoledì 28 luglio, per discutere della situazione a Cuba, mentre L’Avana cerca di evitare una condanna internazionale dei diritti umani promossa dagli Stati Uniti. Migliaia di cubani hanno protestato l’11 e il 12 luglio in più di 40 città del Paese, sostenendo di essere “affamati” e chiedendo la fine della “dittatura”, nel mezzo della peggiore crisi economica dell’isola caraibica e di un forte aumento dei contagi e decessi per Covid-19. Le proteste hanno causato decine di feriti e centinaia di morti.

Il Consiglio Permanente dell’OAS, l’organo esecutivo dell’organizzazione e composto dai suoi 34 membri attivi, ha riferito che terrà una sessione virtuale straordinaria nel pomeriggio del 28 luglio per “analizzare gli ultimi eventi nella nazione delle Antille”. La riunione di mercoledì è stata convocata dalla presidenza del Consiglio permanente, attualmente detenuto dall’Uruguay.

La Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR), organo autonomo dell’OAS, ha condannato, in una dichiarazione del 15 luglio, “la repressione statale e l’uso della forza” durante le proteste, che ha definito “pacifiche”. La Commissione ha affermato che le segnalazioni ricevute dalla società civile sono “serie e meritano attenzione” da parte delle autorità e della comunità internazionale. Secondo le informazioni ricevute, i giorni di protesta sono stati seguiti da uno schieramento della polizia sia nelle strade che nelle case private, che sarebbe durato diversi giorni.

Il meccanismo IACHR ha sottolineato che gli eventi denunciati comprendono l’arresto di centinaia di manifestanti, nonché azioni di sorveglianza e monitoraggio presso le loro residenze e l’apertura di processi giudiziari sommari “senza che sia adeguatamente garantito il diritto alla difesa delle persone detenute dallo Stato”. L’Ufficio del Relatore Speciale ha indicato che “è stato informato” di 12 persone che hanno ricevuto condanne da 10 mesi a 1 anno di carcere a seguito delle proteste dell’11 luglio.

Cuba, che non partecipa all’OAS dal 1962, ha accusato gli Stati Uniti di aver condotto una campagna contro di essa nell’organismo regionale, che ha considerato al “servizio di Washington”. Inoltre, L’Avana ha accusato gli USA, il 26 luglio, di aver organizzato un attacco terroristico con bombe molotov contro la sua ambasciata a Parigi. “Ritengo il Governo americano responsabile delle sue continue campagne contro il nostro Paese, incoraggiando questi comportamenti e facendo appelli alla violenza” ha dichiarato, su Twitter, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez. La procura di Parigi ha dichiarato di aver aperto un’inchiesta sull’attentato e ha ordinato di rafforzare la sicurezza della missione diplomatica.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha promesso, durante la sua campagna elettorale, che avrebbe ripreso la politica di riavvicinamento con l’isola del presidente Barack Obama, ma dopo essere entrato alla Casa Bianca, ha mantenuto tutte le sanzioni imposte da Trump, inclusa l’aggiunta del Governo latino-americano a un elenco di sponsor di terrorismo. Biden sta attualmente valutando di aumentare il personale della sua ambasciata all’Avana, sperando che ciò possa facilitare la partecipazione diplomatica, consolare e della società civile.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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