Italia: Lamorgese in contatto con la Tunisia, paura per l’aumento dei flussi migratori

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 17:32 in Immigrazione Italia Tunisia

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Il ministro italiano dell’Interno, Luciana Lamorgese, è intervenuta nell’aula di Palazzo Montecitorio, a Roma, mercoledì 28 luglio, per rispondere al question time alla Camera. Tra le cinque interrogazioni a risposta immediata, una ha toccato il tema dell’immigrazione e degli ultimi sviluppi in Tunisia. “Nonostante il difficile scenario in Tunisia sto mantenendo anche ora contatti diretti con le autorità di quel Paese per la prevenzione ed il contrasto dei flussi migratori irregolari”, ha assicurato il ministro, che ha aggiunto: “Gli ultimi avvenimenti e la grave crisi politica in Tunisia dimostrano l’estrema fragilità degli assetti istituzionali nordafricani e quindi l’oggettiva difficoltà di porre a regime misure efficaci di contenimento che possono essere perseguite solo con il consenso e la piena collaborazione tecnica dei governi di quei Paesi”.

Parlando, in generale, dell’approccio dell’esecutivo italiano al tema immigrazione, Lamorgese ha dichiarato che Roma è “fortemente impegnata, sia in ambito europeo che a livello bilaterale, per sollecitare iniziative politiche efficaci e sostenibili in grado di incidere in modo sostanziale sulle dinamiche migratorie”. Il ministro ha poi ribadito di aver manifestato perplessità sulle proposte europee in merito al nuovo patto immigrazione e asilo, chiedendo un bilanciamento, che deve ancora essere raggiunto, tra responsabilità e solidarietà, e ha garantito di aver avviato consultazioni sul tema con i commissari europei e i leader nordafricani, nello specifico compiendo visite in Libia, Tunisia, Algeria e Marocco. In tali occasioni, ha sottolineato Lamorgese, è stata portata avanti un’intensa opera di sensibilizzazione per fare in modo che anche in quei Paesi vengano attuate politiche di contenimento dell’immigrazione irregolare e, contemporaneamente, di facilitazione dell’immigrazione regolare. In particolare, di recente, i colloqui con le autorità tunisine hanno permesso di aumentare la collaborazione bilaterale nel contrasto all’immigrazione clandestina, con uno scambio di informazioni diretto e dedicato e iniziative di allertamento e prevenzione delle partenze. 

La crisi politica in Tunisia ha toccato il suo punto più alto domenica 25 luglio, quando il presidente, Kais Saied, ha sollevato il primo ministro, Hisham Al-Mashishi, dal suo incarico, sospeso le attività del Parlamento per un periodo di 30 giorni e ha privato i deputati della loro immunità parlamentare. Fino alla formazione di un nuovo governo, il capo di Stato manterrà tutta l’autorità esecutiva. La decisione ha scatenato accese proteste in tutto il Paese. In generale, la popolazione tunisina sembra essere divisa tra chi sostiene Saied, esortando la caduta del governo, e chi invece appoggia il partito islamista Ennahda e il suo leader, Rachid Ghannouchi. Di fronte a tale scenario, sono stati diversi i Paesi, Italia inclusa, che hanno espresso preoccupazione, e che hanno rivolto un appello alle istituzioni tunisine affinché venga garantito il rispetto della Costituzione e dello stato di diritto. Da parte sua, il premier Mechichi, nelle prime dichiarazioni dopo essere stato estromesso, ha affermato che è pronto a trasferire i poteri alla persona che verrà incaricata da Saied, nel rispetto delle leggi dello Stato. 

Il partito Ennahda, primo nella coalizione di governo, ha definito la mossa di Saied un “colpo di stato” e ha esortato la presidenza a indire nuove elezioni legislative e presidenziali, mettendo in guardia contro qualsiasi ritardo che verrebbe considerato “un pretesto per mantenere in piedi un regime autocratico”. Noureddine Bhiri, leader del blocco parlamentare di Ennahda, ha affermato: “Nessuno, esperti di diritto costituzionale, deputati, partiti politici, società civile, nessuno dubita che queste decisioni siano un colpo di stato contro la Costituzione e una palese violazione dell’articolo 80”. Saied, da parte sua, ha riferito, in più occasioni, che le sue decisioni, volte a “salvare lo Stato e il popolo tunisino”, sono in linea con la Costituzione e rimarranno in vigore fino a quando lo Stato e le istituzioni saranno in pericolo. 

Per quanto riguarda il tema immigrazione, negli ultimi mesi, diversi sono stati i naufragi al largo della costa tunisina, con un aumento della frequenza dei tentativi di traversata verso l’Europa e, in particolare, verso l’Italia. Il numero di migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa è più che raddoppiato quest’anno. Stando alle statistiche, oltre 1.146 persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa nella prima metà del 2021. Lo scorso anno, 513 migranti avevano perso la vita nello stesso periodo. Nel 2019, erano stati 674. La maggior parte delle morti è stata registrata nel Mediterraneo (896), con un aumento del 130% rispetto allo stesso periodo del 2020. Quella del Mediterraneo centrale si è riconfermata la rotta più pericolosa al mondo, con oltre 741 decessi finora. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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