Iraq: continuano i crimini contro attivisti, arrestato un presunto assassino

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 17:06 in Iraq Medio Oriente

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Il Ministero dell’Interno iracheno ha riferito di aver arrestato il presunto assassino del figlio di un’attivista, il cui cadavere era stato ritrovato, il 24 luglio, nel governatorato di Bassora, nel Sud dell’Iraq.

La notizia è stata diffusa il 27 luglio, a quattro giorni di distanza dalla scomparsa di Ali Karim, un giovane 26enne, figlio dell’attivista Fatima al-Bahadly. Il corpo della vittima, crivellato di colpi di arma da fuoco alla testa e al torace, è stato ritrovato il 24 luglio a Bassora, mentre l’assassino è stato arrestato, il 27 luglio, nella regione settentrionale del Kurdistan. A detta dei servizi di sicurezza della provincia curda, il colpevole ha confessato l’omicidio ed è stato già consegnato alle autorità federali. Come specificato dalla Security Media Cell irachena, l’arresto è avvenuto a seguito di intensi sforzi profusi dai servizi di intelligence e dalle forze di sicurezza del Kurdistan iracheno, oltre che dal governatorato di Bassora.

La madre di Ali Karim, al-Bahadly è la fondatrice di un’organizzazione impegnata nell’educazione e nella salvaguardia delle donne colpite dalla guerra, oltre che nella lotta contro il reclutamento di giovani da parte di gruppi armati iracheni. La donna ha rivelato di aver ricevuto minacce, circa un mese prima del crimine, e di essere stata invitata a lasciare Bassora, cosa che non è mai avvenuta.

L’episodio si inserisce nella serie di minacce e crimini contro attivisti iracheni. A tal proposito, il gruppo per i diritti Frontline Defenders, con sede a Dublino, ha affermato che l’omicidio del figlio dell’attivista irachena si inserisce in un elenco in continua crescita. Anche l’ambasciatore dell’Unione Europea in Iraq, Martin Huth, ha commentato l’accaduto, chiedendo un’indagine tempestiva sull’omicidio.

Risale al 9 maggio scorso la morte di un attivista iracheno, Ihab al-Wazni, voce critica dell’influenza di Teheran in Iraq, ucciso a colpi di arma da fuoco fuori dalla sua abitazione a Karbala, nel corso di un’imboscata tesa da uomini armati a bordo di una motocicletta. Oltre che dai video delle telecamere di videosorveglianza, l’uccisione è stata confermata da forze di sicurezza e attivisti locali. L’attivista era riuscito a scampare a un atto simile nel dicembre 2019, mentre riportava a casa un collega, Fahem al-Tai, anch’egli ucciso da uomini armati a bordo di una motocicletta. L’episodio ha portato gruppi di manifestanti a scendere per le strade delle regioni irachene meridionali, chiedendo di porre fine ai perduranti crimini e alla dilagante corruzione.

Sia al-Wazni sia al-Tai sono considerati figure chiave dei movimenti di protesta scoppiati in Iraq dal primo ottobre 2019, quando la popolazione è scesa in piazza chiedendo un nuovo governo, considerato corrotto e non in grado di fornire i servizi necessari. Al-Wazni, in particolare, era tra i coordinatori delle manifestazioni a Karbala. A seguito di tale mobilitazione sono stati numerosi gli arresti o omicidi dei rappresentanti di quel movimento pacifico, principalmente attivisti, di cui si contano 30 uccisioni, e giornalisti. Sebbene ad oggi non sia ancora chiaro chi siano i responsabili, si pensa che dietro vi siano gruppi armati filoiraniani, i quali continuano tuttora a sfuggire al controllo del governo di Baghdad. A tal proposito, a Karbala, seconda città santa per i musulmani sciiti, i gruppi affiliati a Teheran sono considerati legioni.

In totale, dallo scoppio delle manifestazioni di ottobre 2019, sono circa 700 i manifestanti e gli attivisti rimasti uccisi, dentro e fuori le aree di protesta, mentre i feriti ammontano a quasi 27.000. Il primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, il 29 novembre 2020, aveva deciso di istituire una squadra di emergenza, affiliata al governo centrale, volta a salvaguardare i manifestanti pacifici, le istituzioni statali e le proprietà private, dopo che, nei giorni precedenti, Dhi Qar era stato testimone di violente proteste organizzate dal Movimento Sadrista, su invito del proprio leader, Muqtada al-Sadr. La squadra, guidata dal consigliere per la sicurezza, Qasem al-Araji, e composta da altri funzionari iracheni, aveva l’obiettivo di aprire canali di dialogo con i gruppi di manifestanti e tenere sotto controllo la situazione. Tuttavia, la situazione non è stata mai del tutto risolta.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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