Hong Kong: la prima condanna per la violazione della legge per la sicurezza nazionale

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 7:29 in Cina Hong Kong

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Tre giudici dell’Alta Corte di Hong Kong hanno dichiarato colpevole Leon Tong Ying-kit delle accuse di incitamento alla secessione, di attività terroristica e di guida pericolosa, il 27 luglio, per essersi lanciato a bordo della propria moto contro un gruppo di agenti di polizia mentre portava una bandiera che invocava la liberazione di Hong Kong, il primo luglio 2020.

Il caso ha segnato la prima condanna per la violazione della legge per la sicurezza nazionale di Hong Kong, approvata il 30 giugno 2020. In particolare, i tre giudici dell’Alta Corte hanno ritenuto che il 24enne Leon Tong Ying-kit ha incitato al separatismo esibendo lo slogan delle manifestazioni pro-democrazia del 2019 “Liberare Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi”, durante un raduno del primo luglio 2020 a Wan Chai. Per il tribunale, quando l’imputato ha mostrato lo slogan in tali modalità, intendeva comunicare ad altri il significato secessionista dello slogan e incitare altri a commettere tale crimine separando Hong Kong dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC).

 Secondo i giudici, poi, l’uomo avrebbe causato gravi danni alla società, infliggendo gravi ferite a tre agenti di polizia che avevano cercato di bloccarlo. I tre giudici hanno tale atteggiamento è stato “una sfida deliberata lanciata contro la polizia, un simbolo della legge e dell’ordine di Hong Kong”. I giudici hanno affermato che le sue azioni sono state “atti di grave violenza contro le persone” in grado di “mettere seriamente a repentaglio la sicurezza pubblica”.

Durante il processo durato quindici giorni, l’accusa ha sostenuto che Tong ha intenzionalmente esposto la bandiera con lo slogan per attirare l’attenzione dei media e incoraggiare altri ad infrangere la legge sulla sicurezza nazionale. Oltre a questo, Tong è stato accusato di aver voluto causare gravi danni alla società sfidando più posti di blocco della polizia e causando gravi lesioni agli agenti per promuovere l’indipendenza della città. La difesa aveva risposto affermando che la collisione era stata accidentale e che lo slogan era ambiguo e non aveva necessariamente un messaggio politico.

Al momento, il processo è stato rinviato al 29 luglio per l’appello e la condanna.

La sentenza è avvenuta ad oltre un anno dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza di Hong Kong, il primo luglio 2020. Quest’ultima era stata approvata il giorno prima dall’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino e con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

La legge sulla sicurezza nazionale era arrivata dopo che, nel 2019, l’isola era stata teatro di proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. Per la Cina la legge sulla sicurezza nazionale è servita a stabilizzare Hong Kong e a ripristinare sull’isola un ambiente adatto agli affari in seguito alle proteste del 2019.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047, per alcuni critici, già la legge sulla sicurezza nazionale avrebbe anticipato la loro scadenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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