Francia: colpevole di appropriazione indebita il figlio del presidente della Guinea Equatoriale

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 16:42 in Francia Guinea Equatoriale

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La Corte di Cassazione francese ha confermato il verdetto di colpevolezza, per appropriazione indebita, nei confronti del figlio del presidente della Guinea Equatoriale, nonché vice-presidente, Teodoro Nguema Obiang Mangue. La decisione apre la strada alla potenziale restituzione di decine di milioni di dollari alla popolazione guineana.

La sentenza, emessa mercoledì 28 luglio, è arrivata dopo che a Obiang Mangue era stata inflitta una condanna a tre anni di carcere, con sospensione della pena e una multa di 30 milioni di euro, al termine del suo processo in contumacia nel 2020. I beni di lusso sequestrati in Francia durante le indagini verranno confiscati. Transparency International, parte in causa nel processo, ha stimato che queste proprietà, tra cui una villa nel cuore di Parigi, valgano circa 150 milioni di euro. Obiang Mangue ha sempre negato qualsiasi illecito e ha sostenuto che i tribunali francesi non avevano il diritto di pronunciarsi sui suoi beni. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto il suo ricorso. La residenza al centro della controversia è una dimora di lusso in Avenue Foch, vicino all’Arco di Trionfo. Dispone di 101 camere, palestra, parrucchiere, discoteca e cinema.

Ora che, con la sentenza finale della massima corte d’appello francese, non è più possibile fare ricorso, i beni saranno messi in vendita. Una nuova legge approvata in Francia prevede che i soldi, invece di andare nelle casse dello Stato francese, debbano tornare in Guinea Equatoriale. Ciò potrebbe essere fatto tramite ONG locali o internazionali o tramite il fondo francese per gli aiuti allo sviluppo.

La sentenza di mercoledì è arrivata due giorni dopo che la Guinea Equatoriale ha chiuso la sua ambasciata a Londra a seguito della decisione del governo britannico di imporre sanzioni contro Obiang Mangue per corruzione. Nello specifico, Londra lo ha accusato di aver travasato beni statali sul suo conto bancario per finanziare l’acquisto di auto di lusso, ville e jet privati. Le sanzioni britanniche, emesse il 22 luglio, sono state definite dalle autorità del Paese africano “unilaterali e illegali”.

La Guinea Equatoriale è un piccolo Stato di circa 1,4 milioni di abitanti, con la maggioranza della popolazione che vive in povertà nonostante le ricche riserve di petrolio. Tra il 1968 e il 1979, il presidente autocratico, Francisco Macias Nguema, ha messo in crisi tutte le istituzioni politiche, economiche e sociali del Paese prima di essere deposto da suo nipote, Teodoro Obiang, con un colpo di Stato. Obiang governa la nazione dall’ottobre 1979. È stato eletto diverse volte dal 1996 ed è stato recentemente rieletto nel 2016. Stando a quanto riferito dalla Central Intelligence Agency (CIA), le elezioni presidenziali e legislative della Guinea Equatoriale, dal 1996, sono state considerate fraudolente e macchiate da brogli. Il presidente esercita un controllo quasi totale sul sistema politico e ha posto barriere legali e burocratiche che ostacolano l’opposizione politica.

Il Paese ha sperimentato una rapida crescita economica nei primi anni del ventunesimo secolo grazie alla scoperta di grandi riserve di petrolio nel 1996. La produzione ha raggiunto il picco alla fine del 2004 e da allora è lentamente diminuita, anche se continuano le ricerche aggressive di nuovi giacimenti di petrolio. Nonostante la fortuna economica del Paese, derivante dalle potenzialità di questo settore, che ha portato ad un massiccio aumento delle entrate del governo negli anni passati, il calo dei prezzi globali del petrolio a partire dal 2014 ha messo a dura prova il bilancio statale e ha spinto il Paese in una recessione economica. Più del 76% della popolazione continua a vivere in povertà, secondo i dati della Banca Mondiale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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