Etiopia: il conflitto si allarga, scontri anche nella regione dei Somali

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 9:20 in Africa Etiopia

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Il governo locale della regione dei Somali, in Etiopia, ha dichiarato che le milizie del vicino Stato regionale di Afar hanno attaccato e saccheggiato la città di Gedamaytu, una mossa che inasprisce il conflitto civile nel Paese del Corno d’Africa. Ali Bedel, portavoce del governo dei Somali, ha affermato che la milizia “ha massacrato centinaia di civili” a Gedamaytu, anche nota come Gabraiisa, una località fulcro di una lunga disputa sui confini interregionali nel Nord-Est dell’Etiopia. Il governo di Afar non ha risposto immediatamente alle richieste di commento. Tuttavia, un rapporto interno delle Nazioni Unite, visionato dall’agenzia di stampa Reuters, ha rivelato che ci sono stati combattimenti a Gedamaytu con un numero imprecisato di feriti da entrambe le parti. “Molti sono rimasti sfollati e la città è stata quasi completamente saccheggiata”, ha insistito Bedel. Due alti funzionari del governo regionale dello Stato dei Somali hanno fornito resoconti simili. Secondo uno di loro ci sarebbero centinaia di feriti.

Il portavoce del governo dei Somali ha aggiunto che, dopo gli attacchi, una folla di “giovani arrabbiati” ha bloccato una delle strade principali nell’area di Afar che collega Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, al porto marittimo della vicina Gibuti. “Il governo sta cercando di calmare la situazione”, ha dichiarato Bedel, senza fornire ulteriori dettagli. Nella giornata di martedì 27 luglio, migliaia di nuove reclute dell’esercito federale etiope hanno sfilato ad Addis Abeba prima di partire per i campi di addestramento. L’ufficio del sindaco ha riferito che 3.000 giovani si uniranno ai ranghi della National Defense Force (ENDF) dell’Etiopia, dopo essere stati arruolati per combattere contro le forze del Tigray. Queste ultime sono avanzate nel fine settimana, raggiungendo lo Stato regionale di Amhara, nel Nord-Ovest del Paese. Contemporaneamente, i combattenti tigrini hanno intensificato gli attacchi nella vicina regione di Afar, segnando l’espansione del conflitto in un’area precedentemente incontaminata. I funzionari locali di Afar hanno assicurato di aver ricevuto il sostegno del governo centrale nel respingere le forze della regione vicina. Getachew Reda, portavoce delle forze del Tigray, ha confermato che gli scontri ad Afar sono iniziati. “Non siamo interessati a nessun guadagno territoriale nella regione di Afar, siamo più interessati a degradare le capacità di combattimento del nemico”, ha detto Reda, aggiungendo di essere riusciti a respingere le milizie della regione di Oromia, inviate a sostegno delle forze regionali di Afar.

Mentre la violenza nel Paese cresce, si aggrava anche la crisi umanitaria già in corso. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha dichiarato, martedì 27 luglio, di essere preoccupata per i 24.000 rifugiati eritrei che risiedono in due campi profughi nella regione del Tigray, sottolineando che sarebbero stati tagliati fuori dagli aiuti e che potrebbero rimanere senza cibo e acqua potabile. Anche gli Stati Uniti si sono detti profondamente preoccupati per gli attacchi che sono stati segnalati contro i rifugiati eritrei nella regione etiope del Tigray. Lo ha detto, martedì, una portavoce del Dipartimento di Stato USA, Jalina Porter, chiedendo che le intimidazioni e le offensive cessino. Gli scontri tra gruppi armati si sono intensificati all’interno e intorno ai campi di Mai Aini e Adi Harush e questo mese sono stati uccisi due rifugiati, ha affermato l’UNHCR.

Lunedì 26 luglio, inoltre, circa 3.000 etiopi della regione di Amhara sono entrati nel vicino Sudan, secondo l’agenzia di stampa statale sudanese SUNA. Si tratta del più alto numero di rifugiati da quando sono scoppiati i combattimenti, a novembre 2020, tra le forze del Tigray e quelle del governo etiope. Secondo SUNA, la maggior parte di loro appartiene al Kimant, un gruppo minoritario nella regione di Amhara. Kefale Mamo, un rappresentante del Comitato Kimant, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters di aver ricevuto anche segnalazioni di combattimenti tra le forze etiopi e gli agricoltori del gruppo etnico. Molte case sono state distrutte e diverse auto rubate, ha aggiunto Mamo. 

I leader del Tigray hanno affermato che continueranno a combattere fino a quando non riprenderanno il controllo del territorio conteso nel Sud e nell’Ovest della regione, sequestrato durante i combattimenti con gli alleati governativi nella regione di Amhara. Domenica 25 luglio, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha affermato che l’esercito era pronto a sconfiggere le forze tigrine. le milizie di Amhara hanno sostenuto i militari del governo centrale fin dall’inizio del conflitto. Di recente, altre regioni hanno dichiarato che invieranno forze a sostegno delle truppe governative. Tra queste, la regione dei Somali, quella di Benishangul-Gumuz, di Gambella e di Harari.

La guerra tra i ribelli del Tigray e il governo centrale di Addis Abeba è iniziata nel novembre del 2020. Finora, migliaia di persone sono morte nel conflitto. Circa 2 milioni di abitanti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e più di 5 milioni fanno affidamento su aiuti alimentari di emergenza. A fine giugno, i ribelli hanno ripreso la capitale regionale, Mekelle, e la maggior parte del Tigray, dopo che il governo ha ritirato i soldati e dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. La ricaduta della guerra in un’altra parte della seconda nazione più popolosa dell’Africa potrebbe aumentare la pressione sul primo ministro etiope, Abiy Ahmed.

Per comprendere come è nato il conflitto civile in Etiopia, va ricordato che, il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

di Redazione

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