Emirati Arabi Uniti: stabilire un’azienda ad Abu Dhabi costerà il 90% in meno

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 16:31 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Abu Dhabi ha ridotto del 90% l’importo delle tasse richieste per stabilire un’impresa nell’emirato. La misura ha l’obiettivo di potenziare la competitività a livello sia regionale sia internazionale, sebbene il Paese del Golfo sia già considerato una “calamita” per il commercio.

La misura è stata annunciata il 25 luglio dal governo di Abu Dhabi, ed è entrata in vigore il 27 luglio. La nuova tariffa richiesta dalle autorità emiratine ammonta a circa 272 dollari, il 90% in meno rispetto a quella precedente, mentre sono stati annullati alcuni canoni dovuti a una serie di enti pubblici. Altre tasse, invece, sono state ridotte. Secondo le autorità di Abu Dhabi, in tal modo, fare affari nell’emirato sarà ancora più semplice. Il tutto si inserisce nel quadro degli sforzi profusi a livello nazionale, volti a migliorare il clima imprenditoriale, in un momento in cui gli Emirati Arabi Uniti (UAE), al pari degli altri Paesi del Golfo, cercano di diversificare la propria economia, basata soprattutto sulle entrate petrolifere.

Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE), gli Emirati Arabi Uniti (UAE) sono tra i Paesi dove le tasse sono pressochè pari a zero o comunque con un importo minimo. Non da ultimo, Abu Dhabi è tra i 130 firmatari di un accordo, definito storico, siglato il primo luglio scorso, volto ad apportare modifiche al sistema di tassazione internazionale per le società multinazionali. Gli UAE, nel commentare l’intesa, hanno affermato che le riforme contribuiranno a contrastare fenomeni quali l’elusione fiscale e il trasferimento degli utili e si sono detti impegnati a collaborare con l’OCSE e gli altri membri dell’accordo per proseguire con le discussioni e giungere a un risultato equo e sostenibile.

Tra le riforme concordate sulla tassazione internazionale, vi è un’aliquota minima per le società del 15%. In generale, quanto concordato il primo luglio è un piano “a due pilastri” per riformare le norme fiscali internazionali e garantire che le imprese multinazionali paghino una quota equa delle tasse, ovunque operino. Tale piano va poi a modificare quegli elementi chiave del sistema fiscale internazionale secolare, non più adatto all’economia globalizzata e digitalizzata del 21esimo secolo. Il primo pilastro garantirà una distribuzione più equa dei profitti e dei diritti di tassazione tra i Paesi rispetto alle più grandi multinazionali, comprese le società digitali, riassegnando alcuni diritti di tassazione sulle multinazionali dai loro Paesi d’origine ai mercati in cui svolgono attività commerciali e realizzano profitti, indipendentemente dal fatto che le imprese abbiano o meno una presenza fisica. Il secondo pilastro cerca di porre fine alla concorrenza sull’imposta sul reddito delle società, attraverso l’introduzione di un’aliquota minima globale che i Paesi possono utilizzare per proteggere le proprie basi imponibili. Si prevede che il piano sosterrà i governi a investire in servizi pubblici essenziali, infrastrutture e misure necessarie a ottimizzare la forza e la qualità della ripresa post-Covid.

A livello nazionale, gli UAE hanno introdotto una serie di nuove misure negli ultimi mesi. Tra queste, dal primo giugno, i cittadini stranieri possono creare imprese e mantenere il controllo di tutto il capitale, una volta possibile solo nelle zone franche speciali. Le misure mirano a stimolare l’economia del Paese, in un momento in cui l’Arabia Saudita sta emergendo sempre più come una possibile avversaria. A tal proposito, a partire dal primo gennaio 2024, le società straniere operanti nella regione mediorientale che non avranno stabilito, fino ad allora, un loro quartier generale nel Regno saudita, saranno costrette a porre fine ai propri affari con il governo di Riad. La mossa, secondo alcuni, mira a preservare la posizione di Riad, capitale di una delle maggiori economie del mondo arabo, che desidera divenire una “potenza di investimento” a livello globale. Tuttavia, per fare ciò, il Regno saudita non può non tener conto del fatto che l’ambiente imprenditoriale di Dubai è in crescente espansione.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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