Donbass: il cessate il fuoco ha dimezzato le vittime militari di Kiev

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 6:47 in Europa Ucraina

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La delegazione dell’Ucraina del gruppo di contatto per la risoluzione della situazione nel Donbass ha annunciato, martedì 27 luglio, che il regime del cessate il fuoco ha ridotto della metà il numero di militari uccisi negli scontri con le forze separatiste dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) e di Lugansk (LDR).

A riferire quanto dichiarato dalla delegazione di Kiev è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Il cessate il fuoco è entrato in vigore un anno fa, il 27 luglio 2020. Nonostante le numerose violazioni che continuano ad essere registrate da ambo le parti, “i risultati sono evidenti”. Le Forze Armate di Kiev hanno registrato la meta delle vittime militari e dei feriti, nonché dei bombardamenti. Tali dati sono stati rivelati rispetto all’arco temporale che va da luglio 2019 a luglio 2020.

Nel frattempo, nel corso di un’intervista rilasciata dall’ufficio stampa dello Stato maggiore delle Forze Armate di Kiev, è stato riferito che il conflitto nel Donbass, area dell’Ucraina Orientale, ha causato la morte di 2.705 soldati del Paese, mentre altri 10.280 sono rimasti feriti. Tali dati fanno riferimento al periodo che va dal 2014, anno in cui sono scoppiati gli sconti che sono poi culminati nel conflitto ancora in corso.

Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal luglio 2020, le tensioni tra l’Esercito ucraino e le brigate indipendentiste continuano ad acuirsi. L’ultimo episodio di violenza si è verificato tra l’8 e il 9 luglio, quando un militare ucraino è rimasto ucciso nel corso dei combattimenti. Qualche giorno prima, il 2 luglio, i militanti della DPR hanno registrato una perdita dopo che Kiev aveva aperto il fuoco contro le loro postazioni nella regione.

In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LDR), entrambe situate nella regione del Donbass. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari russi, ma anche di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LDR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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