Armenia-Azerbaigian: nuova escalation, sale il bilancio delle vittime

Pubblicato il 28 luglio 2021 alle 10:44 in Armenia Azerbaigian Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

A partire dalle 4:00 del mattino di mercoledì 28 luglio, si sono intensificati gli scontri tra Azerbaigian e Armenia nell’area Nord-Orientale del confine. Secondo il Ministero della Difesa di Baku ed Erevan, entrambi i fronti hanno registrato perdite e feriti. Successivamente, la Russia ha esortato le parti a concordare un cessate il fuoco, che è stato accettato da ambo i Paesi intorno alle 10:00 del medesimo mercoledì.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. La situazione, già tesa dal 12 maggio scorso, si è fortemente aggravata nelle prime ore del 28 luglio. Da una parte, l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di “provocazioni”, avviate con lo scopo di avanzare e conquistare terreno armeno. Dall’altra, Baku ha sottolineato che il conflitto si è inasprito a causa di Erevan. Stando a quanto reso noto dall’agenzia di stampa Sputnik Armenia, intorno le 4:00 del mattino ora locale, le Forze Armate dell’Azerbaigian hanno aperto il fuoco contro le postazioni armene lungo il confine Nord-Orientale dei due Paesi. Le aree prese d’assalto sono quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella provincia di Gegharkunik. Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa di Erevan, i soldati rimasti uccisi negli scontri ammontano a tre. Il bilancio dei feriti, invece, è salito a quota 2. Dall’altra parte, il medesimo Dipartimento dell’Azerbaigian ha riferito di aver registrato almeno 2 feriti e nessuna vittima.

A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta, invitando ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa azera, Sputnik Azerbaigian, Baku ha accettato, intorno alle 10:00 del mattino, la tregua suggerita da Mosca. Tuttavia, nonostante il nuovo cessate il fuoco, il Ministero della Difesa azero ha accusato l’Armenia di continuare a “bombardare le postazioni militari” di Baku nei pressi della regione Nord-orientale del Kelbajar, servendosi di carri armati e di mortai da 120 mm. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Erevan ha annunciato di aver accettato la nuova tregua, riferendo che le misure e il nuovo accordo sono in “fase di esecuzione”. L’Armenia ha ribadito di “rispettare ampiamente il cessate il fuoco”.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro dei perduranti bombardamenti, registrati da ambo le parti. L’ultimo episodio di violenze si è verificato qualche giorno prima, il 24 luglio, nella regione azera di Kelbajar e presso quella armena di Gegharkunik. In tale occasione, Erevan ha riferito che tre militari armeni sono rimasti feriti. Parallelamente, Baku ha dichiarato la morte di un proprio soldato. Nonostante le continue violazioni del cessate il fuoco del 9 novembre 2020, nell’ultimo periodo le autorità di Baku e Erevan stanno tentando di giungere ad un accordo per normalizzare il decennale conflitto e porre fine al contenzioso territoriale. Sono numerosi gli attori internazionali impegnati nel ruolo di mediatori al fine di normalizzare l’ormai decennale conflitto transfrontaliero. Tra questi, è importante menzionare Stati Uniti, Francia, Russia, Turchia e Iran.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 5 luglio e il 12 giugno, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

La storica disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Le tensioni si sono acuite a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre Erevan ha accusato l’Azerbaigian di essersi servito di tale “preteso” per avanzare. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese.

Successivamente, il 27 maggio, l’Azerbaigian ha incarcerato sei militari armeni mentre svolgevano lavori ingegneristici nella regione di Gegharkunik, area controllata dalle forze armate di Erevan. A detta dell’Armenia, i soldati presi in custodia non avrebbero violato il confine con l’Azerbaigian. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Baku sostiene che i sei soldati, membri di un “gruppo di ricognizione e sabotaggio”, siano stati trattenuti perché avrebbero tentato di attraversare il confine azero-armeno in direzione dell’insediamento di Yukhary Ayrim, nella regione di Kelbajar.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.