Tunisia: gli sviluppi delle ultime ore

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 13:10 in Africa Tunisia

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Le ultime decisioni del presidente tunisino, Kais Saied, hanno fatto precipitare la Tunisia in una situazione di caos, il cui esito è tuttora incerto. Di fronte alla crescente preoccupazione regionale e internazionale, il capo di Stato ha continuato a difendere la “legittimità” di quanto stabilito, mentre il premier estromesso, Hichem Mechichi, si è detto disposto a cedere i poteri alla personalità scelta da Saied.

La sera del 25 luglio, il presidente tunisino ha annunciato l’estromissione del primo ministro e l’interruzione delle attività parlamentari per 30 giorni. Tra le misure prese da Saied vi è stata anche la sospensione dell’immunità per tutti i deputati, mentre il capo di Stato ha assunto la guida dell’esecutivo, in collaborazione con un nuovo governo e un premier che verrà nominato da lui stesso. Nella giornata del 26 luglio, poi, anche i ministri della Difesa e della Giustizia, Ibrahim Bartaji e Hasna Ben Slimane sono stati estromessi dal loro incarico, mentre Saied ha assegnato al direttore della sicurezza presidenziale, a lui vicino, la supervisione del Ministero degli Interni.

Non da ultimo, considerata la crescente mobilitazione, in concomitanza con un ampio dispiegamento delle forze di sicurezza e dell’esercito nella capitale, è stato emanato il divieto di spostamento dalle ore 19:00 alle 06:00 del mattino, fino al 27 agosto, ad eccezione di pazienti con problemi di salute e lavoratori notturni. Infine, sono stati vietati raduni di più di tre persone in strade e piazze pubbliche nelle ore diurne.

La serie di decisioni del 25 luglio ha alimentato disordini in una nazione dal già fragile equilibrio politico e da una situazione economica instabile. Nella mattina del 26 luglio, sono scoppiati violenti scontri nei pressi della sede del Parlamento, dove l’esercito si è schierato impedendo al presidente parlamentare, Rachid Ghannouchi, e agli altri membri di entrarvi. In generale, la popolazione tunisina sembra essere divisa tra chi sostiene la decisione di Saied, in linea con le richieste di far cadere il governo, e i sostenitori del leader islamista, Ghannouchi.

Di fronte a tale scenario, sono stati diversi i Paesi, Italia inclusa, che hanno espresso preoccupazione, e che hanno rivolto un appello alle istituzioni tunisine affinché venga garantito il rispetto della Costituzione e dello stato di diritto. È stato Ennahda, il partito tunisino di orientamento islamista moderato, che attualmente detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento, tra i primi a parlare di “un colpo di Stato contro la legittimità”. Per Saied, invece, sebbene la Costituzione non consenta lo scioglimento del Parlamento, questa permette la sospensione dei suoi lavori, così come sancito nell’articolo 80, che consente tale misura in caso di “pericolo imminente”.

In tale quadro, in un incontro del 27 luglio con rappresentanti di diverse organizzazioni ed enti tunisini, tra cui il Consiglio supremo della magistratura, Saied ha provato a rassicurare i propri interlocutori, affermando di aver preso misure straordinarie di fronte a una situazione politica in Parlamento “putrefatta”, alla crescente tensione sociale e al perdurante deterioramento del quadro economico, sanitario e sociale. Il presidente ha poi negato le accuse di colpo di Stato e ha garantito che non è sua intenzione ritornare a uno stato di repressione e dittatura. Parallelamente, in una conversazione telefonica con il Segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, Saied ha ribadito l’impegno a rispettare legittimità, diritti e libertà.

Da parte sua, il premier Mechichi, nelle prime dichiarazioni dopo essere stato estromesso, ha affermato che è pronto a trasferire i poteri alla persona che verrà incaricata da Kais Saied, nel rispetto delle leggi dello Stato. Ciò, è stato specificato dal primo ministro, mira a salvaguardare l’interesse del Paese, in un momento in cui è necessario che tutte le forze si uniscano per uscire dalla situazione di crisi in cui riversa la Tunisia, a più livelli. “Non posso essere un elemento di ostacolo o parte di un problema che complica la situazione”, ha poi affermato Mechichi, il quale si è detto dalla parte del popolo tunisino e dei suoi diritti.

Era stato lo stesso Mechichi a proporre, a gennaio scorso, un rimpasto di governo, mai accettato dal capo di Stato, che ha provocato una situazione di stallo. Il governo tecnocratico a guida Mechichi aveva ricevuto l’approvazione del Parlamento il 2 settembre 2020. Composto da personalità “indipendenti” e perlopiù sconosciute alla popolazione tunisina, come esperti, dirigenti, accademici, ed ex amministratori di società private, mirava a scongiurare ulteriori conflitti politici, come quelli che avevano causato la caduta del precedente governo, e a favorire la crescita di un’economia vacillante. Tuttavia, le problematiche non sono mancate e il Paese Nord-africano ha continuato ad assistere a una crisi politica e costituzionale che ha portato a un progressivo allontanamento tra i capi di Stato, governo e Parlamento.

Un quadro politico simile, affiancato da una perdurante crisi economica, ha alimentato il malcontento della popolazione, che lamenta altresì il concomitante peggioramento dei servizi pubblici e la cattiva gestione della pandemia di Coronavirus. La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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