I temi della visita di Macron in Polinesia: dalla Cina ai risarcimenti per i test nucleari

Pubblicato il 27 luglio 2021 alle 12:52 in Asia Francia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, sta concludendo il suo tour di 4 giorni in Polinesia. La visita, la prima del capo di Stato nell’arcipelago del Pacifico, è servita a mostrare l’impegno della Francia nella regione e il suo interesse per l’impatto dei cambiamenti climatici, le conseguenze dei test nucleari francesi sugli atolli polinesiani e il crescente dominio cinese nella regione.

Arrivato a Papeete, capitale della Polinesia francese, sabato 24 luglio, Macron è stato accolto con ghirlande di fiori e danze tahitiane. Il presidente ha iniziato il suo viaggio, sabato sera, con una visita in un ospedale della città, accompagnata dall’appello a vaccinarsi contro il coronavirus. Molti polinesiani rimangono diffidenti nei confronti dei vaccini anti-Covid, con solo il 29% degli adulti vaccinati. Il tour, tuttavia, sembra aver avuto soprattutto l’obiettivo di rafforzare la presenza geopolitica della Francia nel Pacifico. Dal 2004, la Polinesia ha uno statuto autonomo e si definisce “un Paese d’oltremare all’interno della Repubblica, governato liberamente e democraticamente, dai suoi rappresentanti”. Macron è ancora il suo capo di Stato e la visita, tanto attesa, fa parte di quello che il suo ufficio chiama il “Tour de France” del presidente, volto a riaffermare “la sua vicinanza ai territori d’oltremare”. 

L’arcipelago si sta dimostrando un’area di forte interesse strategico grazie alle risorse di cui dispone e alla collocazione all’interno del sempre più dinamico Indo-Pacifico. La zona economica esclusiva della Polinesia francese, estesa per 4,8 milioni di chilometri quadrati, possiede notevoli risorse minerarie e di pesca e le autorità stanno chiedendo il permesso delle Nazioni Unite per estendere la propria piattaforma continentale. La Francia, dal canto suo, sta cercando di “reagire all’evidente brama cinese” per le risorse del Pacifico, secondo quanto scritto da Jean-Marc Regnault, autore del recente libro intitolato “The Indo-Pacific and the New Silk Roads”. La Cina è il più grande partner commerciale dei suoi vicini del Pacifico, desiderosi di trarre profitto dal suo interesse per componenti industriali, ferro, legname, petrolio e prodotti alimentari. Tuttavia, un elemento di disturbo è il fatto che Pechino usi le sue azioni sui mercati per spingere spesso a concessioni politiche i Paesi con cui coopera. Pertanto, la Francia, così come gli Stati Uniti, il Giappone, il Regno Unito e altri governi che operano nell’Indo-Pacifico, temono che la Cina stia cercando di ottenere influenza nelle loro sfere strategiche.

Gli USA hanno già alzato la loro attenzione su quel quadrante, intensificando la loro presenza in un’ottica anti-cinese e in partnership con i loro vari alleati regionali, ma anche transatlantici. Il Regno Unito, ad esempio, che con la HMS Queen Elizabeth, l’ammiraglia della Royal Navy, transita in questi giorni davanti Singapore, dopo aver scelto l’Indo Pacifico nel suo primo dispiegamento operativo e aver annunciato una presenza permanente in Giappone. La Francia, in questa competizione, non si è fatta da parte, sfruttando la sua presenza e gli interessi nazionali nell’area. Lo scorso mese, aerei da guerra Rafale hanno volato dall’Europa alla Polinesia francese in una dimostrazione di forza che Parigi ha voluto dare nell’ottica di un dispiegamento rapido simile a quelli pensati dal Pentagono. Poco prima, un sommergibile francese aveva partecipato nel Mar Cinese alle manovre congiunte tra Stati Uniti e altri Paesi della regione.

La presenza di Parigi nella regione, tuttavia, la porta a fare i conti con un tema che rappresenta ancora una ferita per il popolo polinesiano. Si tratta dei circa tre decenni di test nucleari condotti dalla Francia nell’arcipelago, dal 1966 al 1996, e la discussione sui risarcimenti per le vittime delle radiazioni. I test, effettuati per soddisfare la volontà francese di dotarsi di armi nucleari, rimangono una fonte di profondo risentimento per la popolazione, visti come prova di atteggiamenti coloniali razzisti che hanno ignorato la vita degli isolani. “Durante questa visita, il presidente ha voluto stabilire un dialogo forte e trasparente incoraggiando diversi passi concreti, con l’apertura degli archivi di stato e il risarcimento individuale”, ha affermato un funzionario presidenziale francese, intervistato da Agence France Presse ma rimasto anonimo. All’inizio del mese, funzionari francesi hanno negato qualsiasi insabbiamento sull’esposizione alle radiazioni in una riunione con i delegati del territorio semi-autonomo guidati dal presidente della Polinesia francese, Edouard Fritch. L’incontro è avvenuto dopo che il sito web investigativo Disclose aveva riferito, a marzo, che l’impatto dei test era stato molto più ampio di quanto le autorità avessero riconosciuto, citando documenti militari francesi declassificati. Solo 63 civili polinesiani sono stati risarciti per l’esposizione alle radiazioni da quando i test sono terminati nel 1996, aveva rilevato Disclose, stimando che più di 100.000 persone potrebbero essere state colpite in totale, con leucemie, linfomi e altri tumori. Patrick Galenon, l’ex presidente della Cassa di previdenza sociale Cps del territorio, ha affermato che le donne polinesiane di età compresa tra 40 e 50 anni “hanno i più alti tassi di cancro alla tiroide al mondo” e che il fondo ha speso 670 milioni di euro per curare le malattie causate dalle radiazioni dal 1985.

I residenti della Polinesia francese sperano quindi che Macron si scusi e confermi il risarcimento per le vittime delle radiazioni. Dopo 17 test nucleari nel Sahara, la Francia trasferì nel 1966 i suoi esperimenti nella Polinesia francese, sugli atolli di Mururoa e Fangataufa, dove effettuò 193 nuovi test in trent’anni. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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